Facebook Collections: dalle immagini al business



Facebook Collections

La notizia è di ieri. E per molti, non è stata di certo una sorpresa.

Facebook ha lanciato “Collections”, una feature – per ora disponibile solo per pochi partner, in pieno stile Facebook-beta – che consentirebbe agli utenti di esprimere le proprie preferenze sulle foto pubblicate dalle varie fan page e, ovviamente, raffiguranti prodotti del brand.

Al momento – secondo quanto riportato da AllFacebook.com (da cui sono tratte anche le immagini di questo post) – tra i partner figurerebbero: Pottery Barn, Wayfair, Victoria’s Secret, Michael Kors, Neiman Marcus, Smith Optics, e Fab.com (quest’ultimo è anche uno dei più grandi investitori in Facebook advertising).

Facebook

Con Collections, ogni utente può compiere tre tipologie di azione:

  • Want
  • Collect
  • Buy

A livello concettuale, ricorda un po’ gli sharing button WANT, LOVE e OWN presenti nell’e-commerce di TOMS shoes, del quale abbiamo parlato qualche giorno fa. Ricordate? 

TOMS 

Nel caso di Collections, gli oggetti possono essere aggiunti alla wishlist degli utenti ed acquistati a partire dai link presenti su Facebook (attenzione: NON direttamente all’interno della piattaforma).

Formalmente, si tratta di una sorta di potenziamento degli album di foto utilizzati dai brand per mettere in mostra i propri prodotti; in realtà però sembra un tentativo – non a caso successivo di poche settimane al ritorno di fiamma dei gifts (ve li ricordate? Io ricordo benissimo che venivano venduti anche i singoli elementi virtuali sponsorizzati dei film ad esempio) – di aprirsi a nuove opportunità di business (come evidenziato da VentureBeat), alla ricerca di un modello che nel caso di Facebook sembra fare acqua da varie parti (con conseguente effetto sull’andamento del titolo in borsa).

Il pensiero però corre veloce anche all’acquisizione di Instagram e a quell’immediata approvazione di Pinterest come featured app nelle allora seminuove timeline.

Pinterest ha dimostrato da subito un notevole potenziale come vetrina, oltre che un ottimo canale per dare visibilità ai brand e infatti si è subito ipotizzato un suo uso in ottica e-commerce.

Instagram, d’altra parte, è una miniera commercialmente non sfruttata di preferenze e buzz spontaneo innescato dagli utenti verso il brand.

Collections

Cosa accadrebbe se le tre cose dialogassero insieme?

Logica vorrebbe che l’estetica delle Collections – così vicina per certi aspetti a quella di Pinterest – porti Facebook ad acquisire Pinterest e ad inglobarlo all’interno della piattaforma.

D’altra parte Instagram potrebbe essere sfruttato in almeno due modi: per la profilazione e l’offerta di advertising mirato (e quindi anche per l’adv legato alle collections) e come canale su cui innestare le attività dei brand.

Mi spiego meglio: sarebbe utile tracciare le mention che gli utenti fanno ai brand nelle descrizioni delle foto che pubblicano su Instagram o – ma qui capisco che sarebbe necessaria una revisione manuale (magari in crowdsourcing con mechanical turk?) – rivedere contenuto per contenuto se il “soggetto principale” (concetto sfuggevole lo so, andrebbe appunto compreso bene come agire) è relativo ad un brand (insomma io fotografo di continuo le mie Converse ad esempio).

A quel punto si aprirebbero una serie di potenzialità:

  • Quando gli utenti sono su Facebook sarebbe possibile offrire advertising mirato sule Collections;
  • Se gli utenti non sono ancora fan del brand su Facebook sarebbe possibile effettuare dell’apposito advertising;
  • L’informazione sarebbe rivendibile ai brand che potrebbero eventualmente creare delle campagne pubblicitarie e dei contest ad hoc che integrino Instagram e Facebook.

Di certo, l’Open Graph regna e le Collection si inseriscono nel più ampio piano di azioni personalizzate (e relativi buttons) già annunciati nel 2011.

Resta da capire con che tempi e secondo quali sviluppi (ed in abbinamento a che piani commerciali) sarà rilasciata la nuova funzione.

Nel frattempo, Facebook continua a cercare una via verso la monetizzazione.

Emanuela Zaccone



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