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	<title>Young Digital Lab</title>
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	<description>Una tavola rotonda dedicata alla comunicazione al tempo del social Web</description>
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		<title>Social media e formazione: alcuni strumenti social per l&#8217;apprendimento</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 10:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Sferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’immaginario collettivo il Social Networking è spesso visto come pura e semplice attività ludico-ricreativa o che abbia come unico scopo quello di mantenere contatti e relazioni. È chiaro ormai come – in realtà – tali dinamiche possano essere utili per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fformazione%2Fsocial-media-e-formazione-alcuni-strumenti-social-per-lapprendimento%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p>Nell’immaginario collettivo il Social Networking è spesso visto come pura e semplice attività ludico-ricreativa o che abbia come unico scopo quello di mantenere contatti e relazioni. È chiaro ormai come – in realtà – tali dinamiche possano essere utili per le aziende, per la loro immagine e per nuovi piani di social media marketing. Ma è possibile che i social network siano utilizzabili anche per generare apprendimento? O per essere applicati in contesti scolastici o formativi?<span id="more-1311"></span></p>
<p>La risposta sembra essere affermativa se si considerano i risultati emersi da una recente ricerca condotta dal nostro <a href="http://www.youngdigitallab.com/formazione/imparare-con-i-social-network-una-sfida-per-le-imprese-di-domani-e-di-oggi/" target="_blank">Stefano Besana</a> presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 2009) effettuata su 320 soggetti frequentatori di reti sociali che ha evidenziato la possibilità di impiegare tali piattaforme come strumenti adatti per l’apprendimento, soprattutto valorizzando gli aspetti di condivisone e co-creazione.</p>
<div id="__ss_3570365" style="width: 425px;"><strong><a title="Social Network e Apprendimento - Convegno SIREM" href="http://www.slideshare.net/stefanobesana/social-network-e-apprendimento-convegno-sirem">Social Network e Apprendimento &#8211; Convegno SIREM</a></strong><object id="__sse3570365" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=snseapprendimento-sirem-100327054208-phpapp02&amp;stripped_title=social-network-e-apprendimento-convegno-sirem" /><param name="name" value="__sse3570365" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse3570365" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=snseapprendimento-sirem-100327054208-phpapp02&amp;stripped_title=social-network-e-apprendimento-convegno-sirem" name="__sse3570365" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/stefanobesana">Stefano Besana</a>.</div>
</div>
<p>Le piattaforme tradizionali sono ormai obsolete per un’erogazione della formazione ad un pubblico di nativi digitali. I media sociali, collocati in ambienti aziendali o accademico/educativi, con le opportune modifiche, possono dunque risultare un utile vantaggio per la didattica e per il knowledge management.<br />
Stefano Besana &#8211; in un <a href="http://webapp.html.it/articoli/leggi/3372/imparare-insegnare-e-fare-formazione-con-i-social-network/2/" target="_blank">articolo pubblicato alcuni mesi fa su HTML.it</a> ci illustra qualche pratico strumento offerto oggi dalla rete che ci permette di fare formazione con i social network: vediamo quali!</p>
<p><strong>Com8s</strong></p>
<p>una piattaforma gratuita per insegnare online condividendo strumenti e risorse per la gestione del tempo e della didattica. Simile ad uno strumento di web-collaboration consente di creare delle &#8220;classi virtuali&#8221;, condividere file, organizzare agende, calendari, discussioni, riunioni e molto altro. Il prodotto nasce in Brasile e al momento non disponibile in lingua italiana.</p>
<p><strong>LiveMocha</strong></p>
<p>un sito Web davvero utile per imparare le lingue online, in modo gratuito, sfruttando appunto un&#8217;idea sociale: si tratta di una community internazionale basata su una serie di strumenti che &#8211; spiega Stefano nell’articolo - oltre ai comuni esercizi di lettura, produzione, compilazione previsti dai classici programmi per imparare le lingue, prevedono anche la possibilità di valutare (e farsi valutare) le traduzioni dagli altri, di chattare e chiedere consiglio a madrelingua sulle espressioni idiomatiche e su quei modi di dire che sarebbe impossibile conoscere se non con un dialogo diretto con chi conosce davvero una lingua. L&#8217;interfaccia del programma è stata tradotta da poco anche in italiano.</p>
<p>Altre piattaforme simili: Italki, VoxSwap, Linguorilla, Babbel, LangoLAB</p>
<p><strong>Hotseat</strong></p>
<p>una applicazione mobile di social networking che permette agli studenti di fornire in tempo reale feedback durante le lezioni in aula consentendo ai professori di adeguare il contenuto del corsoe migliorare l&#8217;esperienza di apprendimento. Gli studenti possono inviare messaggi utilizzando il loro account Twitter o Facebook, via SMS o accedendo al sito Web Hotseat.</p>
<p><strong>Elgg</strong></p>
<p>Un Social Network Builder Open Source e free. Elgg è una piattaforma altamente versatile, completamente personalizzabile ed estendibile, grazie ai numerosi plug-in a disposizione. È diventata probabilmente la migliore e più diffusa piattaforma di social learning, utilizzata anche in alcune università italiane (l&#8217;implementazione più nota è LTEver &#8211; http://www.lte-unifi.net/).</p>
<p>Personalmente sono dell&#8217;idea che oltre all&#8217;innovazione tecnologica introdotta da queste nuove piattaforme è importante sottolineare la fondamentale differenza rispetto ai semplici strumenti di formazione a distanza, cioè la valorizzazione della collaborazione tra gli utenti ai fini dell&#8217;apprendimento (Collaborative learning).</p>
<p>Aiutarsi a vicenda per crescere!</p>
<p>Fabio Sferruzzi</p>
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		<title>Fabio Sferruzzi, 1984</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/chisiamo/fabio-sferruzzi-1984/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 10:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo]]></category>

