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	<title>Young Digital Lab &#187; Mobile marketing</title>
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	<description>Una tavola rotonda dedicata alla comunicazione al tempo del social Web</description>
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		<title>Less is more: la tecnologia di cui faremmo volentieri a meno</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 09:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pezzano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile marketing]]></category>
		<category><![CDATA[app economy]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[qrcode]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più chiacchierata negli ultimi anni, la tecnologia QRCode vive da sempre di piccole grandi contraddizioni. Partiamo dal nome: &#8220;QR&#8221; sta per quick response, risposta veloce. Ora, definire &#8220;veloce&#8221; una tecnologia che impone di scaricare un programma apposito perché nella maggior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3355" title="qr code" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/qr-code.png" alt="tecnologia quick response" width="499" height="372" /></p>
<p>Sempre più chiacchierata negli ultimi anni, la tecnologia QRCode vive da sempre di piccole grandi contraddizioni. Partiamo dal nome: &#8220;QR&#8221; sta per <strong><em>quick response</em></strong>, risposta veloce. Ora, definire &#8220;veloce&#8221; una tecnologia che impone di</p>
<ol>
<li>scaricare un programma apposito perché nella maggior parte dei casi il dispositivo in uso ne è sprovvisto di default;</li>
<li>fotografare un tag sottostando a limiti sia del supporto (superficie, inclinazione, ecc.) che del dispositivo stesso (qualità della fotocamera);</li>
<li>ripetere il punto 2 in una buona percentuale di casi per insuccesso;</li>
</ol>
<p>è quantomeno un grosso complimento.<br />
<span id="more-3173"></span><br />
Il punto è che, come tutte le tecnologie importate &#8220;a forza&#8221;, la loro effettiva utilità in un nuovo contesto è tutta da verificare, e difficile da giustificare e proporre commercialmente. Il Giappone, dove il QRCode ha visto la luce negli anni 90, è tecnologicamente parlando un <strong>ecosistema a sé</strong>, anche in ambito mobile: basti pensare alla diffusione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I-mode">i-mode</a>, che dalle nostre parti si è rivelata un flop.</p>
<p>Per questo, il mobile marketing basato su messaggi promozionali codificati con un QRCode alle nostre latitudini ha sempre sofferto di fondamenta molto precarie. Il che ha imposto argomentazioni tutt&#8217;altro che inattaccabili a chi presentava l&#8217;opportunità come un treno da prendere assolutamente, o quantomeno come una delle novità rivoluzionarie per il marketing di domani.</p>
<p>La vera rivoluzione però sta nella semplificazione. Le persone chiedono una sola cosa alla tecnologia: che semplifichi la loro vita, non che la complichi con inutili passaggi per avere accesso a un&#8217;informazione o a un servizio. E nonostante negli ultimi anni ci siamo forse dimenticati di un particolare, anche gli <em>smartphone</em> sono prima di tutto <em>phone</em>. Il che li qualifica essenzialmente per una funzionalità: quella di telefonare.</p>
<p>Young Digital Lab si è era già soffermato a riflettere sull&#8217;utilizzo effettivo dei dispositivi mobile, sottolineando come <a href="http://www.youngdigitallab.com/mobile-marketing/mobile-marketing-tra-passato-e-futuro/" target="_blank">telefonate ed SMS</a> siano ancora le tecnologie che dominano questo mercato.</p>
<p><strong>1ring</strong> è una startup il cui nome dovrebbe suonare abbastanza autoesplicativo, a questo punto. Basta codici a barre, si torna ai semplici numeri di telefono: e non serve nemmeno chiamare, è sufficiente uno squillo. Dopo lo &#8220;squillino&#8221; di adolescenziale memoria eccoci arrivare, gratuitamente via sms, le istruzioni per accedere ai contenuti richiesti. E registrandosi sul sito è possibile mantenere uno storico di tutte le informazioni richieste, oltre che ricevere una notifica via mail con il link.</p>
<p>Il lancio di questo nuovo servizio, che in Italia è utilizzato da <strong>Wired</strong> sui propri magazine cartacei e da <strong>Upim</strong> nei propri negozi, mi ha fornito lo spunto per riflettere sull&#8217;approccio più adeguato alla proposta di nuovi strumenti, siano essi tecnologici o di marketing. <strong>Kinect</strong> di Microsoft ha venduto milioni di pezzi sin dai primi giorni del lancio perché ha aggiunto togliendo: via i controller, e l&#8217;esperienza di gioco si fa più coinvolgente; AppStore di Apple, grazie a un modello di compravendita semplificato, ha di fatto rivoluzionato il mercato del software dando vita alla <a href="http://www.youngdigitallab.com/mobile-marketing/app-economy-parte-1-gli-app-store-e-levoluzione-di-internet/">app economy</a> di cui si è parlato qualche tempo fa.</p>
