La “Primavera Messicana”: quando i Trending Topic sono il campo di battaglia



mexican spring

Se – pur avendo già sentito parlare spesso in questi giorni dei bot su Twitter – non avete ancora sentito parlare della “Primavera Messicana”, continuate pure a leggere.

Poche settimane fa, in Messico si diceva che Enrique Peña Nieto, il candidato presidenziale del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), avrebbe vinto le elezioni presidenziali senza alcun dubbio: “A meno che non succeda qualcosa di grosso,” ha dichiarato. E all’improvviso, qualcosa di enorme e esploso.

La scintilla è stata l’11 maggio, quando Enrique Peña Nieto si è presentato alla Universidad Iberoamericana, università privata situata in una delle zone più esclusive di Città del Messico. Gli studenti hanno gridato al candidato del PRI “Vigliacco” e “Assassino” – a causa della brutale repressione che Peña Nieto ha ordinato nei confronti di agricoltori e fioristi a San Salvador Atenco nel 2006, quando era governatore del Estado de Messico, stato al confine della Città del Messico (è importante ricordare che il PRI ha avuto il potere in Messico per più di 70 anni, fino al 2000, e negli ultimi 12 anni è stato al potere il partito di destra, PAN).

Il PRI ha risposto accusando la Universidad Iberoamericana di essere manipolata da un gruppo di provocatori e infiltrati e ha detto che il numero di studenti che protestavano era irrilevante. Televisa, la rete televisiva più importante del Messico e altri stampa, ha dato una versione parziale degli eventi, favorendo il punto di vista del candidato del PRI.

Successivamente, gli studenti si sono mobilizati sui social network: 131 di essi hanno risposto in prima persona, mostrando la loro carta d’identità universitaria in un video che ha attirato l’attenzione di molti altri giovani, che hanno poi creato il sito #yosoy132 (io sono lo studente 132).

Il 18 maggio, un sacco di studenti in tutto il paese si sono uniti per protestare contro Televisa, chiedendo la libertà di parola ed informazioni affidabili. Per promuovere e organizzare la protesta, gli studenti hanno creato l’hashtag #MarchaYosoy132, che è diventato in poco tempo Trending Topic mondiale, e lì è rimasto per 14 giorni.

#marchasoy132

A fine maggio migliaia di persone hanno marciato a Città del Messico – e altre importanti città del Messico – contro il candidato del PRI ed i metodi iniqui utilizzati per promuovere e proteggere Peña Nieto. È dunque esploso l’hashtag #MarchaAntiEPN, che significa marcia contro Enrique Peña Nieto. Tuttavia, dopo poche ore, questo hashtag non compariva più nei Trending Topic.

Perché? A causa di una nuova forma di attacco, che potremmo definire con la frase: “se non puoi combattere contro il tuo nemico, diventaci amico e sabotalo“.

Come funziona? Centinaia di bot vengono programmati per inviare messaggi con un hashtag (ad esempio #MarchaAntiEPN) relativo ad un messaggio o un evento indesiderato, in modo da rendere l’hashtag inutilizzabile, ed interrompere il flusso di informazioni.

Twitter Bots

Dopo il boicottaggio, gli organizzatori della #MarchaAntiEPN hanno utilizzato l’hashtag creato poco prima, #MarchaYosoy132, per gestire la protesta e condividere informazioni. Fortunatamente la protesta è stata un successo, come si può vedere in questo video registrato a Città del Messico:

In molti casi, i bot di Twitter hanno inviato messaggi per biocottare hashtag favorevoli al candidato di sinistra Andrés Manuel López Obrador, o sabotare iniziative digitali a sostegno della candidata conservatrice Josefina Vázquez Mota.

Il PRI ha dimostrato una capacità impressionante nel guidare e organizzare i propri sostenitori nei social media, ma non è altrettanto bravo a gestire le crisi – come già raccontavamo nel dicembre 2011.

Un paio di settimane fa è comparso su YouTube un video che mostra il modo in cui il partito coordina un gruppo di “troll” per promuovere la hashtag #EsMomentoDeMéxico durante il primo dibattito presidenziale, che si è svolto il 6 di maggio:

Il PRD, partito di sinistra messicano, è molto meglio posizionato su Internet: non avendo fiducia nei media tradizionali, hanno utilizzato le reti sociali più a lungo e in modo più coerente.

Sappiamo che bot sono usati in tutto il mondo, non è una novità. Negli Stati Uniti ed in altri paesi occidentali esiste un’intera industria di programmatori che vendono bot e Twitter follower, aiutando persone, politici e imprese ad aumentare il numero dei followers e la visibilità su Twitter.

Ed è evidente che il problema tocca anche l’Italia, dove negli ultimi giorni il tema delle aziende con follower finti ha tenuto banco nelle prime pagine di tutti i giornali – in merito, interessante questa riflessione sui risvolti legali di Massimo Melica.

