Politica, Twitter e Messico: una telenovela in salsa social



twitter scandalo mexico

 

Le elezioni presidenziali messicane saranno a luglio 2012. Enrique Peña Nieto è il candidato presidenziale più popolare fino ad ora: più di un milione di fan su Facebook, più di 150,000 followers su Twitter e parecchi sondaggi a suo favore. Ha però vissuto un incubo che potrebbe costargli molti voti. Oggi ci vogliono pochi secondi per mettere in difficoltà i politici, per anni una razza intoccabile: i secondi che ci mette un tweet, o un video imbarazzante, a fare il giro del Paese.

Questo perché in Messico ci sono 36 milioni di utenti Internet. Di questi, sei su dieci usano i social network. Il 70% di essi saranno potenziali elettori nel 2012. Il web partecipativo in Messico ha una potenza dirompente: poco tempo fa, ad esempio, vi ho parlato della resistenza popolar-digitale ai signori della droga.

Venendo alla nostra storia, tutto è cominciato quando Peña Nieto ha partecipato alla Fiera Internazionale del Libro a Guadalajara, assieme a importanti personaggi della letteratura (come il premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa). Il candidato ha presentato il suo libro: “Messico, la grande speranza”. Nel corso di una conferenza stampa, un giornalista spagnolo gli ha chiesto di citare tre libri che hanno segnato la sua vita personale e politica. Ed allora l’incubo è iniziato:

httpv://www.youtube.com/watch?v=prfTN-pMcAE

Il candidato (facendo tornare in mente la performance di Rick Perry menzionato in un precedente post) non è stato in grado di rispondere alla domanda, perché non è riuscito a ricordare tre titoli di libri, facendo poi una grossa confusione tra vari autori messicani (e sottolineiamo che tra i suoi 3 libri preferiti aveva già menzionato la Bibbia!). Nemmeno l’aiuto dei suoi assistenti ha evitato la figuraccia.

Questo sbaglio ha dimostrato due grosse incapacità: l’inabilità ad improvvisare, e l’impreparazione nel rispondere a una domanda così ovvia, specie in una fiera del libro. Oltre alla sua scarsa conoscenza della letteratura. Le critiche sono state immediate: iniziato tra i reporter presenti all’evento, si sono subito moltiplicate nei social network. Il video si è diffuso rapidamente, e l’hashtag #LibreriaPeñaNieto è diventato TT.

“Meno Face e più Book”. “Ha letto ‘I Dialoghi di Platone’, ma non sa chi li ha scritti”. “Non regalare il tuo voto a Peña Nieto: è meglio se gli regali un libro”. Sono alcuni dei tweet in circolazione, alcuni ripresi da dei web banner ironici della catena messicana di librerie Gandhi (foto di copertina). Il fenomeno ha generato più di 60.000 tweet, ma è stato solo l’inizio.

La figlia sedicenne del pre-candidato, Paulina Peña, ha messo più legna sul fuoco quando  ha retwittato un commento del suo fidanzato, che ha definito i critici del padre come “proletari stupidi ed invidiosi”. Il modo ideale di distruggere gran parte di un’immagine costruita (e mantenuta) per anni da esperti e consiglieri.

offensive tweet mexico

Se già in Italia sarebbe offensivo, in Messico – paese dove il divario tra le classi sociali è drammatico – fa ancora più male. La metà della popolazione, più di 52 milioni di persone, vive in povertà; il classismo e l’arroganza della classe politica privilegiata sono sempre stati un tema caldo. La reazione è inevitabile, soprattutto quando una frase simile arriva dalla figlia del candidato numero uno alla presidenza.

Vale la pena menzionare che Paulina Peña è una figura pubblica in Messico, grazie alle sue costanti apparizioni in televisione, nei tabloid o nella stampa – che pochi giorni fa l’ha nominata come una delle più belle ragazze del paese. L’immagine di famiglia perfetta, bella e vicina al popolo è stata distrutta. È diventata discriminatoria, arrogante, con poca tolleranza alle critiche, in un paese dove la democrazia è nata da pochi anni fa.

Paulina Peña e il suo ragazzo hanno cancellato il loro tweet,  ma un trending topic ancor più potente del precedente è emerso: #soyprole, che vuol dire #sonoproletario. Una rivendicazione di orgoglio che si è diffusa in tutto il pianeta. Eccolo messo in evidenza da Trendsmap:

viral tweet

Il candidato ha ovviamente chiesto scusa, dicendo di aver sempre insegnato ai suoi figli della tolleranza e il rispetto:

twitter excuses

E la figlia gli ha fatto eco, comunicando il suo pentimento ai suoi quasi 50 mila follower:

twitter politics

Ma agli elettori non bastano delle scuse. Il Messico è un paese a forte tradizione familiare, e la domanda che parte dal popolo e rimbalza nei social network è potenzialmente distruttiva per Peña Nieto: cosa accadrà ad un Messico nelle mani di una famiglia che disprezza la maggior parte della popolazione – il proletariato, gli operai, gli impiegati – a causa della loro condizione sociale?

In perfetto stile Ryanair, la compagnia aerea lowcost Volaris ha buttato benzina sul fuoco, usando il TT #ForeverProle per promuovere un’offerta rivolta proprio a quella classe media, non certo benestante ma con accesso (e voce in capitolo) su Internet:

Volaris ambush marketing

Peña Nieto registrava duemila nuovi follower al giorno; dopo lo scandalo sono aumentati di 38,000 in due giorni… e non certo come supporter! È troppo presto per dire quanto questo fiume di critiche influirà sulle elezioni dell’anno prossimo, ma di certo le scelte di milioni di “Prole” saranno determinanti.

Forse allora, finalmente, anche i politici messicani capiranno che la comunicazione nei Social Media può essere pericolosa. Come un virus, allo stesso tempo maligno (per loro) e benigno (per la democrazia).

Jessica Noguez



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