<p>D&#8217;altro canto, esistono anche altri esempi di progetti tecnologici troppo distanti dalla realtà per risultare fruibili nel lungo periodo: il mondo virtuale di <strong>SecondLife</strong>, nonostante l&#8217;hype iniziale, è stato un&#8217;altra vittima di una complessità innecessaria e ora langue nel disinteresse diffuso (tema già affrontato <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/un-social-network-e-per-sempre-o-no/" target="_blank">qui</a>).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3358" title="razor" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/razor.png" alt="less is more" width="497" height="376" /></p>
<p>Nulla di assolutamente moderno, in realtà: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam">Occam e il suo rasoio</a> ci insegnano che, alla fine, <em>less is more</em>.</p>
<p>E voi di quali strumenti tecnologici fareste volentieri a meno?</p>
<p>Marco Pezzano</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>App Economy parte 2: Ricerca, Download e Utilizzo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Borriello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile marketing]]></category>
		<category><![CDATA[android]]></category>
		<category><![CDATA[application]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[apps]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[mobile marketing]]></category>
		<category><![CDATA[mobile web]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cuore dell&#8217;utilizzo degli smartphone sono le Apps. La qualità, la quantità e la tipologia di applicazioni disponibili possono decretare il successo o meno di uno tra molti terminali tecnologicamente quasi identici (almeno a livello hardware). Le oltre 300.000 apps [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/AppWall.jpg"><img class="size-full wp-image-2811 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/AppWall.jpg" alt="" width="490" height="307" /></a></p>
<p><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/AppWall.jpg"></a>Il cuore dell&#8217;utilizzo degli smartphone sono le <strong>Apps</strong>. La qualità, la quantità e la tipologia di applicazioni disponibili possono decretare il successo o meno di uno tra molti terminali tecnologicamente quasi identici (almeno a livello hardware). Le oltre<strong> 300.000 apps disponibili per iPhone</strong> (e iPod / iPad) rendono Apple al momento irraggiungibile dai competitor, ma Android – nonostante le grane dovute alla compatibilità tra numerosi telefoni diversi – ha dalla sua gli ovvi vantaggi derivanti da un&#8217;architettura aperta.</p>
<p><span id="more-2806"></span></p>
<div id="attachment_2924" class="wp-caption aligncenter" style="width: 518px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/apps-app-store-apple.png"><img class="size-full wp-image-2924    " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/apps-app-store-apple.png" alt="" width="508" height="456" /></a><p class="wp-caption-text">Le applicazioni dell&#39;App Store di Apple sono oltre 300.000, di cui il 67% a pagamento.</p></div>
<p>Per capire il ruolo delle Apps<strong> </strong>nel marketing di oggi è  fondamentale comprendere le <strong>3 fasi </strong>del percorso commerciale di un&#8217;applicazione:</p>
<ul>
<li>ricerca</li>
<li>download</li>
<li>utilizzo.</li>
</ul>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div id="attachment_2921" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-02-22-a-23.56.07.png"><img class="size-large wp-image-2921    " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-02-22-a-23.56.07-1024x874.png" alt="" width="540" /></a><p class="wp-caption-text">Android Market</p></div>
<p><strong>Ricerca all&#8217;interno di un App Store &#8211; </strong>Nel primo caso viene utilizzato i meccanismi piú tipici della catalogazione: di norma quello della classifica (più vendute, più recenti etc.) e quello delle categorie (giochi, tempo libero etc.) con tutte le possibili integrazioni social (rating, recensioni etc.). Quasi tutti gli <a title="App Store" href="http://www.youngdigitallab.com/mobile-marketing/app-economy-parte-1-gli-app-store-e-levoluzione-di-internet/">App Store</a> offrono un supporto di visibilità più editoriale (app della settimana, pack speciali, vetrina etc.) alle applicazioni ritenute più meritevoli.</p>
<div id="attachment_2922" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-02-22-a-23.58.13.png"><img class="size-large wp-image-2922  " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-02-22-a-23.58.13-1024x700.png" alt="" width="540" /></a><p class="wp-caption-text">App Store su iTunes</p></div>
