Own Air: intervista con Alfredo Borrelli



own air

Non è certo una novità: il web offre grandi opportunità per la distribuzione di prodotti di nicchia, ed il mercato cinematografico è di sicuro uno dei settori più propensi all’innovazione.

Ricordate il caso presentato qualche mese fa riguardante la distribuzione di un film colombiano direttamente su Facebook?

Own Air – come chiaramente spiegato sul sito - è una piattaforma online che consente di acquistare e scaricare legalmente film. Dopo aver proceduto con l’acquisto la pellicola sarà a disposizione degli utenti per 48 ore in cui potranno rivederla quante volte desiderano.

Sistemi analoghi sono diffusi ed adottati anche all’estero ma Own Air – anche per una precisa scelta di catalogo (scelta che a suo tempo premiò anche Mubi ex The Auteurs) – presenta delle interessanti caratteristiche che la distinguono dai competitor.

Abbiamo parlato della piattaforma con Alfredo Borrelli, CEO di Estrogeni e presidente di Own Air.

alfredo borrelli

– Ciao Alfredo, com’è nata l’idea di Own Air?

Come un po’ tutte le idee imprenditoriali, Own Air è un istinto prima ancora che un’esigenza. L’istinto di esprimere in maniera innovativa passione per il cinema e competenza per la comunicazione, l’esigenza di cimentarsi con canali e modalità distributive alternativi.

– Qual è il modello di business della piattaforma?

Al di là delle tre voci di income previste (al momento, abbiamo attiva solo quella relativa ai download, noleggio e vendita), il modello di Own Air è essenzialmente concettuale. Non vetrina o catalogo di titoli indistinti, di successo o meno, bensì una selezione ristretta di film (inediti ma anche editi) che trattiamo al pari di un brand. Posizionandoli, valorizzandoli, arricchendoli.

– Quanti sono gli utenti attivi e quali sono le prospettive di sviluppo previste?

Abbiamo una media di oltre 100.000 pagine viste mese, per un numero di utenti unici che si attesa sui 25.000. Si concentrano in una fascia d’età che va dai 25 ai 34 anni, con una leggera preferenza di uomini. Per far sì che abbiano senso (non solo finanziario) anche le altre due voci di entrata legate alla valorizzazione degli spazi editoriali e promozionali, stiamo lavorando al raggiungimento delle 200.000 pagine viste mese per fine 2012.

– Quali sono state eventualmente le difficoltà incontrate nello sviluppo e lancio di Own Air?

Difficoltà operative, molto limitate, nei limiti del previsto e prevedibile. I maggiori ostacoli derivano invece dal consolidato culturale di produttori e distributori cinematografici italiani, e dal comprensibile timore di affrontare le nuove tecnologie con uno dei prodotti maggiormente presi di mira da quello che definisco “the dark side of the web”. Si tratta dunque di dare fiducia ma, in tal senso, anni di consulenza quasi personalizzata ci vengono in aiuto.

– Cosa distingue la piattaforma dai competitor?

Potrebbe sembrare paradossale per una realtà che vive sull’innovazione tecnologica, ma sento di poter rispondere prodotto e servizio. Non a caso, gli ambiti in cui il fattore umano fa quotidianamente la differenza. Del resto, se vogliamo che un’attività funzioni e ci dia soddisfazioni di ogni tipo, occorre anzitutto sostenerla in prima persona. Noi abbiamo quindi deciso di sostenere il giovane cinema italiano, impegnandoci in alcune produzioni cinematografiche (che poi, in modalità esclusiva e a chiudere un cerchio imprenditoriale ideale, saranno visibili su Own Air). Infine, facendo praticamente e-commerce, siamo molto attenti al customer care, con un’assistenza personalizzata e dedicata 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

Grazie Alfredo!

E voi avete mai usato Own Air? Che suggerimenti avreste?

Emanuela Zaccone



Commenti

(1)
  1. Non ho ancora usato direttamente OwnAir (finora), ma l'ho conosciuto grazie ai ragazzi di Distribuzione Indipendente (con cui collaboro per proiettare nuovi lavori nel mio circolo UICC): un' ulteriore realtà molto solida nel campo del cinema "fuori dalle righe", a mio parere. Devo dire che l'iniziativa è molto valida, e supera quasi totalmente le difficoltà legate allo "scarico selvaggio" molto in voga non solo da noi. Un modo sostanziale per proporre anche il bistrattato cinema di genere nel nostro paese di cinepanettoni. Ciao, Salvatore

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