
Apriamo una piccola serie di articoli per continuare la nostra riflessione sulle tecniche illecite (o estremamente fastidiose) di promozione via internet iniziata con il caso Zappos di qualche tempo fa. È una tematica che sentiamo particolarmente vicina al nostro lavoro quotidiano: non per niente dopodomani a Roma parleremo anche di cosa non fare nei social network. Inauguriamo quindi la serie “Geni del male” con un tema fresco fresco: l’evento televisivo più importante d’Italia, in diretta ogni anno da San Remo.
Ebbene si, la grande novità dell’ennesimo Festival della Canzone Italiana non sono le canzoni o le vallette di turno. E non si è qui a parlare né di Benigni né del look delle “star”. La vera novità è che l’hashtag #sanremo si e’ imposto nella top 10 dei trend mondiali su Twitter. Con tutto quello che ci va di conseguenza.
Infatti Twitter sta purtroppo diventando terreno fertile per azioni di spam. Recentemente migliaia di utenti hanno denunciato profili che spammavano indistintamente qualsiasi profilo offrendo “free iPad”, per trascinare ovviamente su siti che proponevano un sondaggio per il quale bisognava lasciare la mail e… insomma, solita storia. E la frequenza di spamming è clamorosamente elevata, vedere per credere:

Quest’anno in concomitanza con Sanremo si è arrivati a livelli altrettanto incredibili. C’è da fare una premessa: bisogna dire che è piuttosto sorprendente il fatto che il tag #sanremo abbia raggiunto le prime posizioni nella classifica dei trend mondiali. Probabilmente con delle punte di TPS (Tweet per Second) piuttosto elevate, nei momenti cruciali. Una sorta di piccolo Superbowl. Ed è un dato che ci fa piacere: significa che dei 190 milioni di persone che condividono ogni giorno 65 milioni di micro-storie sul social network, gli utenti del Bel Paese rappresentano una percentuale significativa. Come prevedibile, gli spammer più attenti non si sono lasciati sfuggire l’occasione. Ecco infatti uno dei tantissimi tweet pescati durante la diretta dell’evento:

Ho i miei dubbi che gli internauti alzati fino alle 2 a discutere dei capelli della Tatangelo o dell’inglese della Canalis possano essere interessati agli sconti di Walmart, la più grossa catena di supermercati al mondo, presente ahimè solo nelle Americhe. Così come dubito fortemente ci sia una persona fisica dietro la foto di questa deliziosa signorina. Che puntualmente, poco dopo la diretta, appena #sanremo scende dalla vetta si rivolge alla fanbase del leader dei Radiohead.

Forse le promozioni di Betty son rivolte solo agli appassionati di buona musica? (Sono ironico, per quanto riguarda Sanremo, ndr).
Insomma, questo e’ quello che succede quando si scalzano dal trono temi come Queen Gaga, BIEBER ALERT o Steve Jobs (tristemente agli onori della cronaca al momento). È brutto rendersene conto, ma anche uno spazio ancora in forte crescita come Twitter è facile preda di chi vuole lucrare sui più ingenui. È la triste realtà dell’hashtag marketing: quando un cinguettio è troppo forte, gli avvoltoi si precipitano per approfittarne (notevole metafora avicola).
Ricordiamo un caso per certi versi molto simile, anzi peggiore, che risale a pochissimo tempo fa, già menzionato tra le nostre pagine. Peggiore in quanto qui non c’è un computer che manda centinaia di messaggi al minuto, ma si tratta di un errore umano. L’azienda di moda Kenneth Cole aveva approfittato malamente dell’enorme rumore (e del relativo hashtag #cairo, dominatore della top 10 del momento) provocato dalla vittoriosa rivolta in Egitto; il tutto per proporci quello che sicuramente si puo’ considerare il tweet piu’ sbagliato della storia.
Quei 140 caratteri sono diventati oramai leggenda: “Millions are in uproar in #Cairo. Rumor is they heard our new spring collection is now available online.” E vale la pena ricordare anche la reazione virale della rete, a dir poco fulminea. Conta infatti più di 7.400 follower (racimolati in pochissimi giorni) il canale @KennethColePR, che altro non e’ se non una presa in giro dell’insensibile iniziativa del fashion brand americano.

Le pratiche di promozione falsa, fraudolenta, a volte realmente pericolosa, appartengono per lo più a spammer o “phisher” professionisti che agiscono con programmi automatizzati. Ma spesso capita di vedere anche piccole aziende sfruttare sconsideratamente i vari @, # e RT per proporre i loro servizi e le loro offerte. Pensando probabilmente di essere diventati improvvisamente dei furbissimi esperti nel Social Media Marketing.
Invece no. Twitter è un posto dove pubblicare contenuti partecipando a conversazioni. Se la gente non vi segue non è perché avete sbagliato hashtag su cui spammare o non avete intasato abbastanza il profilo della gente che vi sembra un potenziale target. È solo perché il vostro brand, evidentemente, non ha nulla da dire.
Guido Ghedin
Tra pochi giorni giorni parleremo di altre interessanti case history riguardanti il cosa non fare nel web per conquistare il vostro pubblico. Dopo Twitter, i prossimi capitoli esploreranno altri due colossi del mondo online: Google e Facebook.

















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