<p><strong>Ricerca al di fuori di un App Store -</strong> Nel secondo caso &#8211; la ricerca di App dall&#8217;esterno &#8211; è invece applicabile il meccanismo delle<strong> recommendations</strong>. Che si tratti di una pubblicità, una recensione rivista, un blog o un proprio contatto su Social Network, l&#8217;utente è spinto ad effettuare il download attraverso un &#8216;suggerimento&#8217; di un terzo che fornisce il link diretto al download (magari attraverso un QR Code). Interessante a tal proposito <a href="http://www.emarketer.com/Article.aspx?R=1008241" target="_blank">la ricerca di eMarketer</a> sul trust di questi suggerimenti.</p>
<div id="attachment_2923" class="wp-caption aligncenter" style="width: 334px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/124942.gif"><img class="size-full wp-image-2923" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/124942.gif" alt="" width="324" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Le fonti online considerate dagli utenti stessi più attendibili per i suggerimenti d&#39;acquisto</p></div>
<p><strong><br />
Download</strong> &#8211; Tecnicamente il download di un&#8217;applicazione è assimilabile ad una<strong> transazione </strong>tra l&#8217;acquirente e l&#8217;app store (eventualmente di valore zero), che fa da intermediario tra utilizzatori e sviluppatori (e nella maggior parte dei casi trattiene il 30% circa del valore della transazione). Una transazione del genere puó avvenire da mobile (ed è quindi un mobile payment) oppure da computer.</p>
<div id="attachment_2925" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/apple-download-apps.png"><img class="size-full wp-image-2925  " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/apple-download-apps.png" alt="" width="540" /></a><p class="wp-caption-text">Si calcola che la stragrande maggioranza dei download di apps sia effettuato da terminali Apple (fonte: onlineitdegree.com)</p></div>
<p><strong>Download da Smartphone</strong> &#8211; Nel caso della transazione da mobile, ad ogni utente è associato un account e l&#8217;operazione di download coincide con l&#8217;installazione dell&#8217;app, che quindi puó essere subito utilizzata. Le App possono essere a pagamento oppure gratuite, ma soprattutto possono offrire delle transazioni esclusivamente pensate per essere effettuate dal device mobile. È il caso delle <strong>applicazioni freemium</strong>, che sono scaricabili gratuitamente ma offrono delle funzionalità aggiuntive a fronte del pagamento di una somma di denaro. Tale pagamento è di solito all&#8217;interno dell&#8217;applicazione stessa, attraverso la modalità dell&#8217;<strong>in-app purchase</strong>. È una modalità di pagamento molto gradita dagli utenti e che recentemente ha causato qualche episodio clamoroso, come nel caso di un&#8217;applicazione relativa al gioco <a href="http://www.macitynet.it/macity/articolo/Carte-di-credito-prosciugate-su-App-Store-i-Puffi-sono-nei-guai/aA49361" target="_blank">dei Puffi</a>, rivelatasi una trappola per far spendere migliaia di dollari ai bambini che ci giocano.</p>
<div id="attachment_2926" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/170211-smurf-1.jpg"><img class="size-full wp-image-2926  " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/170211-smurf-1.jpg" alt="" width="540" /></a><p class="wp-caption-text">Una bambina americana di 8 anni ha speso $1400 in add-on per il gioco Smurf&#39;s Village della Capcom, scaricabile gratuitamente dall&#39;App Store</p></div>
<p>La modalità di transazione implementata più di recente è quella <strong>subscription-based</strong>: l&#8217;utente si abbona ad un contenuto accessibile dall&#8217;applicazione (solitamente riviste o quotidiani) per un periodo definito, ad un costo fisso. Tale abbonamento puó essere anche ricorrente (cioè si autorinnova). Il caso più eclatante è stato quello di <strong>The Daily</strong> &#8211; il quotidiano solo per iPad lanciato con grande clamore circa 1 mese fa &#8211; con il quale Apple ha lanciato la funzionalità dei pagamenti subscription based sul proprio <a title="App Store" href="http://www.youngdigitallab.com/mobile-marketing/app-economy-parte-1-gli-app-store-e-levoluzione-di-internet/">App Store</a>. È evidente che tale pagamento è applicabile quasi esclusivamente alle applicazioni di contenuto informativo, ma non è da escludere uno sviluppo di tale forma di pagamento anche per applicazioni di utilità (ad esempio le info sul traffico del <strong>TomTom</strong>) oppure di contenuto ludico (sul modello di <strong>World of Warcraft</strong>).</p>
<div id="attachment_2927" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/daily.jpg"><img class="size-full wp-image-2927  " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/daily.jpg" alt="" width="540" /></a><p class="wp-caption-text">The Daily: la prima applicazione su App Store ad essere acquistabile in modalità &#39;abbonamento&#39;</p></div>
