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	<title>Young Digital Lab</title>
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	<description>Una tavola rotonda dedicata alla comunicazione al tempo del social Web</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 09:01:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Aspettando il Social Business Forum: l&#8217;intervista a Rawn Shah di IBM</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/social-media/aspettando-il-social-business-forum-lintervista-a-rawn-shah-di-ibm/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Zaccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Come probabilmente saprete, il 4 e 5 giugno a Milano, ci sarà il Social Business Forum, uno dei più importanti eventi internazionali sulla business innovation, la collaborazione interna ed il coinvolgimento dei dipendenti. Io sarò tra i relatori, con uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img title="social business" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/social-business.png" alt="social business" width="445" height="309" /></p>
<p>Come probabilmente saprete, il 4 e 5 giugno a Milano, ci sarà il <a href="http://www.socialbusinessforum.com" target="_blank">Social Business Forum</a>, uno dei più importanti eventi internazionali sulla business innovation, la collaborazione interna ed il coinvolgimento dei dipendenti.</p>
<p><span id="more-8550"></span>Io sarò tra i relatori, con uno speech dal titolo “From big data to insights: Social Media analytics and actionables”, quindi sono molto entusiasta nell&#8217;incontrare tutti gli altri partecipanti!</p>
<p>Nel frattempo voglio darvi un assaggio dell&#8217;evento con questa intervista a <a href="http://www.linkedin.com/in/rawnshah" target="_blank">Rawn Shah</a>, Social Business Strategist per IBM ed autore di “Social Networking for Business: Choosing the Right Tools and Resources to Fit Your Needs” (Wharton School Publishing/Pearson, 2010).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8551" title="rawn shah" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/rawn-shah.png" alt="rawn shah" width="306" height="306" /></p>
<p>Rawn è inoltre blogger per Forbes, ed è un esperto di processi di vendita, gamification e learning management.</p>
<p><em>– Ciao Rawn, come pensi che la gamification possa cambiare i processi di organizzazione ed apprendimento? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">La vera natura della gamification è l&#8217;aggiungere delle metriche a determinate attività, sia di apprendimento che a livello di processi organizzativi. Queste metriche sono un equilibrio tra i KPI – da un punto di vista business – ed attività che la gente trova interessanti e stimolanti. <strong>Se un&#8217;azienda possiede già delle business metrics tramite le quali i dipendenti percepiscono benefici per loro stessi, allora la gamification assume un significato maggiore sia per loro che per l&#8217;azienda</strong>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Il modo in cui la gamification si esprime aiuta a comprendere come la gente svolge il proprio lavoro. Queste metriche saranno visibili, dando ai dipendenti di vedere come i loro colleghi lavorano. Ma c&#8217;è di più: può stimolare lo spirito competitivo, e la competizione stessa è un elemento portante del capitalismo. In questo senso la gamification prende spunto dall&#8217;essenza del capitalismo, per far sì che ognuno esprima il proprio valore.</p>
<p><em>– Fino a che punto la reputazione di un&#8217;azienda può essere influenzata dal crowdsourcing e dai processi di co-creazione che coinvolgono i consumatori? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">La co-creazione si focalizza in particolare nell&#8217;innovazione di prodotto o servizio, rimpiazzando i vecchi metodi di raccogliere le opinioni sui prodotti. Per risponderti, l&#8217;impatto nella reputazione dell&#8217;azienda è relativo a quanto l&#8217;azienda stessa da peso allo sviluppo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">È bene avere la giusta prospettiva su questo: un&#8217;azienda che non crea nuovi prodotti, o semplicemente propone gli stessi servizi a nuovi clienti, avrà un basso livello di co-creazione. Ad esempio, una casa di cura o un ospizio in genere non hanno bisogno di creare un nuovo servizio, ma di continuare a proporre quello che fanno già, sempre al meglio. Le aziende di consumer electronics, invece, dipendono moltissimo dallo sviluppo di nuovi prodotti: la loro reputazione si basa su quello.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>La co-creazione non è l&#8217;unico motivo su cui basare la reputazione di un&#8217;azienda</strong>. Essa deriva da un insieme di quello che la gente pensa sui prodotti e servizi (che segue la fase di creazione degli stessi); di come vengono gestiti i servizi al cliente; di come l&#8217;azienda si interfaccia con altre realtà, con partner e competitor, e di come lavora con le comunità ed i governi.</p>
<p><em>– Quali sono secondo te i KPI più importanti per misurare e valutare l&#8217;attività dei brand online? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Trovo che sia difficile rispondere a questa domanda, perché ci sono diversi contesti a cui potrebbe essere applicata. Come avrò modo di ribadire, <strong>le attività online dipendono sempre dall&#8217;area di business che si considera</strong>. Le attività di marketing sono molto diverse dalle attività di vendita, o di servizio al cliente.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Anche in questo caso, il discorso cambia a seconda della prospettiva: se si considera quello che è importante per il singolo consumatore, allora bisogna pensare al livello di engagement e di soddisfazione, a prescindere dalla funzione di business. Se si considera quello che è importante per il brand, allora bisogna guardare ai KPI ad un livello aggregato: quanto coinvolgimento è stato creato tra un determinato segmento demografico e &#8220;psicografico&#8221;, in un determinato territorio ed in relazione agli obiettivi di vendita, e nei confronti della famiglia di prodotti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Credo sia troppo dispersivo ragionare sui semplici KPI: i KPI dipendono moltissimo dal punto di vista attraverso il quale si sta analizzando l&#8217;attività.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8560" title="rawn shah" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/ShowCover.jpeg" alt="rawn shah" width="377" height="560" /></p>
<p><em>– In che modo la collaborazione tra dipendenti può cambiare l&#8217;immagine esterna di un&#8217;azienda? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">L&#8217;immagine aziendale può essere cambiata in vari modi: dentro l&#8217;azienda, all&#8217;interno della cerchia dei business partner, e fuori, agli occhi di consumatori e pubblico. Affinché i dipendenti possano cambiarne l&#8217;immagine, va considerato con chi interagiscono.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Per migliorare il livello di soddisfazione dei lavoratori, e far sì che lavorino con passione, bisogna metterli in condizione di lavorare tra loro facilmente, e creare successo. I dipendenti spesso si lamentano, e condividono la loro frustrazione gli uni con gli altri. <strong>Questo viene visto in una luce negativa, finché non ci si rende conto che l&#8217;azienda può muoversi in maniera pro-attiva ed individuare aree nelle quali possono aiutar</strong>e.</p>
<p style="padding-left: 30px;">TD Bank in Canada, ad esempio, viveva questo tipo di situazioni quando pianificavano l&#8217;estensione dei giorni lavorativi per poter tenere aperti i loro uffici anche la domenica. Aprendo un canale comune dove i dipendenti potevano condividere le loro preoccupazioni, <strong>sono stati in grado di trasformare la frustrazione in entusiasmo</strong>, e servire al meglio i loro clienti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Allo stesso modo, per migliorare l&#8217;immagine agli occhi dei partner, si può guardare quello che ha fatto <a href="http://www.supplier-connection.net/SupplierConnection/index.html" target="_blank">Supplier Connection</a>, un consorzio di decine di grandi imprese globali che aiutano i piccoli business locali ad entrare in contatto con le grandi realtà e diventare potenziali fornitori. L&#8217;obiettivo è di spingere le piccole aziende ad avere successo, aiutando l&#8217;intera economia a crescere.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gqmkca9A-98">http://www.youtube.com/watch?v=gqmkca9A-98</a></p>
</p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo me sono questo tipo di iniziative – dove un gruppo viene coinvolto con un livello di collaborazione molto profondo – a migliorare la reputazione e l&#8217;immagine di un&#8217;azienda.</p>
<p><em>– Quale sarà l&#8217;evoluzione del Social CRM?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Io credo che la gente abbia una visione un po&#8217; troppo preconcetta del social CRM. Molti pensano a quanto il social business impatterà nel customer service, mentre altri possono pensare a che ripercussioni avrà nel marketing. Ed altri ancora potrebbero considerare la relazione con lo sviluppo di prodotto.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Dobbiamo invece pensare nell&#8217;ottica di <strong>tutti i modi </strong>in cui un consumatore può interagire con un&#8217;azienda (Rawn mi ha chiesto di mettere il &#8220;tutti&#8221; in grassetto, ndr). La realtà è che si tratta di un argomento così grande perché copre tantissime funzioni di business, tutte assieme: marketing, vendite, customer service, innovazione, relazioni con i partner e con la community, responsabilità civile e sociale.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Nel modello aziendale attuale, ci sono generalmente diversi dipartimenti con diverse funzioni, spesso controllate da diversi manager e sottostanti alla logica dei &#8220;silos&#8221;, non di rado limitati dalle &#8220;politiche aziendali&#8221;. Dall&#8217;altra parte <strong>abbiamo però un consumatore che si aspetta di interagire con una singola organizzazione</strong>. Egli non considera le diverse agende, le tempistiche di ogni reparto, la mancanza di comunicazione, i database separati e tutti gli altri fattori.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ricordiamo anche che servire il cliente al meglio può anche significare non favorire allo stesso tempo la comunità – si pensi a come si possa migliorare di molto un prodotto recando però danno all&#8217;ambiente. Si tratta di trovare un equilibrio tra processi diversi e complessi, che vanno oltre il semplice servizio al consumatore. Ho scritto molto spesso di questi temi su Forbes, dei cambiamenti in corso ai fondamenti stessi del business.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Il prossimo futuro del CRM è di unire assieme queste funzioni; nel lungo periodo, invece, saremo obbligati a ripensare radicalmente la natura del nostro business</strong>.</p>