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		<description><![CDATA[Profondamente appassionato ed esperto di New Media Marketing, ha da sempre un debole per la Rete, in ogni sua forma. Nasce come Sphero, tecnico informatico specializzato in tecnologia Flash, sin dall&#8217;era Macromedia. Oggi è co-titolare del gruppo ECHO Creative Company [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fchisiamo%2Ffabio-sferruzzi-1984%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1324" title="Fabio Sferruzzi" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/fabsfe6911c1416613ea120dff26e5cd4fa8e.jpeg" alt="" width="128" height="128" />Profondamente appassionato ed esperto di New Media Marketing, ha da sempre un debole per la Rete, in ogni sua forma. Nasce come Sphero, tecnico informatico specializzato in tecnologia Flash, sin dall&#8217;era Macromedia. Oggi è co-titolare del gruppo ECHO Creative Company di Torino, responsabile della divisione Multimedia (conosciuta anche come SC2MED).</p>
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		<title>Imparare con i social network: una sfida per le imprese di domani (e di oggi)</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/formazione/imparare-con-i-social-network-una-sfida-per-le-imprese-di-domani-e-di-oggi/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Besana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più chiacchierati, sempre sulla cresta dell&#8217;onda, sempre al centro delle polemiche o delle lodi mediatiche; il più numeroso di loro conta oltre 500 milioni di persone (praticamente uno stato continentale). Di cosa stiamo parlando? Ovviamente dei Social Network Sites. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fformazione%2Fimparare-con-i-social-network-una-sfida-per-le-imprese-di-domani-e-di-oggi%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p>Sempre più chiacchierati, sempre sulla cresta dell&#8217;onda, sempre al centro delle polemiche o delle lodi mediatiche; il più numeroso di loro conta oltre 500 milioni di persone (praticamente uno stato continentale). Di cosa stiamo parlando? Ovviamente dei Social Network Sites.<br />
Tutti riconoscono la loro enorme capacità di fare perdere del tempo alla gente, ma anche le loro indubbie qualità che permettono di comunicare e di scambiare informazioni con una rete assai fitta di persone.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1302" title="social network" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/leone70613_facebook_myspace.gif" alt="" width="447" height="250" /><span id="more-1300"></span></p>
<p>Oggi più che mai la dicotomia tra reale e virtuale (già considerata erronea da Pierre Levy nel 1995) appare senza alcun senso e le discussioni fatte all&#8217;interno di queste comunità si trasferiscono ben presto al mondo di cui facciamo esperienza. Da non sottovalutare in questo senso l&#8217;influenza che le community virtuali (come i SNS) esercitano sugli utenti e sulle strutture stesse che compongono la nostra società a livello economico, politico, sociale e culturale.</p>
<p>D’altro canto, la psicologia cognitiva ci insegna che le rappresentazioni, più o meno implicite, che le utenze possiedono relativamente a uno specifico strumento sono cruciali nel determinarne l’uso e lo scopo: come a dire che la funzione di uno strumento tecnologico è dettata dall’uso che ne viene fatto. La rete internet, nata originariamente come costola militare, è l’esempio più lampante di questo processo.</p>
<p>Una questione che però personalmente mi sono sempre posto è: si può imparare con i Social Network? Possono essere utili ambienti per l&#8217;apprendimento – sia esso formale o informale?</p>
<p>Riflettendo su questi temi già da un paio d&#8217;anni ho condotto alcune ricerche per comprendere al meglio come questi contesti (che definirei “abilitanti”) sono in grado di porsi come ambienti di apprendimento privilegiati, indipendentemente dal contesto in cui li si applichi (Scuola, Università, Aziende, personale, ecc.).<br />
La prima ricerca che ho condotto nel 2009 (pubblicata nel 2010 -- Cantoia M., Besana S. (2010), Social Network e apprendimento: una sfida possibile?  in Cesareni D., Manca S. (a cura di) <a href="http://scriptaweb.eu/Catalogo/formazione-innovazione-e-tecnologie" target="_blank">Formazione, innovazione e tecnologie</a>, Scriptaweb, Napoli) ha testimoniato la possibilità di impiegare tali piattaforme come strumenti adatti per l’apprendimento, soprattutto valorizzando gli aspetti di condivisone e co-costruzione di significati che vengono facilitati da questi strumenti. I SNS sarebbero particolarmente adatti per scambiarsi idee, esperienze, opinioni, imparare le lingue e per valorizzare il cosiddetto peer-learning, discostandosi da una didattica tradizionale che vede nel docente ‘colui che sa’ e nel discente ‘colui che non sa’. Attraverso questi ambienti sarebbe, infatti, possibile abbattere costi di connessione, di contatto e di scambio tra le persone. Tra gli aspetti negativi le utenze sottolineano soprattutto le note tematiche: privacy, perdita di controllo sul proprio lavoro e sicurezza.</p>
<p>Sto recentemente conducendo un&#8217;altra ricerca sullo stesso tema, alla quale mi piacerebbe che partecipasse un campione molto più vasto e di taglio internazionale.<br />
Se volte partecipare il link alla survey è il seguente: <a href="http://bit.ly/cKyDvg" target="_blank">http://bit.ly/cKyDvg</a></p>
<p>Sentitevi liberi di partecipare e di diffonderlo tra i vostri contatti se ne avete voglia.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
<object width="425" height="355">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Y503kvVl9zk&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
<embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/Y503kvVl9zk&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed>
<param name="wmode" value="transparent" />
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Y503kvVl9zk">www.youtube.com/watch?v=Y503kvVl9zk</a></p></p>
<p>Mi piace chiudere con una citazione che amo particolarmente e che penso dipinga bene la realtà del mondo che stiamo vivendo in rapporto anche ai temi che abbiamo discusso in questo post. William Gibson diceva: “The future is already here -- it is just unevenly distributed”.<br />
Rendiamoci quindi conto che stiamo già vivendo nel futuro e non ci resta che aumentare la nostra consapevolezza per agire al meglio</p>
<p><a href="http://www.stefano-besana.net/" target="_blank">Stefano Besana</a></p>
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		<title>Orsi, polli, e interactive marketing</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/creativita/orsi-polli-e-interactive-marketing/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[burger king]]></category>
		<category><![CDATA[tipp-ex]]></category>
		<category><![CDATA[video interattivi]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>
		<category><![CDATA[wilkinson]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fcreativita%2Forsi-polli-e-interactive-marketing%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1287 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-09-03-a-01.17.30.png" alt="" width="515" height="315" /></p>