<p><strong>Download da PC &#8211; </strong>Nel secondo caso dopo il download è necessaria la sincronizzazione con il device. Tecnicamente il download di app da computer puó avvenire al di fuori di un App Store e quindi oltre ad essere meno tracciabile è potenzialmente rischioso per chi fa della vendita di apps una fonte di business. Per questo è immaginabile il proliferare delle apps freemium o con un pagamento in-app, magari subscription based.<strong> </strong></p>
<p><strong><br />
Utilizzo</strong> &#8211; La fase commercialmente cruciale di ogni app è l&#8217;utilizzo da parte degli utenti. Un utente soddisfatto si sa, vale mille pubblicità, soprattutto nell&#8217;era del <a href="http://www.youngdigitallab.com">Social Web</a>. Gli<strong> App Stores</strong> non fanno eccezione: ogni utente puó <strong>consigliare, votare e recensire le app </strong>che utilizza. Diviene in tal modo esso stesso promotore (sull&#8217;App store ma anche attraverso il proprio blog o su un Social Network) &#8211; o detrattore &#8211; delle app installate sul proprio device.</p>
<div id="attachment_2930" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-02-23-a-00.18.15.png"><img class="size-full wp-image-2930  " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2011-02-23-a-00.18.15.png" alt="" width="540" /></a><p class="wp-caption-text">Game Center è un app totalmente dedicata al social gaming</p></div>
<p>Applicazioni che ogni utente può utilizzare sostanzialmente in 3 modi:</p>
<ul>
<li><em><strong>Standalone App</strong></em><strong>:</strong> l&#8217;applicazione non è connessa e viene utilizzata a prescindere dal collegamento internet. Molti giochi funzionano in questa modalità.</li>
<li><em><strong>Connected App</strong></em><strong>: </strong>l&#8217;applicazione è connessa alla rete e importa dati da un server esterno per completare le sue funzionalità. Ad esempio le app sul meteo, che importano i dati sempre aggiornati sulla situazione meteorologica attuale.</li>
<li><em><strong>Social App</strong></em><strong>:</strong> l&#8217;applicazione è connessa e s&#8217;interfaccia con un social network esterno o interno all&#8217;app. Ad esempio l&#8217;applicazione <a href="http://itunes.apple.com/it/app/twitter/id333903271?mt=8" target="_blank">Twitter</a>, che integra le funzionalità del network di microblogging. Oppure <a href="http://www.apple.com/it/ipodtouch/features/game-center.html">Game Center</a>, che crea una sorta di social network che riunisce tutti coloro che giocano su iPhone e iPad.</li>
</ul>
<p>L&#8217;evoluzione dell&#8217;universo delle Apps è rapida, e segue dinamiche rintracciabili in altri contesti tecnologici. Come succede per i social networks, infatti, il trend del momento sembra essere l&#8217;integrazione dei due mondi <strong>digital+offline</strong> attraverso le applicazioni. E vengono sfruttati tutti i mezzi che il mondo attuale ci mette a disposizione: dai QR Code al pagamento contactless, con tecnologia NFC (con tag RFid). Ma ne parleremo meglio la prossima volta.</p>
<p>Pasquale Borriello</p>
<p><em>Quali sviluppi futuri per le Apps? </em><em>Lo vedremo nell&#8217;ultimo post di approfondimento sull&#8217;App Economy, tra qualche giorno su Young Digital Lab.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>App Economy parte 1: gli App Store e l&#039;evoluzione di Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 09:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Borriello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto cominciò il 10 luglio 2008, quando Apple lanciò l&#8217;App Store per l&#8217;iPhone. Da allora sono state scaricate oltre 10 miliardi di Apps sui terminali della mela. Attualmente sono disponibili oltre 300.000 applicazioni tra gratuite e a pagamento. Ormai tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-2567" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/apps-store1.png" alt="apps economy" width="507" height="310" /></strong><strong> </strong></p>
<p>Tutto cominciò il 10 luglio 2008, quando Apple lanciò l&#8217;<strong>App Store</strong> per l&#8217;iPhone. Da allora sono state scaricate oltre 10 miliardi di Apps sui terminali della mela. Attualmente sono disponibili oltre <strong>300.000 applicazioni </strong>tra gratuite e a pagamento. Ormai tutti i principali player del mercato degli smartphone hanno lanciato la propria versione di App Store, da Google a Microsoft, passando per RIM, Nokia e Palm/HP. Anche gli operatori telefonici hanno lanciato i propri App Store, primo per importanza <a href="http://360.vodafone.it/" target="_blank">Vodafone 360</a>.</p>
<p><span id="more-2561"></span></p>
