
Al 795 di Folsom Street a San Francisco, nella suite 600, hanno avuto una bella idea. Davvero geniale. Il primo novembre 2011, il sito di microblogging più famoso dell’emisfero occidentale ha deciso di lanciare Twitterstories, un blog che raccoglie spunti user generated inviati dagli utenti ai quali Twitter ha cambiato la vita. Che raccontano, appunto, di come Twitter ha cambiato la loro vita.
Si, perché Twitter ha il potere di influire nella società, nella vita vera, molto più di altri social network. E via di frasi banali: da quando il 26 marzo del 2006 Jack Dorsey scrisse il primo tweet della storia (qui sotto) ne è passata di acqua sotto i ponti…

Ci sono state guerre e rivoluzioni che l’hanno visto protagonista. Ci sono stati eventi tristi che l’hanno visto intasarsi di #rip. Ci sono stati Superbowl che l’hanno visto imporsi come il mezzo online ‘dove le cose succedono’. C’è stata l’ascesa di Lady Gaga, la rinascita di Charlie Sheen, la morte di Michael Jackson. Su Twitter si consuma la Pop Culture contemporanea, volendo.
Dalla politica all’entertainment, se non è su Twitter non è successo. È l’unico social network che, alla fine della fiera, svolge solo e soltanto la funzione di social network. Twitter può fare miracoli: può salvare la vita di un uomo che ha disperato bisogno di un rene (ecco una Twitterstory), o può aiutare migliaia di persone a sopravvivere nella guerra civile della droga in Messico (ecco una storia che dovrebbe essere Twitterstory).
Ma Twitter sa anche far male: può demolire la reputazione di un brand in un microsecondo (domandatelo a Kenneth Cole), può diventare una gogna dalla risonanza planetaria (da ultimo il caso Vasco Rossi), può distruggere la reputazione di un politico (vedi Anthony Weiner).
Twitter è a volte più reale della realtà stessa: ci si lascia trascinare, e si dà più peso a quello che si dice su Twitter di qualcosa piuttosto che alla cosa stessa (credo sia successo così ieri sera per #ServizioPubblico). Per questo a Twitter perdoniamo i promoted tweets’n'trends, per questo Twitter ci sta simpatico e Facebook meno; per questo ci fidiamo di Twitter e magari non sempre di Google. Perché è perfettamente integrato con gli eventi del mondo: non cerca di chiuderli in pagine alle quali bisogna dare un Like per entrare.

E allora veniamo alla novità: le Twitterstories sono un’idea di marketing fenomenale, una mossa di PR grandiosa. In molti ne stanno parlando ed è giusto così: è un’azienda che apre un canale semplicemente per mostrare quello che fa (come molte aziende fanno proprio su Twitter, tra l’altro). Per farsi raccontare tramite il servizio che danno. Un’idea troppo semplice per non essere considerata geniale.
Personalmente, mi ricorda un po’ questa campagna di Xerox, che considero tra le migliori degli ultimi anni: decisero di mostrare la loro qualità facendo parlare i loro clienti. Mettendosi in gioco e mettendo in gioco il loro customer portfolio, hanno trasformato un concetto semplicissimo in una campagna marketing divertentissima e di enorme successo. È per questo che trovo Twitterstories un’idea geniale, proprio a livello di marketing. Perché mostra una cosa semplice e nel modo più semplice possibile: con un blog.
Nei suoi quasi 6 anni di vita Twitter ha visto cambiare la società al ritmo di migliaia di update al secondo, dagli scatti rubati a Scarlett Johansson alla Primavera Araba. Buttati un po’ alla rinfusa nella selva di RT e #, su Twitter si trovano i dietro le quinte delle star e gli slogan dei rivoluzionari in piazza; non importa se a Londra, in Italia o in Iran; non importa se professori o analfabeti. Anche chi non ha un account su Twitter, o non sa nemmeno un social network cos’è, alla fine su Twitter è stato protagonista in questi anni, con la sua storia.
Vi invito a leggerle, queste storie di vite cambiate da Twitter. Perché sono belle, interessanti e disponibili in nove lingue. E pazienza se non c’è l’italiano. Ma sulla pagina delle Twitterstories troverete soltanto quelle più affascinanti: perché pensandoci bene, tra le storie che Twitter potrebbe raccontare ci sono storie che hanno cambiato la vita ad ognuno di noi.
Guido Ghedin
4 novembre 2011
Una volta scrissi che Facebook è emozione e Twitter la ragione. Sei d'accordo?
Mi sembra una buona definizione. Possiamo anche dire che, salvo ovvie eccezioni e considerando il giusto contesto, Twitter è l'essenziale e Facebook il superfluo?
Sebbene, "l'emozione" non sia superflua