<p>Ecco una campagna web decisamente interessante, che inizia con un video su YouTube e finisce col far perdere un bel po&#8217; di tempo a chi si lascia coinvolgere. Il tutto tramite una applicazione simpatica e intrigante, che si unisce ad un&#8217;ottima realizzazione tecnica. Il prodotto in questione è il correttore roller Tipp-Ex: apparentemente sembra avere poco a che fare con la caccia all&#8217;orso: in realtà, se si procede, diventa presto parte integrante del messaggio, in una campagna piuttosto creativa e furbescamente &#8220;animalista&#8221;.<span id="more-1286"></span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
<object width="425" height="355">
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4ba1BqJ4S2M&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1" />
<param name="allowFullScreen" value="true" />
<embed wmode="transparent" src="http://www.youtube.com/v/4ba1BqJ4S2M&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed>
<param name="wmode" value="transparent" />
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4ba1BqJ4S2M">www.youtube.com/watch?v=4ba1BqJ4S2M</a></p></p>
<p>Il tutto è stato ideato dall&#8217;agenzia francese <a href="http://www.buzzman.fr/" target="_blank">Buzzman</a>, che negli ultimi anni si è fatta notare per diverse campagne via internet (tra tutte suggerirei di dare un&#8217;occhiata a questa per <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DNXmlZ_vQ_8" target="_blank">Wilkinson</a>, del 2006).</p>
<p>Il risultato è decisamente buono: il messaggio è interessante, positivo, l&#8217;utilizzo del prodotto è ben inserito nel contesto narrativo, il tutto è strutturato in modo che si registri una buona permanenza nella pagina da parte degli utenti. Quindi possiamo parlare di campagna perfetta? Forse si, ma&#8230; non vi dice nulla l&#8217;immagine qui sotto?<br />
<img class="size-full wp-image-1289 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-09-03-a-01.24.25.png" alt="" width="513" height="436" /><br />
Se viaggiamo un po&#8217; nel tempo, fin quasi alla preistoria del viral marketing, approdiamo a questa <a href="http://www.bk.com/en/us/campaigns/subservient-chicken.html" target="_blank">celeberrima campagna</a> del 2004. Il cliente è Burger King, l&#8217;agenzia è <a href="www.cpbgroup.com/" target="_blank">Crispin Porter + Bogusky</a> from Miami. Nata come pagina web assolutamente un-branded, è uno dei migliori esempi di stealth marketing di sempre: solo dopo diversi mesi, infatti, è comparso il logo del noto fast food. Si poteva far fare al pollo ciò che si voleva (più di 200 azioni), e la campagna è stata poi declinata su diversi media, sempre giocando sul concetto di &#8220;pollo servizievole&#8221;, volto a promuovere la varietà di prodotti a base di pollo offerti da Burger King.</p>
<p>Ma tornando a Tipp-Ex: che ne pensate? Promuoviamo questa campagna o la bolliamo come un &#8220;copia-incolla&#8221; ben confezionato&#8221;?</p>
<p>Guido Ghedin</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il marketing su Chat Roulette: la nuova frontiera&#8230; del fake?</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/case-history/il-marketing-su-chat-roulette-la-nuova-frontiera-del-fake/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 08:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>
		<category><![CDATA[chatroulette]]></category>
		<category><![CDATA[harley-davidson]]></category>
		<category><![CDATA[second life]]></category>
		<category><![CDATA[social media marketing]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Breve premessa, nel caso qualcuno negli ultimi mesi fosse rimasto chiuso a chiave nel bagno di un ristorante: Chat Roulette è un servizio di video chat lanciato a fine 2009. Ideato dal giovanissimo studente russo Andrey Ternovskiy, CR permette di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fcase-history%2Fil-marketing-su-chat-roulette-la-nuova-frontiera-del-fake%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p><img class="size-full wp-image-1270 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Schermata-2010-08-31-a-13.05.431.png" alt="" width="484" height="332" /><br />
Breve premessa, nel caso qualcuno negli ultimi mesi fosse rimasto chiuso a chiave nel bagno di un ristorante: Chat Roulette è un servizio di video chat lanciato a fine 2009. Ideato dal giovanissimo studente russo Andrey Ternovskiy, CR permette di comunicare in chat con milioni di utenti nel mondo in modo assolutamente random.</p>
<p>Premessa fatta, il tema del giorno è questa campagna per il film The Last Exorcism, che pare sia stata lanciata, appunto, su Chat Roulette. La domanda è: reazioni reali a questa ragazza, che da sexy teenager si trasforma in &#8220;posseduta&#8221;, o un fake ben costruito per essere viralizzato su YouTube?  Dubbi o meno, pare che la cosa abbia funzionato, dal momento che questo prodotto della Columbia Pictures nel primo weekend è risultato primo nei botteghini USA.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
<object width="425" height="355">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CNSaurw6E_Q">www.youtube.com/watch?v=CNSaurw6E_Q</a></p></p>
<p><span id="more-1269"></span><br />
Non è la prima volta che le agenzie creative propongono Chat Roulette per operazioni pubblicitarie. Era successo a McCann Erickson Madrid, che aveva studiato questa campagna per promuovere un canale satellitare spagnolo.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=B-X2AjFGaTc">www.youtube.com/watch?v=B-X2AjFGaTc</a></p></p>
<p>Ed era successo all&#8217;agenzia tedesca Sassenbach, che aveva sfruttato la chat con un&#8217;azione per Harley-Davidson.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fMXBod9_T_c">www.youtube.com/watch?v=fMXBod9_T_c</a></p></p>
<p>Ma siamo sicuri che convincano veramente?</p>
<p>Ricordano un po&#8217; quel gran parlare che ci fu riguardo Second Life, con tanto di prime pagine in ogni magazine di tecnologia. Nel lontanissimo 2006, infatti, sembrava la nuova frontiera del marketing, nonché il posto giusto, quello dove &#8220;bisogna esserci&#8221; a tutti i costi per fare soldi (come singoli avatar o come real-life brand). Oggi, il mondo virtuale inventato da Linden è fermo a 680,000 user attivi, e non solo non presenta grossi segni di crescita, ma non conquista le prime pagine nemmeno dei giornaletti nei circuiti universitari.</p>
<p>Sicruramente Chat Roulette è un fenomeno interessante, ma probabilmente se parliamo di marketing, quello vero, è il caso di non prendere questo medium troppo sul serio. Cosa che invece ha fatto Merton, il geniale musicista-improvvisatore che qualche mese fa si è guadagnato il suo posto nella cyber-Walk of Fame con questo geniale e spassosissimo video.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=JTwJetox_tU">www.youtube.com/watch?v=JTwJetox_tU</a></p></p>
<p>Guido Ghedin</p>