<p>Come pioniere del mercato, Apple ha addirittura provato a registrare il marchio App Store, con più di un grattacapo visto che la stessa<a href="http://arikjohnson.posterous.com/apple-microsoft-go-to-battle-over-app-store-t" target="_blank"> Microsoft</a> ha rilevato come &#8216;App Store&#8217; sia ormai un termine comune per indicare gli store online di acquisto software per Smartphone, Tablet e non solo. L&#8217;ultima frontiera è ovviamente l&#8217;App Store per Computer: ancora una volta Apple ha anticipato quasi tutti (il <a href="http://www.pasqualeborriello.com/mac-app-store-la-mia-top-5/" target="_blank">Mac App Store</a> è stato lanciato il 6 gennaio di quest&#8217;anno). Gli App Store, con l&#8217;approdo sui Personal Computer, si preparano a rivoluzionare il mercato del software tout-court. Dopo aver già rivoluzionato l&#8217;Internet Mobile<strong>.</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2577" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/mac-app-store-apple.png" alt="mac app store apple" width="516" height="341" /></p>
<p>La <strong>rivoluzione</strong> degli App Store ha avuto un impatto enorme sulla fruizione dell&#8217;Internet Mobile. Tutto si è basato sul fatto che una funzionalità tecnologica di uno strumento (la possibilità di installare apps in modo semplice) ha influito sulla percezione che gli utenti hanno di quello strumento. Uno smartphone collegato ad Internet grazie alle app diventa qualcos&#8217;altro. Da strumento tecnologico banalmente definito dalle features a<strong> strumento interconnesso </strong>e<strong> illimitatamente personalizzabile </strong>in base ai gusti dell&#8217;utente. Ma perché tanto successo? Perché si è scoperto che l&#8217;Internet Mobile è l&#8217;Internet delle Apps. È più comodo aprire l&#8217;app di Facebook piuttosto che digitare l&#8217;indirizzo. Così come l&#8217;applicazione dell&#8217;Email o quella di Twitter sono più rapide e facili da usare delle loro controparti web, soprattutto su uno schermo di pochi centimetri. È quello che avviene da sempre sui personal computer e che curiosamente il web 2.0 aveva rovesciato (tutte le applicazioni erano diventate web-based dall&#8217;editor di testi a <a href="http://www.photoshop.com/" target="_blank">Photoshop</a>). Gli utenti hanno scoperto che grazie alle App il proprio smartphone può diventare qualcosa in più rispetto a un semplice e costoso telefonino evoluto.</p>
<p>Lo smartphone con le app diventa<strong> Mobile Computer:</strong> un terminale mobile pienamente personalizzabile come solo un computer poteva essere fino a (relativamente) poco tempo fa. Uno strumento plenipotenziale definito dal software caricato, piuttosto che dalle caratteristiche tecniche. Del resto, uno smartphone senza apps è soltanto un telefono con qualche funzione in più, ma con le apps diventa un mobile computer vero e proprio: personale, espandibile e customizzabile. Le potenzialità perché diventi un vero computer portatile dipendono soltanto dalle specifiche tecniche (dimensione dello schermo, memoria, processore etc.). In sostanza è solo questione di tempo.</p>
<p>Lo smartphone con le app diventa un<strong> Gadget multifunzione</strong>: per definizione gli smartphone con le app possono fare quasi qualunque cosa per cui sia stata sviluppata un&#8217;app (per tutto c&#8217;è un app, recitava <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YR_sBEC2kc8%5D" target="_blank">uno spot Apple del 2008</a>). Il bello è che uno smartphone con le app può diventare uno strumento per fare qualcosa che nemmeno l&#8217;utente poteva immaginare prima di scoprire l&#8217;app dedicata. Io per esempio ho scoperto che l&#8217;iPhone può diventare un ottimo misuratore del battito cardiaco (guardate <a href="http://itunes.apple.com/it/app/instant-heart-rate-measure/id395042892?mt=8" target="_blank">qui</a>).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2570" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/smartphone-apps-iphone.jpg" alt="iphone apps" width="507" height="304" /></p>
<p>Lo smartphone con le app diventa un<strong> Portafoglio elettronico</strong>: perché permette di acquistare contenuti e conserva quelli che abbiamo. Uno smartphone app-capable è il portafoglio perfetto: l&#8217;acquisto è immediato (basta un click), poco costoso (la media del costo di un&#8217;applicazione sull&#8217;App Store di Apple è meno di $3) e i contenuti acquistati non si possono perdere perché legati all&#8217;account utente, che è personale. Un sistema perfetto che si applicherebbe bene anche ad alcuni beni materiali del mondo reale (giornali, riviste in primis).</p>