<p><em>– Thank you Rawn!</em></p>
<p>Credo che anche solo alcuni dei punti che Rawn è riuscito a toccare valgano il prezzo del biglietto per il Social Business Forum&#8230; ci vediamo a giugno!</p>
<p>Emanuela Zaccone</p>
<p><em>Potete trovare l&#8217;intervista in lingua originale a questo link: <a href="http://www.youngdigitallab.net/social-media/waiting-for-social-business-forum-interview-with-rawn-shah/" target="_blank">Waiting for Social Business Forum: interview with Rawn Shah</a>.</em></p>
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		<title>La riscoperta dell’acqua calda: appunti per una strategia di acquisizione</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/social-media/la-riscoperta-dellacqua-calda-appunti-per-una-strategia-di-acquisizione/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Gavazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiamo da un presupposto fondamentale: chi scrive considera molto limitante la classificazione di Internet come “mass-medium”. La summa delle sue caratteristiche (tecnologiche, sociologiche, morfologiche) lo rende piuttosto simile ad un “meta-medium”, una sovrastruttura che va oltre le specificità del singolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8546" title="web strategy" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/web-strategy1.png" alt="web strategy" width="419" height="362" /></p>
<p>Partiamo da un presupposto fondamentale: chi scrive considera molto limitante la classificazione di Internet come “mass-medium”.</p>
<p><span id="more-8532"></span>La summa delle sue caratteristiche (tecnologiche, sociologiche, morfologiche) lo rende piuttosto simile ad un “meta-medium”, una sovrastruttura che va oltre le specificità del singolo mezzo ed al cui interno coesistono diverse anime. Questa premessa tendente alla supercazzola vuole semplicemente ribadire <strong>come sia praticamente impossibile delineare un approccio unico</strong>, perfetto ed incontrovertibile al mondo della comunicazione online.</p>
<p>E questo dilemma è già stato esplorato varie volte in queste pagine: il web marketing di oggi <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/internet-mix-tra-display-e-social-il-web-e-solo-2-0/" target="_blank">vive più di display o di social</a>? Il vero successo lo si ottiene <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/futuro-del-marketing-online-influencer-advertising/" target="_blank">con i contenuti o con l&#8217;investimento media</a>?</p>
<p>Mai come oggi le possibilità offerte dal web rendono la comunicazione digitale simile a plastilina, come tale forgiabile secondo gli obiettivi, le risorse e le necessità del soggetto comunicante. Il mezzo non determina a priori le strategie di comunicazione da adottare. Online lo stesso identico strumento può essere utilizzato per il perseguimento di obiettivi profondamente dissimili.</p>
<p>Pensiamo ad esempio all’attività pubblicitaria svolta all’interno dei motori di ricerca (SEM): essa può garantire, tramite la scelta di determinate keywords e specifiche aree semantiche, l’associazione ad <strong>una determinata sfera valoriale</strong>, secondo una logica prettamente di branding; allo stesso tempo rappresenta <strong>un</strong> <strong>formidabile veicolo d’acquisizione</strong>, esempio più tangibile di un approccio “a performance” del web.</p>
<p>Obiettivi dissimili, ma non dissociati, è bene sottolineare.</p>
<p>Il discorso di fondo è il seguente: un processo di acquisizione comporta una serie di fasi successive, che vanno dalla conoscenza all’acquisto, spostandosi da un piano informativo alla prova concreta del prodotto/servizio. Un funnel ad imbuto, tipicamente.</p>
<p><strong>La vera “rottura” del web </strong>rispetto alla storia del marketing e dell’advertising è che, all’interno di un medesimo universo multipiattaforma, <strong>ciascuna di queste fasi può essere affrontata usando un’ampia gamma di strumenti dedicati</strong>, ciascuno avente determinate prerogative, individuando con estrema esattezza le abitudini ed il comportamento del proprio target ed interagendo compiutamente con esso in diversi modi e tempi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8533" title="web marketing funnel" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/web-marketing-funnel.png" alt="web marketing funnel" width="434" height="453" /></p>
<p>Pensiamo alla visibilità display: quante volte abbiamo sentito celebrazioni liturgiche per la morte del banner? In realtà questo è un assunto totalmente errato, che parte dal presupposto che la visibilità display sia gestita in maniera totalmente uniforme ed indistinta.</p>
<p>Il re-targeting (= hai visto il mio sito, ti becchi il mio banner) ha percentuali di click e di conversione molto elevate, ed <strong>al momento risulta tra gli strumenti di conversione più efficace</strong>, nonostante a volte presenti delle sfumature un po&#8217; dubbie (vedi <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/il-caso-zappos-targeting-retargeting-o-stalking/" target="_blank">il celebre caso di Zappos</a>).</p>
<p>Le tecnologie di audience targeting (= classificazione dell’utenza web a seconda dei suoi comportamenti online) sono sempre più evolute, e consentono di limitare al massimo la dispersione del messaggio. La profilazione su base geografica è ormai disponibile anche a livello di singolo comune: notevole vantaggio per il supermercato all’angolo che vuole farsi conoscere.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8534" title="retargeting" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/retargeting.png" alt="retargeting" width="582" height="229" /></p>
<p>A seconda della fase del processo di acquisizione su cui vogliamo intervenire, andremo a scegliere il formato più visibile ed impattante o quello rivolto alla massimizzazione dei comportamenti d’acquisto.</p>
<p>Provando a semplificare notevolmente il discorso, possiamo individuare tre capisaldi ideali nell’ideazione di una strategia di marketing online vincente:</p>
<ul>
<li>Definizione di un <strong>media mix</strong> appropriato, che rispetti le peculiarità di ciascuna delle fasi del funnel a cui prima si è accennato, individuando gli strumenti più efficaci e le metodologie migliori di utilizzo degli stessi. Un piano media non è un’entità monolitica ed immutabile, anzi, necessita di revisioni costanti ed ottimizzazioni continue, in tempo pressoché reale. Una strategia media impone la definizione di obiettivi e metriche con cui valutarne il raggiungimento; la verifica dei KPI è una fase imprescindibile. Individuiamo le persone a cui vogliamo rivolgerci, e pensiamo ad una sorta di percorso che le accompagni fino al nostro prodotto;</li>
</ul>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-8543" title="facebook ads" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/facebook-ads1.png" alt="facebook ads" width="339" height="202" /></div>
<ul>
<li>La <strong>creatività </strong>è altrettanto importante, strettamente correlata al media e mai fine a se stessa: l’ideazione di un concept è necessariamente vincolata all’obiettivo del messaggio. Questo riguarda tutti i diversi piani in cui si esplica il “pensiero creativo” online: dalla realizzazione di banner ai testi di annunci sponsorizzati, fino alle icone dei Facebook Ads. L’idea più figa del mondo, se concepita in maniera avulsa dal contesto in cui verrà pubblicata, rimarrà soltanto un embrione.</li>
</ul>
<ul>
<li>Presidio dei <strong>canali social</strong>: creazione di un “hub” composto dalle varie properties online (Facebook fan page, account Twitter, canale Youtube, Flickr…), attraverso cui veicolare contenuti e stabilire un rapporto diretto con il proprio pubblico, effettivo o potenziale. Rispetto al funnel di cui prima, il mondo social si pone come una realtà trasversale alle diverse fase: permette di farci conoscere, di trasmettere informazioni e comunicare il prodotto/servizio in maniera “non convenzionale”, di raccogliere feedback ed istituire una sorta di “CRM evoluto”; consente soprattutto di stabilire una comunicazione biunivoca con le persone, vero fulcro delle meccaniche partecipative del web. Non è possibile realizzare una strategia senza tenere in debita considerazione le persone.</li>
</ul>
<p>C’è un elemento, infine, che esula da questo discorso ma che a conti fatti è altrettanto importante: <strong>la voglia di esplorare, di conoscere, di approfondire</strong>. Siamo di fronte ad un’opportunità incredibile: un universo in progressivo svelamento ed in mutamento continuo, del quale noi stessi siamo i fautori.</p>
<p><strong>La professionalità e la formazione sono indubbiamente aspetti basilari per operare in questo settore</strong>, ed in un futuro prossimo saranno fattori decisivi per capire chi davvero è meritevole di fiducia e chi si fregia del titolo di “esperto” senza averne alcun titolo.</p>
<p>Allo stesso tempo, tuttavia, è necessario essere consapevoli che il nostro attuale bagaglio di conoscenze domani non sarà più sufficiente, perché sarà comparso un nuovo strumento, un’altra opportunità, e bisognerà smontare il nuovo “giocattolo” per carpirne i meccanismi.</p>
<p>Personalmente è il motivo per cui amo questo mondo, nonché il motivo per cui ho deciso di farne un lavoro. E voi?</p>
<p>Federico Gavazzi</p>
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		</item>
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		<title>Turismo e social media: la strategia multimediale della Svizzera</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/case-history/turismo-social-media-e-contadini-la-strategia-multimediale-della-svizzera/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 12:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jessica Noguez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è il paese che meglio si auto-promuove nei social media? Avete indovinato: la Svizzera. A novembre dell&#8217;anno scorso, qui su YDL, vi parlammo di un posto chiamato Obermutten, un piccolo villaggio da 80 abitanti, che aveva iniziato a stampare ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8474" title="turismo-social-media-svizzera" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/turismo-social-media-svizzera.png" alt="turismo-social-media-svizzera" width="517" height="379" /></p>
<p>Qual è il paese che meglio si auto-promuove nei social media? Avete indovinato: la Svizzera.</p>
<p><span id="more-8473"></span>A novembre dell&#8217;anno scorso, qui su YDL, vi parlammo di un posto chiamato <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/online-2-offline-facebook-business-storytelling-welcome-to-obermutten/" target="_blank">Obermutten</a>, un piccolo villaggio da 80 abitanti, che aveva iniziato a stampare ed appendere per le strade tutte le foto dei loro fan su Facebook. Che grazie a questa iniziativa sono diventati più di <a href="http://www.facebook.com/obermutten" target="_blank">17 mila</a>.</p>