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		<title>Glass: strumento di condivisione e conversazione privata</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/novita/glass-strumento-di-condivisione-e-conversazione-privata/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[browser plugin]]></category>
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		<category><![CDATA[google sidewiki]]></category>
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		<description><![CDATA[www.youtube.com/watch?v=3lG2yTjMWVQ A metà tra una chat, un collaboration tool e un sistema di private microblogging, Glass è una applicazione per browser (al momento solo per Firefox, ma con un plugin per Chrome in fase di sviluppo) che consente di condividere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fnovita%2Fglass-strumento-di-condivisione-e-conversazione-privata%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3lG2yTjMWVQ">www.youtube.com/watch?v=3lG2yTjMWVQ</a></p></p>
<p style="text-align: left;">A metà tra una chat, un collaboration tool e un sistema di private microblogging, Glass è una applicazione per browser (al momento solo per Firefox, ma con un plugin per Chrome in fase di sviluppo) che consente di condividere qualsiasi contenuto su Internet in tempo reale con i propri amici, collaboratori e contatti in generale.</p>
<p style="text-align: left;">A prima vista ricorda molto strumenti come Google Sidewiki e Layers.com, in realtà è qualcosa di molto più sofisticato e utile.</p>
<p style="text-align: left;">Una volta iscritti al sito e installato il plugin per browser, con Glass abbiamo la possibilità di aprire delle finestre conversazionali con una o più persone selezionate tra la nostra lista di contatti. Attraverso una notifica nel browser, ogni contatto con cui condividiamo la finestra potrà visualizzare i nostri commenti in tempo reale e rispondere in maniera veloce.</p>
<p><span id="more-1249"></span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5Hq8klPjIow&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0?rel=1" />
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=5Hq8klPjIow">www.youtube.com/watch?v=5Hq8klPjIow</a></p></p>
<p style="text-align: left;">Glass è insomma più facile da usare che da spiegare: fa esattamente quello che dice di fare e lo fa nel modo più semplice possibile, e personalmente credo che il suo utilizzo potrebbe diffondersi in maniera veloce e spontanea&#8230;anche in Italia!</p>
<p>Attualmente Glass è in beta privata, mancano ancora alcune funzionalità importanti come la ricerca dei propri contatti Facebook o Gmail, ma credo che in breve anche queste funzionalità verranno inserite.</p>
<p>Mi sono rimasti 5 inviti: se qualcuno li richiedesse nei commenti o su Facebook mi aiuterà a terminarli!</p>
<p><strong>UPDATE</strong>: lo staff di Glass ci ha contattati e ci ha fornito uno special code per le prime 150 persone che vorranno iscriversi a Glass in anteprima: visitate <a href="http://writeonglass.com" target="_blank">http://writeonglass.com</a> e inserite il codice di invito &#8220;youngdigitallab&#8221;</p>
<p>Michele Polico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>RFID e Facebook marketing: il Coca Cola Village</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 10:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[coca cola]]></category>
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		<description><![CDATA[La scorsa settimana si è molto parlato in Rete dell’utilizzo dell’RFID al Coca Cola Village di Israele, un esperimento che pone le basi per un nuovo modello di social spreading experience. Attraverso dei braccialetti dotati del segnale RFID (Radio Frequency [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fcase-history%2Frfid-e-facebook-marketing-il-coca-cola-village%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p>La scorsa settimana si è  molto parlato in Rete dell’utilizzo dell’RFID al Coca Cola Village di  Israele, un esperimento che pone le basi per un nuovo modello di social  spreading experience.</p>
<p>Attraverso dei braccialetti dotati del  segnale RFID (Radio Frequency IDentification) associati ai singoli  account Facebook della persona che lo indossava, le persone partecipanti  al Village di Coca Cola potevano condividere il loro like per una  determinata area del Village utilizzando delle Like-Machine in grado di  leggere i dati del braccialetto e di condividerne l’azione direttamente  su Facebook, nel formato “A nome-utente piace nome-area al Coca Cola Village”.</p>
<p>Inoltre, grazie ai  braccialetti dotati di RFID i ragazzi avevano la possibilità di  autotaggarsi nelle foto scattate dal fotografo del Village semplicemente  toccando con il loro braccialetto il lettore da lui utilizzato per  scattare.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xUv0GU5rfHg">www.youtube.com/watch?v=xUv0GU5rfHg</a></p></p>
<p><span id="more-1235"></span><br />
Al di là  dell’effettivo successo di questa iniziativa di Coca Cola -- non soltanto  per l’alto livello di gradimento per braccialetti e like-machine da  parte dei partecipanti al village, ma anche per il raggiungimento di  oltre 35.000 aggiornamenti su Facebook al giorno provenienti dal Coca  Cola Village e di enorme buzz scatenato in Rete -- questa iniziativa fa  riflettere sulle potenzialità dei social network -- e del social media  marketing -- qualora essi vengano connessi con la vita reale delle  persone.</p>
<p>Già infatti in  occasione dell’<a href="http://www.youngdigitallab.com/facebook/f8-limmediato-futuro-di-facebook-di-internet/" target="_blank">F8</a>, Facebook aveva <a href="http://www.allfacebook.com/facebook-tests-location-through-rfid-at-f8-2010-04" target="_blank">testato l&#8217;utilizzo dell&#8217;FRID</a> dimostrando il  proprio interesse per le sperimentazioni sull’integrazione tra online  profile e offline events.</p>
<p style="text-align: center;"><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AXtutwe96Io">www.youtube.com/watch?v=AXtutwe96Io</a></p></p>
<p style="text-align: left;">Ma quali potranno essere le evoluzioni di questa tecnologia? Personalmente, immagino ampi sviluppi sul fronte del turismo e degli store fisici. Immaginate ad esempio se i brand di moda rilasciassero delle fidelity card dotate di RFID connessi ai profili Facebook delle persone, che potrebbero condividere i propri apprezzamenti per i capi esposti nel negozio ottenendo in questo modo degli sconti sul loro acquisto. O cosa si potrebbe pensare se un comune rilasciasse ai turisti dei braccialetti per likare i monumenti e le attrazioni presenti nell&#8217;area.</p>
<p style="text-align: left;">E voi cosa ne pensate? Quali potrebbero essere degli sviluppi di marketing del braccialetto RFID associato al profilo Facebook?</p>