L’uso dei bot, ovviamente, danneggia sia il mercato che la democrazia. I social media sono diventati il campo di battaglia di una nuova guerra contro la libertà di parola. Tali strategie sono state utilizzate nei regimi autoritari come la Siria, dove il presidente Bashar al-Assad ha bloccato informazione che protestava contro il regime.

Twitter spam bots sono stati utilizzati anche per soffocare le voci dissenzienti di manifestanti tibetani, ed un approccio simile è stato visto anche lo scorso anno quando i russi stavano protestando contro le politiche del Cremlino (tema già trattato qui su YDL).

Anche i politici americani non sono esenti dall’uso di bot. Newt Gingrich, candidato alla nomination presidenziale del partito repubblicano 2012, ha acquistato la maggior parte dei suoi Twitter follower. Un analisi ha dimostrato che:

  • Solo l’8% dei suoi followers fossero reali.
  • Il 76% dei followers di Gingrich non aveva meso alcuna informazione su se stessi nella sezione bio del loro profilo.
  • La maggior parte dei followers di Gingrich avevano solo un ID utente e nessun altro collegamento visibile a Internet.

PeekYou, un motore di ricerca di persone, ha effettuato un’analisi dei contendenti del Grand Old Party 2012 (includendo anche Obama) per il confronto, e questi sono i risultati:

usa politics twitter

Perché i politici usano i bots? Uno degli obiettivi principali è quello di influenzare la percezione politica degli utenti del social network, andando eventualmente ad incidere nella percezione dei media tradizionali.

Del resto, come dimostra l’iniziativa di Social Bakers per le elezioni USA 2012, il numero di fan, di follower e la viral reach dei politici sono più affidabili degli exit poll: alla fin fine si tratta di capire chi è più popolare.

E avere tanti follower è sinonimo di successo, dal momento che proietta un’immagine di forza e popolarità. Gli spam bot stanno diventando sempre più sofisticati: molti di loro hanno finte immagini profilo, false bio, e generano tweet estremamente realistici.

Per il momento, gli attivisti in Messico (e altrove) sono esposti ad attacchi di bot poiché non ci sono leggi regolarne l’uso: l’unica cosa che Twitter può fare è cancellare gli account per la violazione dei termini del servizio.

Ma qualcosa si muove: lo scorso aprile, la guerra di Twitter contro lo spam è iniziata. La società ha annunciato sul suo blog un vasto spam-bot takedown, con azioni legali contro “cinque dei fornitori di strumenti più aggressivi”. Vedremo se queste azioni funzionano.

Tornando al caso del Messico, la protesta è già stata chiamata la “Primavera Messicana”, facendo riferimento alle rivolte che hanno iniziato in Nord Africa alla fine del 2010. Gli studenti stanno dimostrando che nessuno vince le elezioni fino al giorno dello scrutinio (stampa e mainstream media in Messico hanno insistito per mesi che Peña Nieto avrebbe vinto facilmente).

24 milioni di giovani sotto i 29 anni fanno parte dell’elettorato: questo puo modificare i risultati elettorali? Recenti sondaggi hanno mostrato un calo importante di Peña Nieto nelle preferenze.

mexico protests

Ed essendo in un paese in cui milioni di persone ottengono informazioni solo dalla TV, gli studenti hanno dato vita ad un’iniziativa ancor più interessante: prendono immagini e frasi da Twitter e Facebook, le stampano e le appendono nei luoghi pubblici più trafficati, per far sapere alle fasce sociali più basse e agli anziani cosa sta succedendo nel mondo digitale.

mexico twitter

I social media influiscono nella vita reale, dunque: grazie al Movimento # YoSoy132 le due principali reti televisive del paese (Televisa e TV Azteca) hanno trasmesso il secondo dibattito dei candidati (cosa che non era successa per il primo dibattito, come ho ricordato nel mio ultimo articolo).

E attualmente, il movimento #YoSoy132 sta chiedendo un terzo dibattito e sta organizzando gruppi di osservatori durante le votazioni per garantire elezioni democratiche; #Yosoy132 chiede anche il sostegno della stampa internazionale e delle organizzazioni in tutto il mondo.

#YoSoy132 non è la primavera araba, perché sta accadendo in un contesto più democratico: nessuno sta cercando di provocare la caduta di un governo. Ma c’è chi ha già notato diverse somiglianze con i manifestanti in Medio Oriente, con il movimento 15M in Spagna, o con l’Occupy Movement negli Stati Uniti.

La gente sta lottando per una maggiore uguaglianza e vuole assicurarsi che i politici governino per tutti e non solo per se stessi. I manifestanti pensano che #YoSoy132 dovrebbe continuare anche dopo le elezioni: adesso non è più solo un movimento studentesco, ma una protesta di tutti i messicani.

Anche di quelli che, come me, vivono a migliaia di chilometri di distanza. E questo grazie ai social media.

Jessica Noguez

Potete leggere il post in lingua originale qui: The “Mexican Spring: when trending topics turn into a battlefield.



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