<p>In questo nuovo scenario le regole del gioco non sono più quelle del mercato del software anni &#8217;90, ma sono quelle dell&#8217;<strong>App Economy</strong>: tutto è immediato, gratuito o poco costoso e ultrapersonalizzabile. Quello che ci serve fè in qualche App, che posso trovare facilmente e scaricare subito dalla Rete. Ovviamente possiamo anche recensire le applicazioni direttamente su App Store, votarle e consigliarle (o regalarle) ai nostri amici. È il miracolo dell&#8217;acquisto in punta di dito con in più tutte le caratteristiche del Social Web: la rivoluzione è compiuta.</p>
<p><strong>Trend e sviluppi futuri degli App Store</strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-2571" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/app-stores.png" alt="application stores" width="517" height="125" /></strong></p>
<p>Il trend più ovvio sarà quello di un aumento dell&#8217;offerta disponibile (in un primo momento) e di una convergenza dei player su piattaforma condivise (in un secondo momento, vedi Palm/HP oppure i terminali Android). Non è facile prevedere quali saranno gli sviluppi di ogni singolo App Store. È molto probabile che per un bel pezzo vedremo sopravvivere un&#8217;ampia pluralità di offerte, almeno finché non sarà possibile realizzare le App con qualche tecnologia comune e totalmente basata sul web (HTML5?). In quest&#8217;ottica è interessante monitorare quanto Google sta facendo con il <a href="https://chrome.google.com/webstore" target="_blank">Chrome Web Store</a> e con recentissimo <a href="http://market.android.com/">Android Market Web</a> che prevedono l&#8217;acquisto via browser. Una meccanica applicabile almeno in teoria a qualunque terminale abbia un browser web – e quindi in ultima analisi a tutti gli smartphone. Staremo a vedere!</p>
<p><em>L&#8217;analisi sulla App Economy prosegue nei prossimi giorni con la parte 2 (Apps gratuite, freemium, a pagamento o subscription based?) e la parte 3 (Apps come legame tra mondo digitale e mondo fisico, dalla realtà aumentata al pagamento contactless).</em></p>
<p>Pasquale Borriello<em><br />
</em></p>
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		<title>Mobile marketing tra passato e futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 10:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile marketing]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[web mobile]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad un pubblico devoto all&#8217;innovazione ed al mondo di internet, questo articolo potrà essere visto come provocatorio&#8230; per questo vi invitiamo a dire la vostra! Vi proponiamo una serie di riflessioni fatte dopo una passeggiata in giro per il web. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1845" title="sms mobile" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/sms-mobile.png" alt="sms mobile iphone" width="449" height="317" /></p>
<p>Ad un pubblico devoto all&#8217;innovazione ed al mondo di internet, questo articolo potrà essere visto come provocatorio&#8230; per questo vi invitiamo a dire la vostra!</p>
<p><span id="more-1844"></span></p>
<p>Vi proponiamo una serie di riflessioni fatte dopo una passeggiata in giro per il web. Tra statistiche, previsioni di Mashable, numeri e qualche video divertente (che troverete alla fine), ecco un&#8217;analisi di un fenomeno tutt&#8217;altro che nuovo, ma sicuramente visto con un po&#8217; di indifferenza, ultimamente. Come se fosse l&#8217;amico fuori moda che ci mette in imbarazzo, o un videoregistratore in vendita a 5 euro, dato che siamo nell&#8217;era del blu-ray. Eccovi il mondo dell&#8217;SMS analizzato sotto 3 aspetti principali: il consumo, l&#8217;advertising ed il fattore &#8220;cool&#8221;.</p>
<p><strong>1) Il consumo </strong><strong> </strong></p>
<p>Il  rapporto dell’ <a href="http://www.itu.int/en/pages/default.aspx" target="_blank">ITU</a> (International Telecommunication Union, che fa capo all&#8217;ONU) ha pubblicato un report che lascia piuttosto esterrefatti: ogni secondo, nel nostro pianeta, vengono inviati 200 mila short messages, con Stati Uniti e Filippine che guidano la classifica dei messaggiatori più accaniti. Non solo: il traffico è stato monitorato per tre anni, arrivando a stabilire che la crescita dell&#8217;SMS è spaventosa: se nel 2007 furono spediti 1.800 miliardi di sms, nel 2010 il numero è cresciuto a dismisura sfondando i 6 mila miliardi. La cosa ancor più sorprendente è quello che le compagnie telefoniche possono guadagnarci: 10 mila euro al secondo. Dal rapporto si evince anche che il numero degli utenti Internet sorpassera’ 2 miliardi, ossia un terzo della popolazione mondiale.</p>
<p>E due articoli pubblicati da Mashable sembrano avvalorare ancor di più la tesi: il primo riguarda<a href="http://mashable.com/2010/08/19/mobile-advertising-trends/" target="_blank"> i 5 trend del mercato mobile</a>, mettendo come primo punto &#8220;Continued importance of SMS&#8221;, il secondo uno studio relativo al <a href="http://mashable.com/2010/07/27/foursquare-marketing-study/" target="_blank">consumo di location-based application</a>, dove si sottolinea che solo il 4% degli adulti negli States fa uso di tecnologie come Foursquare o Gowalla, contro l&#8217;oltre 65% di persone che utilizzano frequentemente SMS.</p>