<p style="text-align: left;">Michele Polico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Me: studi e intuizioni di Google sul social networking</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/social-media/google-me-studi-e-intuizioni-di-google-sul-social-networking/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 08:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo recentemente visto la storia del social networking made in Google e di come anno dopo anno &#8211; salvo rare eccezioni &#8211; l’azienda abbia fallito la propria missione di entrare a pieno titolo tra i leader in questo universo. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fsocial-media%2Fgoogle-me-studi-e-intuizioni-di-google-sul-social-networking%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p>Abbiamo recentemente visto la <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/google-me-e-la-complicata-relazione-tra-google-e-i-social-network/" target="_blank">storia del social networking made in Google</a> e di come anno dopo anno &#8211; salvo rare eccezioni &#8211; l’azienda abbia fallito la propria missione di entrare a pieno titolo tra i leader in questo universo.</p>
<p>Ma cosa ne sarà invece di Google Me, il nuovo social network made in Google di cui si chiacchiera ormai da qualche mese?</p>
<p>Al di là del pettegolezzo e di ipotesi e previsioni difficili da elaborare anche a causa delle difficoltà incontrate finora da Google in questo settore, ho trovato molto interessante una recente presentazione di Paul Adams, User Experience Researcher in Google, relativa alle differenze tra le reti sociali reali e quelle costruite online tramite Facebook.</p>
<p>Questa presentazione &#8211; Bridging the gap between our online and offline social network &#8211; potrebbe sicuramente essere alla base degli studi, delle intuizioni e delle decisioni relative a un eventuale Google Me, considerando anche che Paul Adams ha lavorato al progetto di Google Buzz<span id="more-1164"></span></p>
<div id="__ss_3686643" style="width: 425px; text-align: center;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Bridging the gap between our online and offline social network" href="http://www.slideshare.net/padday/bridging-the-gap-between-our-online-and-offline-social-network">Bridging the gap between our online and offline social network</a></strong><object id="__sse3686643" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=iasummit2010publicpdf-100410201613-phpapp01&amp;stripped_title=bridging-the-gap-between-our-online-and-offline-social-network" /><param name="name" value="__sse3686643" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse3686643" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=iasummit2010publicpdf-100410201613-phpapp01&amp;stripped_title=bridging-the-gap-between-our-online-and-offline-social-network" name="__sse3686643" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0pt 12px; text-align: center;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/padday">Paul Adams</a>.</div>
</div>
<p style="text-align: left;"><strong>Debbie, i bambini e il gay bar</strong><br />
Paul Adams racconta innanzitutto la storia di Debbie, una ragazza che vive a San Diego, dove insegna nuoto a dei bambini di circa 10 anni, ma che viveva precedentemente a Los Angeles, dove tra gli altri aveva un gruppo di amici che lavorano in un gay bar, e con i quali si tiene in contatto tramite Facebook commentando le foto delle loro feste nel locale, foto che di conseguenza potrebbero essere viste anche dai bambini che Debbie allena nel nuoto.</p>
<p style="text-align: left;">Il problema di una situazione del genere &#8211; afferma Paul Adams, non risiede né nel locale né nel gruppo di bambini che Debbie allena, e tantomeno in Facebook di per sè: il problema risiede nel fatto che reti diverse, tra loro separate ma collegate in diversi modi alla vita di una stessa persona, reti che nella vita reale le persone tendono insomma a separare, sui social network online come Facebook finiscono per incrociarsi, provocando delle dinamiche profondamente diverse da quelle della vita reale di tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: left;">Il social network che abbiamo costruito online non coincide, insomma, con la nostra reale rete sociale, in quanto non qualifica il tipo di relazione tra una persona ed ogni suo contatto, ma si limita a quantificare l’esistenza o meno di un contatto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Immaginefgf-4.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1167" title="Social network online e offline" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Immaginefgf-4.png" alt="" width="419" height="314" /></a></p>
<p style="text-align: left;">In questo modo diverse parti della vita di Debbie, e delle vite di tutti noi, che non si sarebbero mai incrociate nella vita offline, su Facebook si collegano, dando alle persone e alle diverse reti di persone con cui siamo connessi informazioni su sfere della nostra vita che non avremmo dato loro in situazione diversa, se non avessimo tutti iniziato ad utilizzare uno strumento che per molti è “caduto dal cielo” e le cui dinamiche non sono per niente semplici da comprendere, soprattutto se non si concede loro tutta l’attenzione che meritano.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Reti sociali online e offline</strong></p>
<p style="text-align: left;">E’ vero che Facebook dispone di avanzate impostazioni sulla privacy che permetterebbero &#8211; se correttamente utilizzate &#8211; di dividere le diverse reti e la nostra comunicazione (foto, video, status, commenti), in modo da comunicare esattamente quello che vogliamo a chi vogliamo e niente agli altri, ma il problema reale evidenziato da Paul Adams dipende non tanto dall’affordance tecnologica dello strumento utilizzato, quanto dall’utilizzo che poi &#8211; nel concreto &#8211; le persone ne fanno, utilizzo che provoca profondi cambiamenti &#8211; e perché no alcuni problemi -ai processi relazionali tradizionali.</p>
<p style="text-align: left;">Sono, queste, dinamiche che nonostante le persone sperimentino nel loro quotidiano, non riescono ancora a comprendere appieno, e che provocano talvolta situazioni difficili, come ad esempio i diversi casi di persone licenziate dal posto di lavoro per delle esternazioni o foto su Facebook, situazione tanto seria che in Germania è stata recentemente proposta una controversa legge sulla privacy che a quanto pare vieterebbe all’azienda di visionare i profili Facebook &#8211; seppure pubblici &#8211; di dipendenti e aspiranti tali.</p>
<p style="text-align: left;">Il fatto è che dunque i social network online sono soltanto una rappresentazione cruda delle nostre reti sociali offline: rendere questa rappresentazione più accurata e più vicina alla complessa trama di relazioni sociali delle persone, riportando dunque la persona a scindere le proprie comunicazioni tra le proprie diverse reti di appartenenza, è a detta di Paul Adams l’opportunità e l’obiettivo che dovrebbe cogliere un designer di social network, e potrebbe essere uno degli obiettivi del progetto di Google Me.</p>