<p>La campagna è stata un gran successo: <strong>oltre 60 milioni di persone in giro per il mondo hanno sentito parlare di Obermutten</strong>, ed il traffico al sito è aumentato del 250%. Ecco un video che racconta tutti i risultati dell&#8217;iniziativa:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=e91c0mWP960">http://www.youtube.com/watch?v=e91c0mWP960</a></p>
<p></span></p>
<p>Oggi voglio tornare a parlare di Svizzera e social media, perché stanno facendo delle cose davvero degne di nota. Ed anche perché il settore della promozione turistica nel social web è in fortissima evoluzione: pensiamo a <a href="http://blog.firstchoice.co.uk/conflict-of-pinterest-infographic/#/lv" target="_blank">Conflict of Pinterest</a>, la campagna lanciata dall&#8217;agenzia di viaggi inglese First Choice per determinare quale sia il paese più bello al mondo secondo gli utenti di Pinterest e Twitter&#8230; con risultati molto interessanti!</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="conflict of pinterest" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/conflict-of-pinterest.png" alt="conflict of pinterest" width="506" height="347" /></p>
<p>Bene, torniamo alla Svizzera: nel 2009 l&#8217;ufficio del turismo locale lanciò su Youtube la campagna &#8220;We do whatever it takes to make your holidays perfect&#8221;, ossia &#8216;Faremo di tutto per rendere le vostre vacanze perfette&#8217;. I protagonisti erano due tipici allevatori svizzeri,  Sebi e Paul, che facevano del loro meglio per rendere indimenticabile l&#8217;esperienza per i turisti da tutto il mondo. Con un risultato piuttosto divertente:</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Q6MK0S2Vcc0">http://www.youtube.com/watch?v=Q6MK0S2Vcc0</a></p>
</p>
<p>La campagna è stata riproposta nel 2010, con Sebi e Paul ancora più duramente impegnati a rendere la Svizzera il posto ideale dove passare le vacanze estive:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://youtu.be/nz3Xjht0eV4">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=nz3Xjht0eV4">http://www.youtube.com/watch?v=nz3Xjht0eV4</a></p>
<p></a></p>
<p>La maggior parte della gente pensa alle montagne, al cioccolato o alle banche quando pensa alla Svizzera: ma c&#8217;è molto di più!</p>
<p>Ed è questo che i due anziani allevatori vogliono mostrarci: per questo nel 2011 sono tornati all&#8217;attcacco, andando questa volta a scoprire le meraviglie urbane e la nightlife di Ginevra: è fantastico vederli cercare di integrarsi in una città così alla moda e cosmopolita!</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=UD0qCPAY2oU">http://www.youtube.com/watch?v=UD0qCPAY2oU</a></p>
</p>
<p>Bene, dopo l&#8217;irresistibile serie di video, il &#8220;duo alpino&#8221; è diventato così celebre (e virale) che l&#8217;anno scorso l&#8217;ufficio del turismo svizzero ha deciso di<strong> renderli i protagonisti di una campagna su Facebook</strong>. Il titolo è abbastanza chiaro: <a href="http://chat.myswitzerland.com/playMovie.php?language=en">Holidays Without Internet</a>. Sviluppata dall&#8217;agenzia Spillmann/Felser/Leo Burnett, la campagna si basava su un contest per vincere un viaggio nel mezzo dei monti svizzeri, senza distrazioni quali internet o telefono cellulare.</p>
<p><img class="aligncenter" title="facebook tourism" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/facebook-tourism.png" alt="facebook tourism" width="537" height="333" /></p>
<p>La campagna puntava ovviamente agli <em>online addict</em> ed ai <em>Facebook junkie</em>, mettendo in evidenza il fatto che oggi si è sempre troppo connessi, e non si riesce ad apprezzare la vera bellezza del mondo.</p>
<p>Registrandosi tramite Facebook Connect, si potevano vedere Sebi e Paul sbirciare il nostro profilo, e sottolineare quanto tempo passiamo online e quanto invece potremmo passarne all&#8217;aria aperta, a godersi la vita con gli amici &#8216;reali&#8217;.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8513" title="facebook contest" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/facebook-contest.png" alt="facebook contest" width="552" height="122" /></p>
<p>Come ho già detto nel mio precedente post &#8220;<a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/quando-il-social-media-marketing-e-contro-i-social-media/" target="_blank">Quando il social media marketing è contro i social media</a>&#8220;, stiamo iniziando a vedere diverse campagne che invitano a prendersi una pausa dal mondo dei &#8220;social&#8221; per uscire fuori e vivere la vita vera; e questo non può essere che un altro bell&#8217;esempio di questo interessante trend.</p>
<p>Di certo, stiamo parlando di un&#8217;iniziativa che punta a guarire i Facebook-dipendenti&#8230; tramite una campagna su Facebook! E questo ha comportato – oltre ad un breve e temporaneo blocco della campagna da parte di Facebook stessa – una notevole attenzione da parte di media locali ed internazionali.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8521" title="turismo facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/switzerland-facebook1.png" alt="turismo facebook" width="484" height="263" /></p>
<p>Ecco il video che racconta tutta la campagna, mostrando anche gli interessanti risultati in termini numerici di Holidays Without Internet:</p>
<p style="text-align: center;"> 
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=hkwzqzQquPg">http://www.youtube.com/watch?v=hkwzqzQquPg</a></p>
</p>
<p>Oggi, il paese si sta preparando all&#8217;estate 2012: Sebi e Paul sono ancora i protagonisti, e promettono ancora di essere disposti a tutto per compiacere i loro ospiti.</p>
<p>Il nuovo spot punta ancora di più sul concetto di natura: i due personaggi tagliano l&#8217;erba, puliscono fiumi e rocce, ed addirittura trasformano i cani San Bernardo in bagnini!</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=LpCQuzF4dU8">http://www.youtube.com/watch?v=LpCQuzF4dU8</a></p>
</p>
<p>E nel caso abbiate deciso di visitare il paese, l&#8217;ufficio del turismo ha lanciato un&#8217;app gratuita chiamata MySwitzerland, con molte informazioni utili per chi volesse fare una vacanza in quei luoghi. Potete anche seguire il progetto su <a href="https://twitter.com/#!/myswitzerland_e" target="_blank">Twitter</a>, unendovi ai più di 6 mila follower.</p>
<p><img class="aligncenter" title="myswitzerland" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/myswitzerland.png" alt="myswitzerland" width="433" height="281" /></p>
<p>La Svizzera sta usando i social network – mescolati ad un forte senso dell&#8217;umorismo – per promuovere il proprio paese, prendendosi gioco dei suoi stessi cliché e <strong>riuscendo a far funzionare a meraviglia un concetto tipico della comunicazione tradizionale: la (in questo caso le) mascotte</strong>.</p>
<p>E devo ammettere che funziona: io sono una grande fan di Sebi e Paul. Ma dopo aver visto tutti i video, non vorreste andarli a trovare anche voi?</p>
<p>Jessica Noguez</p>
<p><em>Potete trovare il post in lingua originale qui: <a href="http://www.youngdigitallab.net/social-media/between-facebook-and-farmers-switzerland-gets-ready-for-tourist-invasion/" target="_blank">Between Facebook and farmers: how Switzerland got ready for tourist invasion</a>.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.youngdigitallab.com/case-history/turismo-social-media-e-contadini-la-strategia-multimediale-della-svizzera/feed/</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>Sharemap, Bebaloo e Followgram: intervista a Fabio Lalli e Lorenzo Sfienti</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/case-history/sharemap-bebaloo-e-followgram-intervista-a-fabio-lalli-e-lorenzo-sfienti/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Zaccone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non conoscete Fabio Lalli e Lorenzo Sfienti vi siete persi un bel po’ di movimento sulla scena italiana delle startup e del networking. Fabio, infatti, non solo è il fondatore della community Indigeni Digitali ma, insieme a Lorenzo, ha creato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8482" title="intervista" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/intervista.png" alt="intervista" width="521" height="408" /></p>
<p>Se non conoscete <a href="http://fabiolalli.it/" target="_blank">Fabio Lalli</a> e <a href="http://www.lorenzosfienti.com/" target="_blank">Lorenzo Sfienti</a> vi siete persi un bel po’ di movimento sulla scena italiana delle startup e del networking.</p>
<p><span id="more-8477"></span>Fabio, infatti, non solo è il fondatore della community <a href="http://blog.indigenidigitali.com/" target="_blank">Indigeni Digitali</a> ma, insieme a Lorenzo, ha creato tra le altre cose anche <a href="http://followgram.me/" target="_blank">Followgram</a>, probabilmente la piattaforma che meglio di ogni altra ha saputo sfruttare le API di Instagram.</p>
<p>È evidente quindi che quando parliamo di Lorenzo e Fabio ci troviamo davanti a dei veri <em>makers</em>, instancabili creatori di nuovi progetti: intervistammo già Fabio qualche tempo fa, in merito all&#8217;applicazione <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/intervista-a-fabio-lalli-creatore-dell-applicazione-yeplike/" target="_blank">YepLike</a>, ed oggi parliamo dei (quasi) neonati <a href="http://try.sharemap.it/" target="_blank">ShareMap</a> e <a href="http://bebaloo.com/" target="_blank">Bebaloo</a>, entrambi ancora in beta privata.</p>
<p>Vediamo di capire meglio di cosa si tratta.</p>
<p><em>– Ciao Lorenzo: com&#8217;è nata l&#8217;idea per ShareMap e che sviluppi prevedete?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Ciao! L&#8217;idea di Sharemap è nata sviluppando alcune funzionalità di progetti che stavamo seguendo. Avevamo l&#8217;esigenza di misurare la propagazione di alcuni link sui social a partire da un post su un blog o su un sito, così abbiamo pensato di sviluppare delle funzioni in grado di <strong>misurare la propagazione su Facebook e Twitter</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8478" title="Sharemap" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Sharemap.png" alt="Sharemap" width="567" height="200" /></p>
<p style="padding-left: 30px;">Poi come tutte le cose, da cosa nasce cosa, e così è nato Sharemap. Attualmente stiamo monitorando l&#8217;utilizzo degli oltre 500 utenti ai quali abbiamo rilasciato il sistema e stiamo valutando il modello definitivo da rilasciare. Sicuramente pensiamo di rilasciare delle funzionalità PRO ed alcune FREE.</p>
<p><em>– Ciao Fabio. Cos&#8217;è Bebaloo?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Bebaloo, un po’ come nel caso di Sharemap, nasce da riflessioni originatesi durante lo sviluppo e l&#8217;analisi di alcuni progetti integrati con le Facebook page.</p>
<p style="padding-left: 30px;">L&#8217;esigenza principale era quella di monitorare attivamente le pagine ed avere dei report dettagliati sugli utenti, cosa che con le Insight di Facebook non si possono avere. In seguito ci siamo accorti di un secondo problema:<strong> le pagine hanno molti like, ma pochi utenti attivi realmente</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-8481" title="bebaloo" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/bebaloo.png" alt="bebaloo" width="500" height="222" /></p>
