
Ricordate la storia di Españistán, il romanzo spagnolo che ha visto il successo grazie ad un trailer su Youtube ed un intelligente uso di Twitter? Oggi scopriamo quella di un’altra persona che ha visto concretizzato il sogno di fare della scrittura una professione grazie ai mezzi offerti dal web. Solo che questa volta si tratta di una ragazza. E di una storia italiana.
Erica Vagliengo è una giovane giornalista pubblicista che adora lasciare tracce su internet. Da piccola si sentiva un mix tra Mary Poppins e Virginia Woolf. Ora che è diventata grande ha scritto un romanzo “Voglio scrivere per Vanity Fair” (ed.Memori), con lo pseudonimo di Emma Travet.
A questo interessante romanzo – sui giovani e sul precariato, affrontati però con una giusta dose di ironia e di distacco – Erica ha associato il progetto Emmat: un innovativo esempio di self marketing legato al romanzo, che ha come protagonista la sua alter ego e ha il web come suo outlet primario di promozione. Sul web Erica/Emma ha lanciato il romanzo, lo ha promosso (attraverso una serie di azioni di guerrilla), lo ha fatto girare e lo ha reso un piccolo fenomeno di culto.
Curiosi di sapere come ha fatto? Leggete qui sotto cosa ha risposto alle domande che le abbiamo fatto…
Il progetto Emmat è nato sulla rete: quali sono stati gli step iniziali da cui sei partita?
Gli step iniziali sono stati mossi su Myspace. Ma ti racconto, in breve, cosa è successo anche dopo. Prima che venisse pubblicato il libro (a fine novembre 2009), nell’arco di due anni e mezzo mi sono messa: su Myspace, pubblicando i primi due capitoli e tutte le foto del merchandising (spille, sticker, specchietti da borsetta e portachiavi), che ho ideato e realizzato concretamente grazie a Marta Grossi (amica di Myspace); poi ho aperto il blog su style.it (il sito di Vogue, Vanity e Glamour), e poi gli account Facebook, Friendfeed e Linkedin. Oltre al sito www.emmatravet.it.
Ho iniziato, così, prima ancora che sulla carta, a far vivere il mondo della mia protagonista, Emma Travet, postando le foto dei suoi accessori, raccontando le sue avventure su internet, e, in contemporanea, pubblicando le foto degli sticker appiccicati in giro per il mondo e le foto delle mostre ed eventi ai quali avevo partecipato. Insomma, attraverso gli amici e i conoscenti (vecchi e nuovi, alcuni conosciuti online) ho creato una sorta di “movimento” e una guerrilla legata a Emmat.
Quali sono i social che usi per interagire con i tuoi fan? In che modo differenzi i contenuti che posti?
Myspace lo tengo, ormai, come vetrina di quello che è stato, perché tutto è partito da lì. Facebook (dove ho 5000 friends) mi serve per le lettrici, amici, fan che vogliono interagire direttamente con me e vedere cosa sta combinando Emma Travet. Friendfeed è per un altro tipo di pubblico, molto diverso da fb: più geek, preparato, ma anche più difficile da acchiappare, ma è giusto che io sia anche qui, perché è veloce da aggiornare quotidianamente e mi mette in contatto con gente smanettona. Linkedin mi serve per i contatti professionali, nel campo dell’editoria e del giornalismo (che poi trasporto anche su fb).
Al momento non sono su Twitter, perché ho preferito puntare su FF. In futuro… chi lo sa? Infine, per un breve momento, sono stata anche su aSmallworld, , ma poi l’ho lasciato perdere perché non era affine al mio progetto. Oltre ai social, aggiorno spesso il mio blog (attivo dal 2007) e il mio sito (grazie al grafico Marco Riccardi) utile specialmente per i giornalisti, che possono reperire materiale per le interviste o articoli quali comunicati stampa, foto professionali, o la cronostoria del progetto Emmat.
Quali sono le tecniche che hai usato e che usi per fidelizzare i tuoi follower? E per farli interagire con te?