<p><strong>2) L&#8217;advertising </strong></p>
<p>Leggendo i dati pubblicati da <a href="http://www.comscore.com/Products_Services/Product_Index/MobiLens" target="_blank">comScore/Mobilens</a>, si potrebbe dichiarare che in Europa l&#8217;SMS è realmente un medium pubblicitario da tenere in considerazione. Perlomeno in Regno Unito, Italia, Germania, Francia e Spagna: l&#8217;SMS advertising ha raggiunto ormai un target di oltre 100 milioni di utenti. Il 44% dei servizi pubblicitari via mobile riguardano text messages.</p>
<p>Ad oggi, il marketing via telefonino è ancora giovane: la <a href="http://mmaglobal.com/main" target="_blank">Mobile Marketing Association</a> (MMA) sostiene che appena il 4%  dei budget pubblicitari è rappresentato da questo canale, più o meno come le risorse destinate alle fiere di settore.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1897" title="mobile-messaggio-cellulare" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/mobile-messaggio-cellulare1.png" alt="mobile-messaggio-cellulare" width="400" height="267" /></p>
<p>Forse anche per questo l&#8217;SMS sembra essere attraente: costa poco, spesso è un canale opt-in (ossia il conumatore deve iscriversi per ricevere informazioni) e ha un grande engagement, grazie all&#8217;interazione one-to-one. Inoltre, un semplice messaggio, pur &#8220;pesando&#8221; poco, può direzionare verso link, video e altro tipo di materiale RichMedia, svolgendo quasi la funzione di &#8220;imbuto&#8221; per la comunicazione di un&#8217;azienda.</p>
<p>Si sa, una campagna via messaggi viene generalmente vista come noiosa ed intrusiva; io stesso, personalmente, non trovo piacevoli questo tipo di azioni. Va anche detto, però, che circa il 90% dei text messages sono letti entro 3 minuti, e non è una cosa da poco. E pensiamoci bene: pressoché il 100% degli SMS viene letto, a meno che non vi siano problemi nell&#8217;invio o ricezione. Ciò rende questo mezzo irraggiungibile dal punto di vista della visibilità di un qualsiasi messaggio.</p>
<p>Può venirci in aiuto questo articolo su <a href="http://www.mobilemarketingwatch.com/multi-mobile-campaign-for-lionsgates-for-colored-girls-launches-10607/" target="_blank">Mobile Marketing Watch</a>, relativo alla campagna promozionale del film For Colored Girls. La casa di produzione Lionsgate si è appoggiata all&#8217;agenzia <a href="http://www.ninjamarketing.it/adserver.php?u=http://www.augme.com/" target="_blank">Augme</a> di New York per sviluppare un poster con inserito un 2D barcode che permetteva agli smartphones di accedere al sito, scaricando materiale ed interagendo con il plot del film. Ma la notizia è questa: nei poster c&#8217;era anche l’invito a mandare SMS contenenti la keyword COLORS, per ottenere gli stessi contenuti ed un link al sito. Questo dimostra come i pubblicitari, nonostante sperimentino tecniche nuove come i barcode, non possono rinunciare al proporre contenuti &#8220;SMS-friendly&#8221;, specie quando il target è molto vasto e variegato, come nel caso dell&#8217;entertainment hollywoodiano.</p>
<p><strong>3) Il fattore &#8220;cool&#8221;</strong></p>
<p>Per quanto il futuro vada verso un telefono sempre più connesso (trainato dal web-mobile di Google o dall&#8217;universo delle app di Apple), la realtà attuale è fatta perlopiù di chiamate ed SMS. Ovviamente le cose cambieranno, ma per ora, a mio avviso, sono sagge le parole di Jack Philbin, co-founder e presidente della mobile company di Chicago <a href="http://www.vibes.com/" target="_blank">Vibes Media</a>: “Gli SMS non hanno di certo il fascino delle nuove applicazioni, ma funzionano perché hanno tutto ciò che un marketer vuole: un dialogo one-to-one con il consumatore.&#8221;</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi, quindi, l&#8217;SMS non è di certo &#8220;cool&#8221;, non ha quel fascino &#8220;hip&#8221; che aveva sul finire degli anni &#8217;90. Ma se vogliamo sentire un amico per organizzare la partita di calcetto ed avere una risposta immediata, ancora oggi probabilmente un SMS è il medium ideale.</p>
<p>Cambiando argomento, ma restando in qualche modo sul &#8220;non è oro tutto ciò che è cool&#8221;, maestri nell&#8217;arte di vendere come immediato un futuro che forse è in realtà un po&#8217; più lontano sono sicuramente i produttori dei gioiellini Apple. Ma anche qui qualcosa sta cambiando, e dall&#8217;America arriva un attacco frontale che fa discutere moltissimo. Questa serie di commercial della compagnia telefonica di origini tedesche <a href="http://www.t-mobile.com/" target="_blank">T-Mobile</a> attaca frontalmente l&#8217;iPhone 4, in quanto per anni l&#8217;azienda di Cupertino si è portata addosso il fardello dell&#8217;obbligo di contratto con AT&amp;T. Che è notoriamente più costosa e offre minor &#8220;copertura&#8221; rispetto ai molti nuovi competitor nel mercato.</p>