<p style="padding-left: 30px;">Bebaloo si sviluppa quindi su tre componenti principali proprio per risolvere questi due problemi: la reportistica, un sistema di engagement ed un sistema di gamification.</p>
<p><em>– ShareMap e Bebaloo possono offrire nuove ed utili soluzioni per chi si occupa di Social Media Analysis: come pensate di far circolare i prodotti? Realizzerete delle versioni customizzabili?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo noi questi due prodotti possono sicuramente dare un supporto a chi si occupa di Social Media Analysis, soprattutto per progetti non molto grandi. Non pensiamo di metterci in concorrenza con altri tools con nomi più importanti dei nostri. Attualmente puntiamo a diffondere questi due prodotti tramite viralizzazione, inviti e probabilmente in advertising, ad una fascia di utenti che probabilmente non ha bisogno di un sistema più complesso e sofisticato.</p>
<p><strong>– </strong><em>Anche Followgram sta andando benissimo: qual è secondo voi la chiave di tanto successo e che curva di adozione prevedete per ShareMap e Bebaloo?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Followgram sta crescendo molto soprattutto dall&#8217;uscita di Android e dalla notizia dell&#8217;acquisizione di Instagram da parte di Facebook.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo noi il &#8220;piccolo&#8221; successo di Followgram è derivante sicuramente dal fatto che abbiamo intercettato una esigenza: avere una vanity url per mostrare le foto ad altri utenti e rendere disponibile un follow button per i blog. Poi da quello abbiamo iniziato a lavorare ad altro e a breve uscirà la nuova versione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8480" title="Followgram" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/Followgram_EZ.png" alt="Followgram" width="596" height="397" /></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Oggi siamo a circa 170.000 utenti e stiamo crescendo molto velocemente</strong>. Riguardo Sharemap e Bebaloo ci auguriamo possano crescere velocemente anche loro, dopo tutto &#8230; sono anche loro nostri figliocci! <img src='http://www.youngdigitallab.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>– </strong><em>Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nello sviluppo dei tools? Che ruolo ha avuto la community di Indigeni Digitali?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">In linea generale le difficoltà più grandi le abbiamo incontrate su alcuni malfunzionamenti delle API. Nello specifico di Bebaloo abbiamo trovato dei bug su alcune chiamate alle Open Graph. Problemi che abbiamo segnalato tra l&#8217;altro a Facebook e che sono in via di risoluzione. Che ruolo ha avuto la community di Indigeni? Beh, sicuramente è uno dei posti dove abbiamo avuto modo di confrontarci sullo sviluppo ed avere feedback e suggerimenti.</p>
<p><em>– Grazie ad entrambi… e in bocca al lupo!</em></p>
<p>Se intanto volete testare Bebaloo e ShareMap potete richiedere l’accesso alla beta. La conversazione continua comunque qui e all’interno della community di Indigeni. Lasciateci le vostre opinioni: che features vorreste vedere su queste piattaforme?</p>
<p>Emanuela Zaccone</p>
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		</item>
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		<title>Piccoli budget e grandi numeri: intervista a Denizen, &#8220;social company&#8221; di Los Angeles</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/case-history/piccoli-budget-e-grandi-numeri-intervista-a-denizen-social-agency-di-los-angeles/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 12:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio d&#8217;anni fa, ad un evento di networking a Los Angeles, incontrai tre ragazzi che stavano per aprire un&#8217;agenzia creativa. Oggi – dopo svariati milioni di views delle loro campagne su Youtube – abbiamo avuto l&#8217;occasione di intervistarli per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="denizen" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/denizen3.png" alt="denizen" width="500" height="415" /></p>
<p>Un paio d&#8217;anni fa, ad un evento di networking a Los Angeles, incontrai tre ragazzi che stavano per aprire un&#8217;agenzia creativa. Oggi – dopo svariati milioni di views delle loro campagne su Youtube – abbiamo avuto l&#8217;occasione di intervistarli per Young Digital Lab!</p>
<p><span id="more-8493"></span>Denizen è una <a href="http://www.denizencompany.com/" target="_blank">social media &amp; content agency</a> che si trova a Culver City, Los Angeles. Nei loro due anni di attività hanno dato vita a diverse campagne online, <strong>compresa la hit virale Bug Circus per Snapdragon</strong>, caratterizzate da grandi riscontri a fronte di bassi budget.</p>
<p>I ragazzi di Denizen sono molto ferrati nel viral marketing&#8230; ma sanno anche molto bene come funzionano i virus veri e propri: e lo hanno dimostrato nel video &#8220;<a href="http://vimeo.com/28678862" target="_blank">How a Virus Changes the World</a>&#8220;, nominato ai TED Awards e presente tra i contenuti speciali del film Contagion, prodotto da Warner Bros. e Participant Media nel 2011.</p>
<p>Dategli un&#8217;occhiata; e quando avrete finito, possiamo iniziare con l&#8217;intervista!</p>
<p><em>– Ciao ragazzi! C&#8217;eravamo incontrati nel lontano 2010, e stavate per partire: in quanti siete ora? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Ciao Guido! Denizen è stata creata nell&#8217;estate del 2010 da Joe Matsushima, Amy Matsushima, e Joel Jensen. Siamo partiti in tre, con circa 1.000 dollari. È una delle cose belle del nostro tempo: con internet, il mobile e tutte le tecnologie a disposizione, tre nerd sono riusciti a creare lavoro per altre persone! Ora siamo in sei, e lavoriamo felicemente assieme con l&#8217;obiettivo di crescere ancora.</p>
<p><img class="aligncenter" title="denizen agency los angeles" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/denizen.png" alt="denizen agency los angeles" width="459" height="344" /></p>
<p><em>– Parliamo di quello che fate: oltre al lato creativo, siete molto forti nella fase di seeding. Ci sono regole specifiche da seguire per favorire la viralità? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Il seeding è parte integrante del nostro lavoro, assieme alla creatività; il contesto nel quale la gente vede i contenuti conta tanto quanto il contenuto stesso. Appena ci viene un&#8217;idea, pensiamo subito a quanto <em>seedable </em>è. Qual è il titolo?<strong> A cosa reagirà il pubblico e come?</strong> A chi lo manderemo, e perché un blogger dovrebbe parlarne?</p>
<p style="padding-left: 30px;">Non è possibile &#8220;rendere&#8221; un video virale semplicemente con il seeding. Quello che puoi fare, però, è dargli la migliore possibilità di finire davanti ai giusti influencer e al giusto pubblico, con un rapido – e ben coordinato – push. Si può creare la sensazione: questo video sarà un successo perché l&#8217;ho visto nel blog X, Y e Z. Questo può creare la massa critica per esplodere.<br />
<em></em></p>
<p><em>– Ed in tutto ciò che ruolo hanno i social media?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo noi, i social media sono semplicemente i mezzi. Ogni piattaforma che la gente usa per interagire con dei contenuti è un medium sociale. La radio e la TV l&#8217;hanno fatto da sempre, ed internet è nato su queste basi. Quello che i social media possono aggiungere è sicuramente una migliore selezione editoriale e di creazione del contenuto&#8230; condiviso dai tuoi amici, dal tuo blog o celebrity preferita, da chiunque sia rilevante per te.</p>
<p style="padding-left: 30px;">La cosa migliore di tutto ciò è che in qualche modo livella il terreno, offrendo la possibilità a budget medio-piccoli di avere la stessa visibilità dei super budget, e da molto valore al processo virale. I media tradizionali funzionano in modo semplice: più soldi, più views. <strong>Il processo virale, invece, si basa sulla rilevanza sociale. Sul merito, volendo</strong>. È impossibile calcolare o prevedere la massima esposizione che un contenuto può raggiungere, perché non ha limiti. E questo è il bello dei social media come piattaforma di contenuti!</p>
<p><em>– La campagna Bug Circus per Snapdragon (Qualcomm) è stata un grande successo in tutto il mondo: raccontateci come vi è venuta quella idea!</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;">Grazie, ci fa piacere vi sia piaciuta. L&#8217;idea è venuta dal bisogno del cliente di trovare un modo divertente e &#8216;social&#8217; di parlare di efficienza energetica nei processori dei telefoni. Non certo la cosa più eccitante al mondo – ma volendo piuttosto cool e molto importante dal lato tecnico.</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;">Avevamo bisogno di coprire il gap trovando il modo giusto di parlare di consumo energetico. Qualcosa di facilmente accessibile, divertente, strano, e che fosse in grado di comunicare onestamente: &#8220;Questo oggetto ha bisogno di poca energia per funzionare&#8221;. E – causa i molti anni passati a perdere tempo su internet&#8230; – sapevamo che i piccoli generatori auto-alimentati, quelli fai da te, in certi casi <strong>avevano dato vita a dei meme divertenti, di quelli che piacciono alla gente</strong>.</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;">Per convogliare il messaggio giusto siamo scesi alla dimensione micro, usando gli insetti per alimentare uno smartphone, allo scopo di sparare uno scarafaggio da un cannone durante il climax finale. Così è nato il Bug Circus Generator.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CPwDkVnF-YQ">http://www.youtube.com/watch?v=CPwDkVnF-YQ</a></p>
</p>
<p><em>– La campagna era integrata con altre attività nel digitale? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Abbiamo creato una Facebook tab con delle infografiche che mostravano la quantità di mantidi religiose su monocicli (praying mantises on unicycles, in termine &#8220;scientifico&#8221;, riassunto nella formula PMUs!) necessarie per dare energia ad altri device, come un computer o una macchina elettrica. <strong>Abbiamo chiamato un ingegnere per fare tutti i calcoli, è stato molto divertente</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img title="bug circus" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/05/bug-circus1.png" alt="bug circus" width="505" height="558" /></strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Crediamo sia sempre necessario affiancare ad una campagna video dei contenuti correlati, anche su una semplice Facebook tab, per far crescere la community, estendere l&#8217;esperienza su più media, e mantenere il canale Facebook interessante. <strong>Fornire insomma del materiale</strong><strong> ai community manager, dando ai fan qualcosa di curioso da seguire e guardare</strong> – al di là dei semplici status simpatici o informazioni di prodotto, che alla lunga diventano prevedibili.</p>