<p style="text-align: left;">Nell’offline &#8211; prosegue Paul Adams nella sua presentazione &#8211; il gruppo di friends che molti social network ci chiedono di costruire semplicemente non esiste, ma esistono molteplici indipendenti gruppi di amici e di contatti che condividono esperienze, linguaggi e modalità di interazione profondamente diversi, ed è questo il livello al quale bisognerà progettare i social network del futuro.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Identità e privacy</strong></p>
<p style="text-align: left;">E’ in questo modo che la nostra identità &#8211; o meglio le nostre diverse identità &#8211; vengono minate dalla convergenza dei contesti e delle reti in un unico grande ambiente online, questo nonostante sia proprio la creazione del proprio profilo, e dunque la autorappresentazione di sé, una delle attività primarie da compiere nei social network e uno degli scopi principali.</p>
<p style="text-align: left;">La cura nella creazione del profilo, l’attenzione nel postare i propri status e le proprie foto online, l’autocensura che le persone talvolta applicano nei social network possono venire tutto ad un tratto vanificate da un commento lasciato da altri nel profilo, da un tag o da una foto caricata e di colpo visibile a tutte le diverse reti di una persona prima che essa stessa se ne renda conto.</p>
<p style="text-align: left;">Rientra in questo discorso anche il tema del diritto alla privacy, che nei social network può venire interpretrato come il diritto delle persone a selezionare i contenuti che li riguardano prima che i propri contatti li possano vedere, e nella libertà di decidere chi può vedere cosa relativamente alle proprie informazioni, tema che spesso fa a pugni con la semplicità d’uso dello strumento ma fondamentale per la gestione personale della rispettibilità e della credibilità verso ciascuna delle proprie reti.</p>
<p style="text-align: left;">E proprio rendere semplice l&#8217;utilizzo di un social network pur consentendo alle persone un alto livello di privacy potrebbe essere una delle ambizioni dell’ipotetico Google Me.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Gli esperimenti all’interno di Google</strong></p>
<p style="text-align: left;">Secondo gli esperimenti fatti nel corso di diversi anni all’interno di Google, si è visto come le persone &#8211; in ogni parte del mondo &#8211; identificano nella loro vita un numero tra i 4 e i 6 gruppi di relazioni principali, ciascuno dei quali contiene tra le 2 e le 10 persone in tutto. Quando a volte, in occasione di feste o altre occasioni, le persone provano a mescolare e riunire questi diversi gruppi, il più delle volte essi rimangono comunque fondamentalmente indipendenti.</p>
<p style="text-align: left;">Sempre secondo gli studi fatti all’interno di Google, quando le persone nei social network postano dei contenuti (un nuovo status o una foto), lo fanno avendo bene in mente un’audience definita cui si vogliono rivolgere, e questa audience è il più delle volte una sezione piccola in confronto all’audience reale &#8211; l’enorme gruppo dei friends &#8211; cui il messaggio arriva.</p>
<p style="text-align: left;">Nonostante la possibilità di comunicare ogni contenuto su Facebook esattamente all’audience cui lo si vuole rivolgere, questa non è una procedura semplice da svolgere, e molte persone non saprebbero nemmeno da dove incominciare.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Legami forti, legami deboli e legami temporanei</strong></p>
<p style="text-align: left;">Anche all’interno dei diversi gruppi e delle diverse reti, le relazioni con le persone sono di diversi tipi: potremmo considerare &#8211; afferma Paul Adams &#8211; un piccolo gruppo degli amici più vicini (tra i 2 e i 6) cui le persone tengono maggiormente, verso i quali sono rivolte la maggior parte delle loro comunicazioni e dei quali le persone si fidano, e un altro gruppo molto più numeroso di legami deboli: gli amici degli amici, le persone conosciute di recente e in generale le persone con cui le conversazioni sono più sporadiche.</p>
<p style="text-align: left;">E sono proprio i legami deboli ad essere più condizionati dall&#8217;esistenza dei social network, che abilitano le persone a mantenere o recuperare i rapporti con le persone esterne al gruppo dei legami forti, per le quali non sono i social network indispensabili.</p>
<p style="text-align: left;">I social network modificano in definitiva la qualità delle relazioni deboli, accorciando la distanza mentale tra loro rispetto all&#8217;utilizzo del telefono o di altre forme di comunicazione precedenti, dando un pretesto per restare in contatto.</p>
<p style="text-align: left;">Resta il fatto in ogni caso che, per quante persone noi possiamo effettivamente conoscere, esiste un numero massimo di relazioni deboli con le quali le persone riescono a tenersi in contatto, e questo numero è di 150 persone: superato questo numero di persone i villaggi di contadini dell’epoca neolitica venivano separati in due, e pure gli eserciti romani erano formati di gruppi di 150 persone per fare in modo che ognuno conoscesse ogni membro.</p>
<p style="text-align: left;">Di conseguenza, la maggior parte dei contatti dei social network sono inquadrabili come persone conosciute ma con le quali non vi è pressoché nessuna relazione.</p>
<p style="text-align: left;">Una nuova categoria di legami individuata da Paul Adams consiste nei legami temporanei: persone con cui non si riconosce una effettiva relazione ma con le quali si interagisce per un certo lasso di tempo, in una certa fase della propria vita. Persone con cui entriamo in contatto per un tempo ristretto e per una motivazione definita, con cui ci connettiamo via Facebook ma delle quali, al di là della conversazione avuta e delle informazioni nel profilo Facebook, non sappiamo un granché.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Immagine-dd5.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1172" title="legami forti, legami deboli, legami temporanei" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Immagine-dd5.png" alt="" width="423" height="311" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Queste sono dunque alcune delle opinioni espresse da Paul Smith riguardo il mondo del social networking e che potrebbero in certa misura essere alla base dello sviluppo di un nuovo social network realizzato da Google e chiamato Google Me.</p>
<p style="text-align: left;">Molti dei concetti espressi in questo post sono stati liberamente reinterpretati sulla base della presentazione di Paul Adams.</p>
<p style="text-align: left;">Michele Polico</p>