<p>Se siete arrivati alla fine dell&#8217;articolo, quindi, dopo tutti sti numeri vi meritate qualche minuto di relax e risate assicurate con questi spot, dall&#8217;esecuzione magistrale.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=M7l6sWZj6pc">http://www.youtube.com/watch?v=M7l6sWZj6pc</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=SKG4B7wFJUo">http://www.youtube.com/watch?v=SKG4B7wFJUo</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3KmfXupi9cg">http://www.youtube.com/watch?v=3KmfXupi9cg</a></p>
</p>
<p>Sappiamo molto bene che il futuro è internet; che le apps, i servizi location based, il web-mobile, e chi più ne ha più ne metta, sono delle sfide che vanno portate avanti e che possono avere un&#8217;influenza positiva sulla società (come sosteniamo <a href="http://www.youngdigitallab.com/location-based-services/location-based-services-per-sensibilizzare-al-voto/" target="_blank">qui</a>). Va ricordato, però, che è fondamentale rimanere con i piedi per terra: e per un buon marketer, è sempre importante sapere su che terreno si muove il proprio target.</p>
<p>Guido Ghedin</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il marketing dell’ascolto si allarga al mobile web</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Zarantonello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile marketing]]></category>
		<category><![CDATA[marketing dell'ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[mobile web]]></category>
		<category><![CDATA[social media monitoring]]></category>

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		<description><![CDATA[La popolarità dei social network e, più in generale, dei social media ormai non si può più mettere in discussione, nemmeno in Italia dove il fenomeno Facebook in un poco più di una anno ha ridotto il gap precedente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->La popolarità dei social network e, più in generale, dei social media ormai non si può più mettere in discussione, nemmeno in Italia dove il fenomeno Facebook in un poco più di una anno ha ridotto il gap precedente con gli altri paesi.</p>
<p>C’è però già un mondo nuovo che avanza e integra quanto già siamo abituati a vivere tutti i giorni sul computer: è il mobile web, sempre più trainato nel suo sviluppo dai social media.</p>
<p>Si sta infatti affermando con forza il successo di questi ultimi siti in versione mobile: secondo le stime di una ricerca di Informa per Buongiorno in Europa si passerà dai 26,7 milioni di utilizzatori del 2008 a circa 134 milioni di utenti nel 2012.</p>
<p>In altri termini, considerando il numero di coloro che possiedono un cellulare, uno su cinque utilizzerà sul device un social media.</p>
<p>Un’altra ricerca di ComScore parla di una crescita nel 2008 del 152% medio in Europa occidentale, con un tasso di penetrazione sugli utenti complessivi di telefonia del 5,4%.</p>
<p>Perché tanto successo?<br />
<span id="more-253"></span><br />
Il <a href="http://www.youngdigitallab.net/mobile-marketing/the-marketing-of-listening-spreads-to-the-mobile-web-2/" target="_blank">mobile web</a> sicuramente ha dei vantaggi, enfatizzati nel caso dei siti 2.0:</p>
<p><strong>1) Disponibilità</strong> (in qualsiasi posto e in qualsiasi momento)</p>
<p><strong>2) Posizione specifica</strong> (mi trovo in un luogo sempre diverso e localizzabile da me e dai miei amici)</p>
<p>3) Consente di impegnarsi in <strong>attività interstiziali</strong> (si usa in momenti in cui non penseresti mai di aprire il computer).</p>
<p>I social network infine sono un modo di<strong> sviluppare e governare relazioni</strong> e rappresentano un’estensione della nostra personalità, proprio come i cellulari.</p>
<p>Ecco dunque perché questo tipo di siti sono <strong>ideali per il mobile web:</strong> <strong>esprimono noi stessi</strong> e ci consentono di mantenere <strong>relazioni ovunque noi siamo</strong>, anche <strong>nei ritagli di tempo.</strong></p>
<p>Certo in questa evoluzione  ci sono ancora degli ostacoli, come i pericoli per la privacy legati alla localizzazione del device, le piattaforme proprietarie e le tariffe di navigazione alte, tuttavia i social network sembrano sicuramente destinati ad alimentare la diffusione della navigazione in mobilità.</p>
<p>Si tratta dunque di una naturale estensione multicanale del marketing dell’ascolto che le aziende più illuminate devono iniziare a considerare fin da subito.</p>
<p>Gianluigi Zarantonello</p>
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