<p><em>– Che misure avete adottato per determinare il successo del video?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">I social media ci danno molte metriche da considerare. Visualizzazioni, post nei blog, commenti, Like, tweet, share, e tutte le informazioni demografiche, tanto per dirne qualcuna. Abbiamo un tracking system che ci permette di vedere come la gente reagisce, ed in che modo viene recepito il messaggio del brand. È uno spettro molto più ricco di quello offerto dai media tradizionali, ovviamente.</p>
<p><em>– La campagna &#8220;Guy catches laptop with his butt&#8221; per i computer MSI è stato un altro interessante successo virale: come ha reagito il cliente quando gli avete parlato dell&#8217;idea creativa? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Grazie per l&#8217;apprezzamento! Quella è stata davvero una storia interessante. Ad essere sinceri, <strong>pensavamo fosse un&#8217;idea tanto forte quanto rischiosa</strong>. Sappiamo che sarebbe stata polarizzante: o ridi o la consideri stupida. Però è questo il bello dell&#8217;idea, e sapevamo che avrebbe preso il volo.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=oiNaadVOQEM">http://www.youtube.com/watch?v=oiNaadVOQEM</a></p>
</p>
<p style="padding-left: 30px;">Siamo stati sorpresi nello scoprire che al cliente piaceva molto, ed aveva molta voglia di vederla realizzata: in un certo senso loro ci hanno spinto più di quanto non li abbiamo spinti noi! È bellissimo che ci siano brand disposti a mettersi in gioco, a rischiare.</p>
<p><em>– Come ha funzionato il seeding in questo caso? Ho visto che un sacco di gente ha messo quel video su Youtube!</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Il budget era talmente piccolo che abbiamo puntato tutto sui contatti organici, mandando mail ai blogger. Il fatto che <strong>avevamo qualcosa di interessante, dirompente, che corrispondeva allo schema di molti meme online</strong> <strong>(&#8220;guy throws X into Y&#8221;)</strong> ci ha aiutato molto per avere la trazione iniziale, che è cresciuta fino a diventare un grande successo. Abbiamo a malapena dovuto muoverci&#8230; è praticamente partita subito. Ad un certo punto era così popolare che anche i blogger a cui il video non piaceva si son sentiti in dovere di postarlo, perché tutti glielo segnalavano!</p>
<p><em>– Che tipo di risultati avete avuto? E che tipo di risultato pensate che MSI abbia avuto in termini di visibilità? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Il video è stato visto circa 5 milioni di volte online. È stato mostrato su TV nazionali come G4, FijiTV, NBC, MTV ed altre. È stato incluso i diverse liste dei &#8220;video più belli/divertenti/virali dell&#8217;anno&#8221;, come su Gawker, <a href="http://mashable.com/2009/08/12/guy-catches-laptop-with-his-butt/" target="_blank">Mashable</a>, perfino nel Washington Post. Il fatto è che MSI ha avuto una grandissima esposizione, ma a nostro avviso avrebbe dovuto continuare a produrre contenuti nel tempo, scolpendosi addosso un&#8217;identità originale; insomma tenere la gente &#8216;sintonizzata sul loro canale&#8217;, insistere e diffondere la loro cultura dopo il successo iniziale.</p>
<p>– <em>Ultima domanda: diteci tre caratteristiche necessarie che un contenuto deve avere per diventare virale! </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">1.) <strong>Creare un &#8216;pitch&#8217; semplice</strong>, che possa essere espresso dal titolo. Ad esempio “Il ragazzo che prende il laptop col sedere&#8221;, &#8220;Incontro ravvicinato con un leone marino&#8221;, oppure che so, &#8220;Un bambino sventa miracolosamente una rapina&#8221;; ed il video si deve limitare a quel contenuto. Serve che la gente sia spinta a guardare, a capire perché stanno premendo play. Non bisogna lasciare il tempo di distrarsi: non si può farli andare via (letteralmente <em>to click away</em>) prima che arrivino alla parte migliore.</p>
<p style="padding-left: 30px;">2.) <strong>Essere accessibili a tutti</strong>, puntando sul visual ed eliminando il linguaggio parlato per quanto possibile. Per due ragioni: il mondo è grande e servono contatti da ogni paese, anche dove l&#8217;inglese non è molto parlato. Poi perché buona parte del vostro pubblico guarda video interessanti per rompere la monotonia del lavoro, e non sempre possono far rumore. Quindi la musica ed i dialoghi non devono essere il vostro punto forte!</p>
<p style="padding-left: 30px;">3.) <strong>Adattarsi al medium</strong>. Dobbiamo ricordarci sempre che la gente vede i nostri contenuti nel contesto di tutte le altre cose che stanno facendo su internet. Bisogna inserirsi in quel flusso, piuttosto che pensare di imitare quello che vediamo in TV o al cinema. La chiave del successo è il partecipare alla <em>desired web experience</em> giornaliera della nostra audience in modo armonioso, senza rotture. Una cosa &#8220;seamless&#8221;, insomma.</p>
<p>– <em>Grazie mille!</em></p>
<p>Guido Ghedin</p>
<p><em>Qui potete trovare l&#8217;intervista in lingua originale: <a href=" http://www.youngdigitallab.net/social-media/interview-with-denizen-the-social-campaign-company-made-in-la/" target="_blank">Between marketing and memes: interview with Denizen, the social campaign company Made in LA</a>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pimkie e Kaleidoscope: quando le app dettano la moda</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/social-media/pimkie-e-kaleidoscope-quando-le-app-dettano-la-moda/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/pimkie-e-kaleidoscope-quando-le-app-dettano-la-moda/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 14:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Masoero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Il web e la moda hanno sviluppato negli ultimi anni una relazione sempre più stretta e strutturata. Andiamo a vedere due esempi recenti di come questo si possa concretizzare in una semplice applicazione da scaricare sul telefono. Strumenti effimeri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8449" title="fashion app" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/fashion-app.png" alt="fashion app" width="430" height="382" /></p>
<p>Il web e la moda hanno sviluppato negli ultimi anni una relazione sempre più stretta e strutturata. Andiamo a vedere due esempi recenti di come questo si possa concretizzare in una semplice applicazione da scaricare sul telefono.</p>
<p><span id="more-8434"></span></p>
<p>Strumenti effimeri e estemporanei (Leopardi docet), si sono messe l’uno al servizio dell’altra, generando progetti e idee volte a rafforzare il legame coi consumatori finali, a viziarli e coccolarli con servizi extra, innovativi, utili, divertenti e engaging.</p>
<p>Nella mischia si sono buttati grandi marchi (<a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/burberry-lastro-nascente-del-digital-fashion/" target="_blank">Burberry</a> è stato uno dei primi) e piccoli brand di nicchia. La moda più lussuosa e quella più basic, da Prada a Rebecca Minkoff. Le grandi icone del jet set (da <a href="https://twitter.com/therealoliviap">Olivia Palermo</a> a <a href="https://twitter.com/alexa_chung">Alexa Chung</a>, entrambe seguitissime su Twitter) e le ragazze della porta accanto (<a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/teenagers-2-0-i-modelli-da-seguire-sono-sul-web/">vi abbiamo già parlato di Tavi</a>, tredicenne creatrice di <a href="http://www.thestylerookie.com/">The Style Rookie</a>).</p>
<p>Grazie al web, la moda è veramente diventata democratica e – cosa ancora più importante – <strong>si è trasformata in strumento di comunicazione globale bidirezionale, dal marchio agli utenti e viceversa</strong>. Il tutto sempre più in simultanea e in rapporto di co-creazione e partnership.</p>
<p>Il caso più noto è sicuramente Pinterest.</p>
<p>Pinterest è rapidamente diventato – lato corporate – <strong>il nuovo strumento che i brand usano per aumentare la loro aspirazionalità</strong>, per definire la loro identità e per allargare il loro universo semantico. Ma Pinterest è anche uno strumento grassroot, una moodboard on-the-go, con il quale comunicare (per immagini e suggestioni visive) la propria visione del mondo. Il gusto personale viene reso pubblico, comunicato e strutturato.</p>
<p>E chi è bravo, guadagna contratti di promozione (come <a href="http://pinterest.com/ohjoy/" target="_blank">Joy Cho</a>, pinner con quasi 900.000 followers) oppure una special feature su Refinery29, uno dei più importanti portali dedicati alla moda.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8438" title="joy cho" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/joy-cho.png" alt="joy cho" width="565" height="315" /></p>
<p>Ma la crescita più interessante è soprattutto quella in ambito app, con applicazioni che vanno dal brand alla strada e dalla strada al web. Non per niente è da poco nata <a href="http://pinstagram.co/">Pinstagram</a>, che mixa Pinterest e Instagram, per moodboard con foto super filtrate e dall’allure analogica.</p>
<p>Ecco due esempi, uno corporate (<a href="http://www.pimkiecolorforecast.com/">Color Forecast</a> di <a href="http://www.pimkie.it/">Pimkie</a>) e uno grassroot (<a href="http://itunes.apple.com/us/app/kaleidoscope-fashion-inspired/id505876558?ls=1&amp;mt=8">Kaleidoscope</a>).</p>
<h3>Color Forecast by Pimpkie</h3>
<p>Pimkie è un marchio di abbigliamento giovane, cheap e di qualità medio bassa. Senza le ispirazioni catwalk di H&amp;M e lo statuto di brand low cost ma molto cool di Zara. Di solito, almeno in Italia, le acquirenti tipiche di Pimkie – salvo alcune rare eccezioni – sono ragazze alla ricerca di capi di abbigliamento “usa-e-getta”, da tenere nell’armadio per una stagione e poi via.</p>
<p>Ma ora <a href="http://www.facebook.com/Pimkie" target="_blank">Pimkie</a> vuole diventare altro, ed ha iniziato a strutturarsi con una presenza online molto attenta alle tendenze ed al dialogo con le persone che seguono il brand (quasi 500 mila su Facebook).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8446" title="pimkie facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/pimkie-facebook.png" alt="pimkie facebook" width="470" height="282" /></p>
<p>E si sono inventati Color Forecast, una app desktop e mobile (sistema iOS) che suggerisce che colore scegliere per il proprio dress code, in base alla città e al giorno.</p>
<p>Per ora ci sono tre città in catalogo: Parigi, Milano e Anversa:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8439" title="color forecast" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/color-forecast.png" alt="color forecast" width="577" height="319" /></p>
<p>Sul sito, si può curiosare in un live stream di immagini città per città, mappare le zone dove ogni singolo colore è stato visualizzato e taggato, e poi consultare l’offerta del  Pimkie relativa a quegli stessi colori.</p>