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		<title>Google Me e la complicata relazione tra Google e i social network</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<category><![CDATA[social web]]></category>

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		<description><![CDATA[Google entra nella competizione legata ai social network nel 2004, appena un anno dopo la creazione di Myspace e ben un mese prima del lancio di Facebook, con Orkut, un social network sviluppato internamente dopo il fallimento della tentata acquisizione [...]]]></description>
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<p style="text-align: left;">Google entra nella  competizione legata ai social network nel 2004, appena un anno dopo la  creazione di Myspace e ben un mese prima del lancio di Facebook, con  Orkut, un social network sviluppato internamente dopo il fallimento  della tentata acquisizione di Friendster da parte di Google per 30  miliardi di dollari.</p>
<p style="text-align: left;">Sebbene Orkut abbia avuto inizialmente un buon successo, soprattutto in USA anche grazie al meccanismo di iscrizione iniziale  basato su invito per il quale su Orkut chi era  iscritto poteva invitare i propri amici, e chi non  conosceva nessuno  doveva aspettare che qualche amico venisse invitato &#8211; meccanismo simile a quello di molti altri servizi di successo di  Google come ad esempio Gmail &#8211; presto la situazione di successo del social network cambiò.</p>
<p style="text-align: left;">A contribuire all&#8217;iniziale successo del primo social network made in Google sono state ovviamente, oltre al meccanismo ad invito, anche alcune caratteristiche  distintive di Orkut, tra cui la possibilità di creare temi  personalizzati e quella di creare dei veri e propri gruppi, o “community”, per  certi versi simili a quelle creabili con Ning, nota piattaforma che consente  di creare verie e proprie community, lanciata nel 2005 e che proprio in  questi giorni sta abbandonando la versione gratuita per diventare un  servizio a pagamento.</p>
<p style="text-align: left;">In ogni caso, dopo un primo periodo di grande  successo di Orkut, gli americani iniziarono ad abbandonare il servizio  per passare ad altri social network come Myspace e Friendster, e con  loro il mondo intero non vide mai il successo del servizio made in  Google, che si rivelò un insuccesso ovunque con l’eccezione di Brasile e India dove tuttora è il  social network numero uno.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1141" title="Mappa dei social network" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/wmsn-06-09.png" alt="" width="430" height="225" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.vincos.it/" target="_blank">Mappa sui social network fornita da Vincenzo Cosenza</a></p>
<p><span id="more-1140"></span></p>
<p style="text-align: left;">Prima di lanciarsi nel  2006 nel settore dei video e delle foto con la creazione di Picasa Web  Albums &#8211; social network dedicato alla condivisione di foto &#8211; e con  l’acquisto di Youtube, già nel 2005 Google si avvicinò al mondo dei  location based services di cui oggi si fa un gran parlare (grazie al  netto miglioramento dei mobile devices, all’abbassamento dei costi delle  connessioni da cellulare e all’enorme successo di servizi come Gowalla e  Foursquare, per non citare il recentissimo lancio di Facebook Places,  attualmente disponibile solo in America).</p>
<p>Nel 2005 &#8211; appunto &#8211;  Google si avvicinò al mondo dei location based services con l’acquisto  di Dodgeball, un servizio mobile creato già nel 2000 dagli studenti universitari  Dennis Crowley e Alex Rainertin, il primo dei quali ha successivamente  dato vita proprio a Foursquare, nel 2009, dopo aver dichiarato Dodgeball  un servizio “frustrante”.<br />
In Dodgeball, lanciato quando ancora non tutti i cellulari erano dotati del gps, l’utente comunicava la propria  posizione con un vero e proprio messaggio di testo, rendendola così disponibile ad  amici e altre persone nelle vicinanze.<br />
Dodgeball restò attivo  così fino al 2009 quando Google lanciò il molto chiacchierato ma da  molti presto abbandonato Google Latitude, un servizio simile ma di minor successo dei già citati Gowalla e Foursquare che consente di mappare la posizione dell’utente tramite Google Maps.</p>
<p>La creazione di Picasa Web Albums,  servizio online per la condivisione di fotografie e immagini  paragonabile al più conosciuto Flickr di Yahoo, e l’acquisto di YouTube  avvenuti nel 2006, segnano l’entrata di Google nel settore dei social  network dedicati alla condivisione di foto e video, e soprattutto la  scelta di YouTube si rivelò particolarmente fortunata: nonostante la  vasta concorrenza e le difficoltà nel trovare un modello di business  sostenibile per un servizio dal mantenimento costoso come quello di  YouTube, su cui si vocifera che tuttora oggi siano molto maggiori i  costi rispetto ai profitti, esso è attualmente considerato il terzo sito più  visitato al mondo, dopo lo stesso Google e Facebook in seconda  posizione.</p>
<p>Il 2007 è invece l’anno  dell’avvicinamento di Google al microblogging, con le acquisizioni del  poco conosciuto Zingku che pare tuttora essere in beta privata, e del  più conosciuto Jaiku, lanciato più o meno in contemporanea con Twitter &#8211;  nel 2006 &#8211; e acquisito da Google poco più di un anno dopo per poi  essere “liberata” nel 2009 con il rilascio del codice sorgente sotto  licenza open source, e sostanzialmente smettendo di investire nella sua  crescita appena un mese prima che uscissero diverse voci &#8211;  apparentemente prive di un forte fondamento &#8211; sul tentativo di  acquisizione di Twitter da parte di Google, acquisizione tentata e non  riuscita anche da parte di Facebook, nel 2008.</p>
<p>Ma il 2007 è un anno  molto importante per Google sul fronte del Social Web: da un primo accordo  con Myspace per l’esposizione della pubblicità di Google all’interno del  social network, nasce una più importante partnership che porta allo  sviluppo e al rilascio, nel novembre del 2007, di Open Social, un  rivoluzionario set di API per lo sviluppo di applicazioni di social  networking basate su Web e interoperabili con qualsiasi rete sociale che  li supporta, inclusi social network come Hi5, MySpace, orkut, Netlog,  Sonico, Friendster, Ning, Yahoo!, Bebo, imeem, Plaxo, LinkedIn, Viadeo,  Oracle, XING e molti altri ancora.</p>
<p>Su OpenSocial è basato anche Google  Friend Connect, una sorta di social application con forti componenti di  social networking creata da Google nel 2008 con lo scopo di permettere agli utenti  di connettersi con i propri contatti dei social network anche in altri  siti internet: un servizio comparabile per alcuni versi al più di  successo Facebook Connect.</p>