Su FB è molto semplice: mi cercano perché hanno letto il libro, o un’intervista su internet, o ne hanno sentito parlare da amici. Mi chiedono l’add e poi partono con le domande, oppure guardano le mie photogallery e le commentano. Su Friendfeed è più difficile, devi essere del giro. Di solito vado sulla home, sondo la situazione e scrivo messaggi veloci, a volte corredati da foto, commentando le notizie dei giornali o i messaggi degli altri. Su Linkedin, aggiorno 2-3 volte a settimana la frase del profile e cerco di rimandare al mio blog e al sito emmatravet.it.

foto: Angela Grossi (www.angelagrossi.com)
Molti aspetti legati al tuo libro – dalla copertina alla promozione fino alle campagne di guerrilla marketing – hanno avuto il web come punto di partenza. Hai anche organizzato e gestito tutto da sola: ci racconti come e perché internet è stato uno strumento fondamentale in questo tuo percorso?
Internet è lo strumento più potente e democratico che esista in questo momento. Senza il web io non avrei mai potuto ottenere i risultati che ho ottenuto. Avendo capito che – soprattutto in Italia – entrare e farsi largo nel campo dell’editoria è faccenda assai difficile (in apparenza impossibile) ho scelto di usare la rete per arginare certi ostacoli e farmi notare, di riflesso, anche nel mondo reale. E ci sono riuscita, pare.
Quali sono i limiti dell’uso della rete come strumento di self marketing? Quali gli aspetti positivi?
Nel nostro Bel Paese, alquanto anomalo, diverse persone che ho approcciato nell’editoria, specie all’inizio, apprezzavano il mio progetto ma non avevano ben chiaro perché mi stessi adoperando così tanto da sola e cosa fosse il self marketing. Gli aspetti positivi stanno nel fatto che, quando ho incontrato, invece, gente più giovane, magari operante nel campo del marketing, mi è stato riconosciuto, sostenuto e promosso il lavoro svolto.
Ritieni che i social network possano essere una valida alternativa alle piattaforme di advertising tradizionale? Perché?
Alternativa no, perché il sistema cui siamo abituati in Italia è ancora troppo fondato sui vecchi media e (nel mio caso) sulla carta stampata. Si tratta di una cosa che non reputo essere del tutto negativa, anzi. Parlerei quindi di complementarietà tra adv tradizionale e social network, l’uno non deve escludere l’altro, ma occorre che lavorino insieme. Io mi sono lanciata sulla rete, attraverso piccole e diffuse azioni di web pr e così ho guadagnato l’attenzione dei media più tradizionali (giornali, radio, tv) Ed è dunque grazie anche all’attenzione e al word of mouth generato dal loro parlare della mia case history che ho potuto farmi conoscere in modo più diffuso.
Come integri le azioni online di promozione con quelle offline?
Dopo la pubblicazione del libro, ho portato avanti una strategia di personal branding, organizzando – da sola – diverse presentazioni (Pinerolo, Torino, Milano, Roma, New York), cui ho affiancato la partecipazione ad eventi in linea con il mio progetto. Ho avuto anche la fortuna di essere invitata al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia, e all’incontro nazionale dei giovani imprenditori di Torino (CNA NEXT 2010). Oltre a ciò, ho sempre lavorato come mio ufficio stampa, procurandomi diverse interviste su giornali on line o cartacei, in radio o in tele, conoscendo giornalisti/giornaliste note.
Il mio motto potrebbe essere “Aiutati e-spera-che il Ciel ti aiuti”, oltre a “Se vuoi qualcosa, vattela a prendere”. Vorrei sottolineare, però una cosa. Io sono l’ideatrice del progetto ed ho scritto il romanzo, ma ho anche soprattutto avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso una serie di persone che hanno creduto in me e mi hanno aiutato, con le loro idee, professionalità ed entusiasmo. Quindi il “progetto Emmat” è anche un poco loro.
Quale azione di promozione web del tuo romanzo ti piacerebbe poter organizzare? Perché?
Vorrei realizzare un booktrailer. Ho già preso accordi con Francesca Bertolino, una grafica-creativa di Milano. Pensavo di tenerlo in serbo per il seguito, a cui sto lavorando. Un altro progetto in cantiere è un album di figurine legate ad Emmat, collezionabili solo solo sul web e create da un altro talento in ascesa, la fashion illustrator, Gioia Corazza. Che ovviamente ho conosciuto grazie a Facebook.
Quindi… stay tuned!
Francesca Masoero

















Molto interessante!
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