<p>Si possono guardare infografiche e classifiche relativi ai colori più popolari del mese, ai colori che fanno tendenza ora dopo ora.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8441" title="pimkie" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/pimkie.png" alt="pimkie" width="561" height="205" /></p>
<p>Accedendo alla app, si può invece scegliere la città e, per ora, semplicemente verificare i capi suggeriti da Pimkie. È anche possibile impostare un servizio sveglia location-based, per alzarsi ispirate dal colore del giorno, e decidere il proprio outfit in base a quello.</p>
<p>Il meccanismo di registrazione è semplice: una serie di webcam collocate in punti strategici della città registra tutti i soggetti in movimento che rientrano nei loro obiettivi. Vengono considerati solo gli oggetti in movimento, quindi il rosa dei fiori di pesco non verrà –ahimè – considerato nella classifica.</p>
<p>I trend vengono raccolti, filtrati, analizzati e poi associati ai capi di Pimkie, trasportando il brand verso una nuova frontiera di produzione e servizio al consumatore, con suggerimenti in tempo reale, veri, effettivi e funzionali proprio perchè raccolti direttamente dalla realtà e dalle strade.</p>
<h3>Kaleidoscope</h3>
<p>Un’idea simile, ma meno strutturata è quella di <a href="http://itunes.apple.com/us/app/kaleidoscope-fashion-inspired/id505876558?mt=8" target="_blank">Kaleidoscope: Fashion Inspired</a>. Si tratta di una app (solo mobile) che <strong>filtra le migliori foto di street style su Pinterest, lookbook.nu e altri social network </strong>in cui bazzicano un sacco di fashion blogger e ragazze/i di tendenza.</p>
<p>Le migliori foto (le più votate, quelle con rank più alto) entrano nella selezione Kaleidoscope, dove ogni singolo look viene analizzato, capo per capo, proponendo ai fruitori una selezione corrispondente di abiti e accessori (con prezzi diversi e direttamente linkabili e quindi acquistabili), così da poterlo riprodurre a casa.</p>
<p>L&#8217;applicazione, sviluppata da una start-up chiamata Imporia, collega in modo diretto il mondo della foto con il mondo dell&#8217;acquisto, è l&#8217;idea potrebbe in parte ricordare il <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/mango-pionieri-del-product-placement/" target="_blank">product placement in tempo reale di Mango</a>, che ha applicato un concetto molto simile (<em>get the look</em> e, se vuoi, compra) ad una web series.</p>
<p>Kaleidoscope è un&#8217;idea meno complicata e innovativa rispetto a Color Forecast, ma la qualità delle foto proposte, proprio perché finemente scelte all’interno dell’incredibile marasma di fashion blogger e aspiranti tali, è molto alta, quasi editoriale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8442" title="fashion inspired" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/fashion-inspired.png" alt="fashion inspired" width="554" height="401" /></p>
<p>E di base l’obiettivo è lo stesso, trasformare look autoprodotti e creativi in strumenti per incrementare le vendite di marchi specifici, grazie al link diretto con la API e il database di <a href="http://www.shopstyle.com/">Shop Style</a>.</p>
<p>Posto infatti che l’impulso all’acquisto viene sempre di più per ispirazione e contagio memetico non di modelli ultra alti, ma di chi più ci è vicino e – in qualche modo – ci somiglia, poter consultare  app che ti permettono di sapere qual è il colore del giorno a Parigi o che ti danno consigli per riprodurre il look di Olivia Palermo, diventa davvero utile, oltre che culturalmente e socialmente molto interessante.</p>
<p>Francesca Masoero</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Zynga, DrawSomething, Facebook e l&#8217;Asia: tutti i numeri del social gaming</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/social-media/zynga-tra-drawsomething-e-facebook-verso-il-monopolio-del-social-gaming/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Conta per il 15% del fatturato di Facebook. Ruba gli uomini più importanti ai competitor. Compra i giochi di maggior successo. Ed ora si mette in proprio, lanciando una piattaforma web proprietaria. Dove vuole arrivare Zynga, e chi troverà sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8431" title="social gaming" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/social-gaming5.png" alt="social gaming" width="431" height="335" /></p>
<p>Conta per il 15% del fatturato di Facebook. Ruba gli uomini più importanti ai competitor. Compra i giochi di maggior successo. Ed ora si mette in proprio, lanciando una piattaforma web proprietaria. Dove vuole arrivare Zynga, e chi troverà sulla sua strada?</p>
<p><span id="more-8367"></span></p>
<p>Iniziamo con un po&#8217; di cifre, quei numeri roboanti a cui oramai il social web ci ha abituati: all&#8217;interno della piattaforma Facebook, <strong>i giochi di Zynga contano oltre 240 milioni di utenti attivi</strong>, con titoli come CityVille che da solo allieta le giornate di 46 milioni di esseri umani.</p>
<p>L&#8217;azienda ha dichiarato che per il 2012 punta ad un revenue di <a href="http://gadgets.ndtv.com/shownews.aspx?id=GADEN20120200969&amp;Sec=NEWS&amp;nid=203070" target="_blank">1,5 miliardi di dollari</a>; prima dello sbarco al NASDAQ (nel dicembre 2011) ha raccolto 1 miliardo di dollari, raggiungendo poi una valutazione che si aggira attorno ai 7 miliardi di USD, corrispondenti a più di 5 miliardi di euro.</p>
<p>Diciamo che non tutte le aziende arrivano a queste cifre, in meno di 5 anni di attività. Tutto merito della vision di Mark Pincus, quarantenne di Chicago che nel luglio 2007 ha deciso di mettere in piedi la baracca: &#8220;Il nostro sogno è di avere un miliardo di persone che giocano assieme,&#8221; ha <a href="http://www.businessweek.com/articles/2012-03-01/zynga-dumps-the-training-wheels" target="_blank">dichiarato</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8411" title="mark-pincus-zynga" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/mark-pincus-zynga.png" alt="mark pincus zynga" width="472" height="352" /></p>
<p>Facebook ha recentemente dichiarato che circa il 15% del fatturato del primo trimestre 2012 deriva da giochi marchiati Zynga, principalmente dalla vendita di beni virtuali e advertising dentro i giochi.</p>
<p>Ma non di solo Facebook vive il business d&#8217;oro dei social games: come dimostra il grafico qui sotto, oltre il 70% del revenue deriva da altri social network o altre piattaforme.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8424" title="social gaming" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/social-gaming3.png" alt="social gaming" width="480" height="362" /></p>
<p>Forse è anche alla luce di questi numeri che la casa di San Francisco ha deciso di strutturare un proprio hub: ecco dunque <a href="https://zynga.com/" target="_blank">zynga.com</a>, la piattaforma dove Zynga presenta i propri prodotti, ma anche giochi sviluppati da realtà esterne (<a href="http://venturebeat.com/2012/03/08/zynga-unveils-konami-and-others-as-third-party-game-developers/" target="_blank">Konami e Rebellion</a> hanno già aderito).</p>
<p>Questo nuovo hub – ribattezzato zCloud – vedrà comunque, per ora, l&#8217;integrazione con Facebook come caratteristica peculiare: sia per i giocatori (si continueranno ad usare i Facebook Credits) che per l&#8217;azienda stessa, visto che<strong> dovrà girare il 30% dei ricavi a Facebook</strong>, in virtù di un contratto di 5 anni stipulato nel 2010.</p>
<p>Zynga ha sempre dimostrato grande intuito per il business, e non solo all&#8217;interno della piattaforma: l&#8217;anno scorso hanno dato vita negli USA ad un&#8217;azione di co-marketing con la catena di convenience store 7-Eleven, creando la prima esperienza di <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/zynga-farmville-e-lesperienza-di-prodotto-su-facebook/" target="_blank">social gaming integrata online to offline</a>.</p>
<p>E nella primavera dell&#8217;anno scorso hanno aggiunto un membro importante al loro team: John Schappert, strappato alla Electronic Arts, dove era COO. EA che possiede Playfish, casa di sviluppo che con Restaurant City e (soprattutto) Pet Society si pone come uno dei principali competitor di Zynga.</p>
<p>A fine marzo l&#8217;azienda di Pincus 2012 <strong>ha sborsato ben 183 milioni di dollari</strong> (in cash, si intende) per comprare la <a href="http://omgpop.com/" target="_blank">OMGPOP</a> di New York, prima che la loro creatura DrawSomething diventasse <em>too big to control</em>.</p>
<p>Sicuramente Zynga ha messo gli occhi sugli sviluppatori di questo mobile game integrato su Facebook quando – ad appena cinque settimane dal lancio – sono stati raggiunti i 5 milioni di download. O forse quando, nel primo trimestre 2012, hanno superato in termini di utenti attivi Words With Friends, gioco firmato Zynga: <strong>10,8 milioni di user per DrawSomething, contro gli 8,6 di WWF</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8410" title="drawsomething" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/drawsomething.png" alt="drawsomething" width="469" height="547" /></p>
<p>Sebbene non sia ancora sicuro se sia stato un affare o meno (secondo AppData infatti pare che gli utenti siano scesi nell&#8217;ultimo mese da quasi 15 a poco <a href="http://asset3.cbsistatic.com/cnwk.1d/i/tim/2012/05/02/drawsomething.jpg" target="_blank">più di 10 milioni</a>), è sicuramente un segnale molto chiaro: Zynga, un po&#8217; come Facebook, fiuta il mercato e cerca di acquisire tutto quello che potrebbe essergli di intralcio, puntando al ruolo di leader indiscusso nel mercato.</p>
<h3>I competitor nel mondo</h3>
<p>Di certo i competitor esistono e pesano molto, specie se si esce dalla galassia Facebook e ci si sposta in Asia. I numeri non sono poi così diversi: se Zynga conta oggi 240 milioni di utenti, la piattaforma di gaming del colosso cinese di instant messaging e social media <a href="http://memeburn.com/2012/02/tencent-mobile-game-platform-hits-200m-users/" target="_blank">Trencent QQ</a> <strong>ha toccato in febbraio quota 200 milioni di utenti, che si sfidano su tutte le piattaforme mobile</strong>: Symbian, KJava, Android, iOS, Windows Phone 7, e HTML 5.</p>
<p>Per non parlare di GREE, il principale social network giapponese basato su social games, anch&#8217;esso in grado di presentare cifre che lasciano a bocca aperta: ha appena raggiunto i <a href="http://www.intomobile.com/2012/02/06/mobile-social-network-games-gree-hits-190-million-users-aims-1-billion-profits-year/" target="_blank">190 milioni di utenti</a> – <strong>il 90% dei quali connesso via mobile</strong>.</p>
<p>Inoltre, ha acquistato lo sviluppatore iOS Funzio (per oltre 200 milioni di dollari) e la casa produttrice OpenFeint (quella di fruit Ninja, per intenderci). Ma non basta: ha 9 sedi all&#8217;estero e sta progettando – proprio come Zyinga – una piattaforma di gioco globale e aperta a tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8412" title="GREE" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/GREE.jpg" alt="GREE" width="506" height="251" /></p>