<p>Sempre verso la fine del 2008 Google lancia  una interessantissima applicazione di Social Search chiamata SearchWiki, che consentiva di modificare le SERP a proprio piacere &#8211; per quanto  riguarda la visualizzazione delle stesse all’interno del proprio account  Google, e di inserire sempre nelle SERP dei commenti pubblici sotto ai  risultati che sarebbero stati visibili da tutti. Si parlò all’epoca di  rivoluzione epocale per la search, per la SEO  e per il Web e il Web marketing in  generale, fino a quando inaspettatamente lo scorso marzo la  funzionalità è stata sostituita con una più semplice e basilare stellina  cliccabile a fianco dei risultati delle ricerche.</p>
<p>Ancora, il 2009 doveva essere  l’anno dell’ingresso trionfale di Google nel regno dei social network:  oltre al lancio di Google Latitude infatti viene annunciato, raccontato,  spiegato e fatto sognare al mondo del Web un nuovo strumento a metà tra  social network, collaboration tool, sistema di mailing e real-time wiki.  Dopo un primo lancio dedicato solo agli sviluppatori, Google Wave viene  lanciato attraverso lo stesso sistema di Orkut, ovvero l’ingresso a  invito &#8211; che ha contribuito a farne parlare in Rete ma forse anche al  fallimento dello strumento, non bene compreso dalla maggior parte delle  persone e il cui sviluppo è stato interrotto il 4 Agosto 2010,  attraverso un annuncio nel blog di Google. Inutile pare finora la  nascita di un movimento per <a href="http://www.savegooglewave.com/" target="_blank">salvare Google Wave</a>.</p>
<p>L&#8217;ennesimo insuccesso di  Google sul fronte social è avvenuto nel 2010 con Google Buzz,  un social network integrato con Gmail ma praticamente identico a  FriendFeed, interessantissimo aggregatore personale real time lanciato  nel 2007 e di proprietà di Facebook dall’Agosto del 2009.<br />
Google Buzz, dopo una  iniziale curiosità, è stato abbandonato dalla maggior parte delgi  utilizzatori iniziali.</p>
<p>Interessante invece &#8211; sempre nel 2010 &#8211;  l’interesse e l’acquisto di Aardvark, uno strumento creato nel 2007 che  utilizza le reti sociali allargate delle persone per aiutarli a trovare  degli esperti, appartenenti a queste reti, su temi nei quali la persona  sta cercando delle informazioni. Uno strumento da alcuni paragonato a Yahoo! Answers, che prenderebbe il posto del vecchio Google Answers, lanciato nel 2002 e chiuso a fine 2006.</p>
<p>Fino a qui è insomma una storia di  fallimenti quella di Google sul fronte del social networking, al  contrario di tanti successi in altri terreni come quelli del search, del  mailing, del blogging, delle inserzioni pubblicitarie e via dicendo.</p>
<p>Ma cosa ne sarà invece  di Google Me, il nuovo social network made in Google, attualmente in  fase di sviluppo?</p>
<p>Ne  parleremo nel prossimo post: <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/google-me-studi-e-intuizioni-di-google-sul-social-networking/" target="_blank">studi e intuizioni di Google sul social networking</a>!</p>
<p style="text-align: left;">Michele Polico</p>
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		<title>A quanto lo vendi il social media marketing?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 07:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[formazione web]]></category>
		<category><![CDATA[social media marketing]]></category>
		<category><![CDATA[vendita]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.youngdigitallab.com%2Fsocial-media%2Fa-quanto-lo-vendi-il-social-media-marketing%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:65px"></iframe></div>
<p>Il tema della vendita è quanto mai centrale quando si parla di social media marketing in quanto rappresenta per certi versi un fraintendimento di alcuni che, sulla scia di un’onda entusiastica ed economica da cavalcare, propongono servizi di social media marketing nei propri listini. Così, a fianco alla vendita di molti prodotti e servizi tradizionali come lo sviluppo di siti Web, il posizionamento sui motori di ricerca e la gestione di campagne di keyword advertising, si trova anche il prodotto social media marketing, offerto spesso a prezzi che dimostrano la volontà di realizzare economie scalabili, con servizi low cost e altamente standardizzati di creazione e gestione di account sociali su basi strategiche e metodologiche difficilmente definibili.<span id="more-1114"></span></p>
<p>E’ un clima tipico di un mercato ancora giovane, in cui i clienti potenziali sono molti &#8211; perché del tema si parla e le persone si incuriosiscono – ma spesso poco disposti ad investire grosse cifre su “un esperimento” e a volte poco in grado di riconoscere un servizio valido da una fregatura.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1115" title=" " src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/fotogramma85128931207172803_big.jpg" alt="" width="530" height="374" /></p>
<p>Ma in cosa consiste un servizio di social media marketing? Come si possono ancora vendere prodotti Web che non abbiano a che vedere con i social media? Come può esserci un Web marketing di successo che non sfrutti le possibilità da questi offerte?</p>
<p>E ancora: come si può offrire ai propri clienti un sito Internet che non sfrutti le possibilità di <a href="http://www.youngdigitallab.com/web-strategy/progettare-il-sito-internet-le-possibilita-offerte-dai-social-network/" target="_blank">integrazione con i social media</a>? O un servizio di visibilità nei motori di ricerca che non parta dalla considerazione che circa 7 su 10 dei primi risultati nella SERP provengono da fonti sociali? Come non fare i conti con le difficoltà di esternalizzazione dei servizi di social media marketing, e con le necessità formative ed informative che su questi temi le aziende dimostrano?</p>
<p>Il fatto è che i social media sono un fenomeno dirompente e rivoluzionario che non può essere trattato con superficialità. Sono un fenomeno che ha modificato le regole dell&#8217;interazione tra le persone, il significato e le modalità di relazione, le abitudini, gli schemi mentali, il linguaggio e la vita stessa delle persone. Che ha abbattuto il confine tra reale e virtuale.</p>
<p>E il social media marketing non può allora essere un servizio a parte rispetto alle esigenze di comunicazione online, ma deve essere un approccio, un punto di vista anch&#8217;esso dirompente che guidi l&#8217;azienda e l&#8217;agenzia verso una direzione certa e un risultato corale.</p>
<p>Ed è all&#8217;interno di una prospettiva e di una visione di questo tipo che va inquadrata la vendita di servizi di social media marketing come il monitoraggio delle conversazioni online, lo sviluppo di una strategia integrata, il supporto nella conversazione continua online, la consulenza e la formazione, e al tempo stesso di servizi tradizionali di cui le aziende hanno sì ancora bisogno, ma in maniera diversa.</p>
<p>Michele Polico</p>
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