<p>Sembra quasi che gli unici a rimanere indipendenti in tutte queste compravendite miliardarie siano stati i finlandesi di Rovio, la casa che ha sviluppato una delle mobile app di maggior successo della storia: Angry Birds, che <strong>nelle sue varie versioni è stato scaricato oltre 700 milioni di volte</strong> e, oltre al recente sbarco su Facebook e Google+, ha dato vita ad un&#8217;infinita serie di partnership estese su più media.</p>
<p>Da quella con la 20th Century Fox per il film RIO a tutto il merchandising derivato dagli uccelli arrabbiati, passando per l&#8217;attrazione a tema in un parco giochi di Changsha, in Cina.</p>
<p>La sfida tra i giganti del social gaming è dunque sempre più aperta, e sempre più su scala globale. È una battaglia combattuta a suon di miliardi di dollari e milioni di utenti.</p>
<p>C&#8217;è molto di più di quello che pensiamo, dunque, dietro a tutti gli inviti che riceviamo per Mafia Wars e Farmville.</p>
<p>Guido Ghedin</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Procter &amp; Gamble: dalle Olimpiadi a Dash, si punta tutto sulle mamme (e su Facebook)</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/social-media/procter-gamble-dalle-olimpiadi-a-dash-si-punta-tutto-sulle-mamme/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 13:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Burns</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ci si comporta nei social media quando non si comunica un prodotto ma una corporation gigante? Uno dei più importanti player del mondo ha scelto una strada precisa: puntare tutto sulla mamma. Procter &#38; Gamble ha lanciato la campagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8378" title="donne social media" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/donne-social-media1.png" alt="donne social media" width="485" height="445" /></p>
<p>Come ci si comporta nei social media quando non si comunica un prodotto ma una corporation gigante? Uno dei più importanti player del mondo ha scelto una strada precisa: puntare tutto sulla mamma.</p>
<p><span id="more-8376"></span>Procter &amp; Gamble ha lanciato la campagna internazionale &#8220;Thank you, mom&#8221; in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012. La campagna è stata ufficialmente inaugurata con il commovente spot “Best Job”, che vuole essere un tributo alle mamme che hanno cresciuto i campioni olimpici.</p>
<p>Ecco il filmato (con sottotitoli in italiano):</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=soCZcHAfP1Q">http://www.youtube.com/watch?v=soCZcHAfP1Q</a></p>
</p>
<p>Il video si può realmente definire un successo internazionale di pubblico e di critica, con moltissime condivisioni nel web e quasi 2 milioni e mezzo di views per il filmato caricato su <a href="http://youtu.be/NScs_qX2Okk" target="_blank">Youtube</a> da P&amp;G.</p>
<h3><strong>Comunicare il gruppo</strong></h3>
<p>È interessante la scelta di comunicare l’intero gruppo P&amp;G invece della singola marca, indice del fatto che <strong>i consumatori stanno cambiando, che leggono le etichette e si informano</strong>. Un cambiamento in questo senso possiamo vederlo anche negli spot Unilever, in cui alla fine si vede il piccolo <a href="http://www.yourlogoresources.com/wp-content/uploads/2011/08/unilever-logo.jpg" target="_blank">logo con la U</a>, rinnovato nel 2004 e composto da 24 diverse icone. Ci avevate fatto caso?</p>
<p>Si va quindi nella direzione di comprare il gruppo, la grande famiglia di brand, considerando quindi la marca assieme a tutte le sue sorelle. Il consumatore si evolve, e con lui la comunicazione. Se vuole essere efficace.</p>
<p>Del resto, se ci pensate, in termini di brand reputation si parla quasi sempre male del gruppo, della corporation; il riferimento alla marca o al prodotto è successivo e secondario. Trasferire la positività del brand – molte casalinghe ad esempio pensano che i prodotti Dash e Ace siano indispensabili – all’intero gruppo è una mossa intelligente.</p>
<h3><strong>Il messaggio (e le sue declinazioni nei social media)</strong></h3>
<p>P&amp;G ha scelto di veicolare un messaggio universale attraverso una comunicazione mamma-centrica, che abbiamo iniziato a notare anche prima del lancio dello spot.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8380" title="procter &amp; gamble facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/procter-gamble-facebook.png" alt="procter &amp; gamble facebook" width="538" height="396" /></p>
<p>Basta dare un’occhiata alla <a href="http://www.facebook.com/pgitalia" target="_blank">pagina Facebook italiana</a>: le mamme a Sanremo, la canzone per la mamma, e la fatidica domanda: a chi vi rivolgete per chiedere aiuto in caso di bisogno?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8390" title="procter &amp; gamble community management" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/procter-gamble-community-management2.png" alt="procter &amp; gamble community management" width="517" height="381" /></p>
<p style="text-align: left;">Il tutto ha portato ad una grande risposta del pubblico, che utilizza la pagina per esprimere il proprio affetto alla figura materna, ed è stato affiancato da un&#8217;intensa attività di raccolta feedback, sempre su Facebook, per monitorare l&#8217;andamento della campagna:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8391" title="sondaggio facebook P&amp;G" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/sondaggio-facebook-PG.png" alt="sondaggio facebook P&amp;G" width="518" height="194" /></p>
<p>Il messaggio si manifesta in tutta la sua emotività nello spot, ed è piuttosto chiaro: la mamma che pulisce, che lava i vestiti, che sgrassa i piatti <strong>fa dei sacrifici per la propria famiglia, ed è per questo che è la nostra eroina</strong>. Il punto non è più quanto brilleranno i bicchieri, avere un bianco che più bianco non si può, liberarci dalla malefica polvere che si insinua nelle fessure più irraggiungibili: se siamo dei campioni il merito è solo suo.</p>
<p>Ne è dunque passata parecchia di acqua sotto i ponti, per l&#8217;azienda che ha inventato il concetto di <em>soap opera</em>: l&#8217;immagine della madre P&amp;G, oggi, si discosta parecchio dalle icone dell&#8217;advertising anni &#8217;50 e &#8217;60, che vedevano la donna dipinta come un oggetto molto carino da esporre, ma poco propenso ad uscire dalla dimensione domestica.</p>
<p>E questo interessante post del <a href="http://www.businessinsider.com/these-modern-ads-are-even-more-sexist-than-their-mad-men-era-counterparts-2012-4" target="_blank">Business Insider</a> ci mostra quanto quel tipo di immaginario non sia del tutto sparito, se andiamo ad analizzare altre realtà.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8394" title="sexist advertising" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/sexist-advertising.png" alt="sexist advertising" width="570" height="330" /></p>
<p>E forse lo possiamo pensare anche guardando il recente <a href="http://www.spotvisor.com/ads/cif-crema-il-pentolone-e-la-corona-30" target="_blank">spot per Cif Crema</a> (Unilever), che fa riferimento ad <strong>una dimensione favolistica impregnata di metafore in cui la mamma è un’eroina perché sgrassa l’inespugnabile pentolone</strong>, e quindi si merita il titolo di regina del reame e della casa. Il risultato è grottesco, se non offensivo (riflessioni più approfondite in questo bel post di <a href="https://giovannacosenza.wordpress.com/tag/unilever-italia/" target="_blank">Giovanna Cosenza</a>).</p>
<p>La multinazionale di Cincinnati ha invece deciso di andare in una direzione diversa: è sempre riconducibile a P&amp;G il capolavoro (sia di advertising che di comunicazione digitale) chiamato <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/old-spice-il-roi-che-puoi-annusare/" target="_blank">Old Spice</a>, dove le regole del commercial televisivo vengono completamente cambiate: <strong>si vende un prodotto da uomo (che diventa un oggetto/stereotipo) ma si parla alle donne</strong>.</p>
<p>Tornando alla campagna per le Olimpiadi, l’attenzione viene spostata da un livello pratico – la classica casa impeccabile – ad un livello carico di valori quali lo spirito di sacrificio, l’amore incondizionato per la famiglia e soprattutto la riconoscenza per ciò che la mamma fa. E poi siamo onesti: chi è che ha una casa impeccabile? Nessuno.</p>
<p>Possiamo vederlo anche con il contest Dash, sempre parte della galassia P&amp;G: il televisivissimo “più bianco non si può” è sostituito da un moderno “più mamma non si può”:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8379" title="dash facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/dash-facebook.png" alt="dash facebook" width="531" height="359" /></p>
<p>Un&#8217;altra declinazione interessante è il Facebook contest <a href="https://www.facebook.com/bounty/app_124549694344908" target="_blank">The mess behind the glory</a> per i rotoloni da cucina Bounty (sempre P&amp;G, questa volta rivolto al mercato USA). Per partecipare bisogna mandare un video che mostri il disordine che si accumula in casa a causa degli allenamenti dei figli.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8383" title="the mess behind the glory" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/the-mess-behind-the-glory.png" alt="the mess behind the glory" width="514" height="385" /></p>
<p>Anche in questo caso, <em>content is king</em>: il messaggio ha una forza emotiva, realistica e universale da riuscire a creare un alto livello di coinvolgimento puntando sia sulle mamme 2.0 sia sui figli adulti riconoscenti e – così com’è stato utilizzato prima della campagna con lo spot catartico per le Olimpiadi – potrà essere usato anche in seguito.</p>
<h3><strong>Nel social web può bastare il messaggio?</strong></h3>
<p>Da quando esiste il marketing su internet, i grandi brand e le corporation hanno capito che non è facile fare i conti con milioni di persone che hanno la possibilità di esprimere la loro opinione negli stessi canali che permettono proprio a grandi brand e corporation di fare milioni e milioni di dollari.</p>
<p>Lo sa bene uno dei principali competitor di P&amp;G, la già menzionata Unilever: nel pieno dell&#8217;esplosione del marketing digitale, il gigante anglo-olandese si vide attaccato su più fronti, in particolare da un articolo del <a href="http://www.boston.com/bostonglobe/editorial_opinion/oped/articles/2007/11/05/a_companys_ugly_contradiction/" target="_blank">Boston Globe</a>, in merito all&#8217;incoerenza dei messaggi di due dei suoi principali brand: Dove e Axe.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="unilever axe vs. dove" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/unilever-axe-vs.-dove.png" alt="unilever axe vs. dove" width="556" height="158" /></p>
<p>Infatti nella metà degli anni 2000, mentre Dove lanciava <em>Campaign for Real Beauty</em>, una <a href="http://youtu.be/iYhCn0jf46U" target="_blank">possente campagna digitale</a> per promuovere l&#8217;immagine della donna vera, reale, bella anche con le rughe o i chili di troppo, Axe continuava a spingere l&#8217;acceleratore sulla donna oggetto, al limite del sex-toy, disposta ad assecondare tutti i desideri dell&#8217;uomo una volta sniffato un po&#8217; di deodorante (qualche mese fa abbiamo parlato proprio della <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/intel-vs-kit-kat-storytelling-vs-campagne-one-shot/" target="_blank">solidità del messaggio di Axe</a> in tutto il mondo ed in tutti i media).</p>
<p>Oggi anche P&amp;G si muove nel mondo digitale, un luogo dove le contraddizioni prima o poi vengono scoperte. E per alcuni anche la loro comunicazione, per quanto ben fatta, non è sufficiente a risolvere tutti i problemi:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8395" title="procter &amp; gamble community management" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/procter-gamble-community-management3.png" alt="procter &amp; gamble community management" width="515" height="627" /></p>
<p>Lo sappiamo tutti: quello che dici e fai nel social web potrà-essere-usato-contro-di-te; e se c’è chi si limita a fare battute sulla severità della mamma, c’è anche chi usa la pagina Facebook di P&amp;G per difendere i diritti degli animali. E lì non c’è spot strappalacrime, canzone o disegno che tenga.</p>
<p>Anche se un buon community management – come quello di P&amp;G Italia, con risposte puntuali, pazienti e precise – aiuta molto.</p>
<p>Martha Burns</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando il social media marketing è contro i social media</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 15:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jessica Noguez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[Sappiamo tutti che Pinterest è la hot new thing nel mondo dei social media. I brand  in giro per il mondo si stanno precipitando alla conquista della piattaforma. E non solo chef, fashion designer o negozi di moda, anche brand [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter" title="anti-social media" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/04/anti-social-media.png" alt="anti-social media" width="462" height="375" /></strong></p>
<p>Sappiamo tutti che Pinterest è la <em>hot new thing</em> nel mondo dei social media. I brand  in giro per il mondo si stanno precipitando alla conquista della piattaforma. E non solo chef, fashion designer o negozi di moda, anche brand che trattano i più svariati tipi di prodotti. 21 milioni di unique visitors sono un&#8217;ottimo motivo per farlo.</p>
<p><span id="more-8370"></span>Con il lancio della propria Pinterest page qualche giorno fa, Honda non solo ha deciso di pubblicare contenuti che portassero traffico al proprio sito, ma ha anche lanciato un&#8217;interessante iniziativa. La campagna #Pintermission propone di prendersi una pausa da Pinterest per 24 ore, per uscire nel mondo reale ed effettivamente fare le cose che in genere vengono condivise su Pinterest dagli <a href="http://mashable.com/2012/02/19/pinterest-most-followed/" target="_blank">utenti più attivi</a>.</p>
<p>L&#8217;agenzia creativa <a href="http://www.rpa.com/" target="_blank">RPA</a> di Santa Monica – che ha seguito Honda in questa iniziativa – ha anche creato una serie di &#8220;motivational poster&#8221; per convincere la gente a prendersi una &#8220;Pintermission&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter" title="#pintermission" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/04/pintermission.png" alt="#pintermission" width="581" height="281" /></p>
<p>Di solito le campagne sui social media invitano ad essere &#8220;più social&#8221; online, ma in questo caso Honda ha cambiato le carte in tavola: basta sprecare la propria vita a <em>pinnare</em>, uscite e vivete la vita, almeno per un po&#8217;.</p>
<p>La ricompensa? 500 dollari. Per ora cinque &#8220;pinners&#8221; hanno accettato, e condiviso dunque le foto fatte durante il loro periodo di pausa dal digital world.</p>
<p><img class="aligncenter" title="#pintermission on twitter" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/04/pintermission-on-twitter.png" alt="#pintermission on twitter" width="461" height="131" /></p>
<p>La cosa più divertente? Che il tutto prende forma proprio nella <a href="http://pinterest.com/honda/" target="_blank">pagina Pinterest</a> di Honda, comprese le #pintermission board pubblicate dagli utenti che sono stati al gioco; potete visitare il canale per vedere come la campagna sta proseguendo.</p>
<p>E non è l&#8217;unica campagna che va in questa direzione: in Australia, la catena di burger-joint <a href="http://www.facebook.com/GrilldBurgers" target="_blank">Grill’d</a> ha seguito un ragionamento simile, con un&#8217;iniziativa chiamata &#8220;F#ck Celebrity Chefs&#8221;, dai toni molto chiari: la catena di ristoranti non ha bisogno di food-blogger, di gente che posti su Twitter quello che mangia o di foto caricate su Instagram. E soprattutto, non vogliono gente vestita in modo elegante!</p>
<p><img class="aligncenter" title="grill'd" src="http://www.youngdigitallab.net/wp-content/uploads/2012/04/grilld.png" alt="grill'd" width="367" height="516" /></p>
<p>Non ci credete? Beh, allora guardate la loro <a href="http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/480222_10151440359245529_282025455528_23358774_306293925_n.jpg" target="_blank">Timeline cover</a>!</p>
<p>Altre lamentele sui social media? Sembra che tanta gente stia iniziando a non sentirsi più a proprio agio con le forti semplificazioni che Facebook impone alle nostre vita (un tema che abbiamo toccato la settimana scorsa parlando della <a href="http://www.youngdigitallab.net/facebook/the-meaning-of-like-the-button-that-changed-the-world/" target="_blank">semplificazione imposta dal Like</a>).</p>
<p>E di recente ci sono state azioni relative a questo argomento, come la petizione rivolta direttamente a Mark Zuckerberg per &#8220;cambiare il Like button&#8221;, aggiungendo la possibilità di dire anche ‘good’, ‘great’ e ‘super’ tramite un click.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://youtu.be/CiYabaMZps8">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CiYabaMZps8">http://www.youtube.com/watch?v=CiYabaMZps8</a></p>
<p></a></p>
<p style="text-align: left;">La <a href="http://www.facebook.com/ChangeTheLikeButton" target="_blank">pagina Facebook</a> dell&#8217;iniziativa conta quasi 80 mila Like, ed è supportata dal brand di birra portoghese <a href="http://www.superbock.pt/?r=http://www.superbock.pt/sb/pt.aspx" target="_blank">Super Bock</a>.</p>
<p>Ma come mai stiamo iniziando a vedere campagne &#8220;contro&#8221; i social media? Di certo, andare contro i social network è un modo per provocare e farsi notare, specie in <strong>un mondo della comunicazione dominato dal costante invito ad essere sempre più connessi</strong>. Ma è solo questo, o la gente si sta veramente stancando?</p>
<p>Forse il boom dei social media si sta trasformando in un implosione? Si è già parlato mille volte di bolla del 2.0 e simili. Certo è che qualche giorno fa <strong>Facebook ha raggiunto i 900 milioni di utenti </strong>ma il tasso di crescita sta rallentando, e soprattutto l&#8217;azienda ha dichiarato che i loro profitti sono scesi del 12% nel primo trimestre del 2012.</p>
<p>La crescita costante di Facebook (e di tutto l&#8217;ecosistema del social web) è sempre stato uno dei principali fattori per determinarne il possente valore economico, ma è sicuramente una corsa che prima o poi doveva rallentate – specie quando i nuovi utenti arrivano da aree del mondo in via di sviluppo, senza gran potere d&#8217;acquisto e dunque poco interessate all&#8217;advertising.</p>
<p>Nonostante questi siano sicuramente segnali da tenere in considerazione, il potenziale per lo sviluppo dei social media è ancora grandissimo. I tassi di crescita si stabilizzeranno, ma l&#8217;utilizzo quotidiano probabilmente continuerà a salire, specie se si considerano tutte le possibilità di integrazione delle tecnologie digitali nella nostra vita.</p>
<p>Di certo, finché <strong>le campagne contro i social media si diffondono tramite i social media</strong>, i digital marketer possono dormire sogni tranquilli.</p>
<p>Jessica Noguez</p>
<p><em>Potete trovare l&#8217;articolo in lingua originale qui: <a href="http://www.youngdigitallab.net/social-media/whats-behind-anti-social-media-campaigns/" target="_blank">What&#8217;s behind anti social media campaigns?</a></em></p>
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		<title>Due anni di Young Digital Lab: l&#8217;infografica!</title>
		<link>http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/due-anni-di-young-digital-lab-linfografica/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 13:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Polico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Young Digitals]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;8 aprile del 2010 c&#8217;è stato il primo evento Young Digital Lab, a Padova. Oggi, dopo due anni, abbiamo voluto chiederci: a che punto siamo? Abbiamo provato a riassumere tutte le cose più importanti che sono successe nei nostri primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8351" title="young digital lab infografica" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/young-digital-lab-infografica.png" alt="young digital lab infografica" width="507" height="390" /></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;8 aprile del 2010 c&#8217;è stato il primo evento Young Digital Lab, a Padova. Oggi, dopo due anni, abbiamo voluto chiederci: a che punto siamo?</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-8342"></span>Abbiamo provato a riassumere tutte le cose più importanti che sono successe nei nostri primi due anni di vita. Ecco dunque l&#8217;infografica, <strong>dove mostriamo tutti i numeri di YDL</strong>: dagli eventi, al blog&#8230; alle nuove t-shirt!</p>
<p style="text-align: left;">Enjoy!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-8343" title="infografica YDL" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/infografica_YDL_4.1.jpg" alt="infografica YDL" width="554" height="3434" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Che ne pensate? C&#8217;eravate? Ci sarete? Fatecelo sapere nei commenti!</p>
<p style="text-align: left;">E già che ci siamo&#8230; vi ricordiamo che il <strong>10 e 11 maggio</strong> <a href="http://www.youngdigitallab.com/eventi/corso-in-digital-strategy-nel-social-world/" target="_blank">Young Digital Lab</a> porterà a Milano <strong>10 relatori</strong> per un evento di due giorni (<strong>ossia il nostro decimo Lab!</strong>), dove si parlerà di Digital Strategy e di tutte le novità in ambito Social Media Marketing&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Ad esempio Pinterest e la Timeline, che due anni fa molti di noi non avrebbero nemmeno potuto immaginare <img src='http://www.youngdigitallab.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: left;">Ci vediamo a Milano!</p>
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