Sempre più chiacchierati, sempre sulla cresta dell’onda, sempre al centro delle polemiche o delle lodi mediatiche; il più numeroso di loro conta oltre 500 milioni di persone (praticamente uno stato continentale). Di cosa stiamo parlando? Ovviamente dei Social Network Sites.
Tutti riconoscono la loro enorme capacità di fare perdere del tempo alla gente, ma anche le loro indubbie qualità che permettono di comunicare e di scambiare informazioni con una rete assai fitta di persone.

Oggi più che mai la dicotomia tra reale e virtuale (già considerata erronea da Pierre Levy nel 1995) appare senza alcun senso e le discussioni fatte all’interno di queste comunità si trasferiscono ben presto al mondo di cui facciamo esperienza. Da non sottovalutare in questo senso l’influenza che le community virtuali (come i SNS) esercitano sugli utenti e sulle strutture stesse che compongono la nostra società a livello economico, politico, sociale e culturale.
D’altro canto, la psicologia cognitiva ci insegna che le rappresentazioni, più o meno implicite, che le utenze possiedono relativamente a uno specifico strumento sono cruciali nel determinarne l’uso e lo scopo: come a dire che la funzione di uno strumento tecnologico è dettata dall’uso che ne viene fatto. La rete internet, nata originariamente come costola militare, è l’esempio più lampante di questo processo.
Una questione che però personalmente mi sono sempre posto è: si può imparare con i Social Network? Possono essere utili ambienti per l’apprendimento – sia esso formale o informale?
Riflettendo su questi temi già da un paio d’anni ho condotto alcune ricerche per comprendere al meglio come questi contesti (che definirei “abilitanti”) sono in grado di porsi come ambienti di apprendimento privilegiati, indipendentemente dal contesto in cui li si applichi (Scuola, Università, Aziende, personale, ecc.).
La prima ricerca che ho condotto nel 2009 (pubblicata nel 2010 – Cantoia M., Besana S. (2010), Social Network e apprendimento: una sfida possibile? in Cesareni D., Manca S. (a cura di) Formazione, innovazione e tecnologie, Scriptaweb, Napoli) ha testimoniato la possibilità di impiegare tali piattaforme come strumenti adatti per l’apprendimento, soprattutto valorizzando gli aspetti di condivisone e co-costruzione di significati che vengono facilitati da questi strumenti. I SNS sarebbero particolarmente adatti per scambiarsi idee, esperienze, opinioni, imparare le lingue e per valorizzare il cosiddetto peer-learning, discostandosi da una didattica tradizionale che vede nel docente ‘colui che sa’ e nel discente ‘colui che non sa’. Attraverso questi ambienti sarebbe, infatti, possibile abbattere costi di connessione, di contatto e di scambio tra le persone. Tra gli aspetti negativi le utenze sottolineano soprattutto le note tematiche: privacy, perdita di controllo sul proprio lavoro e sicurezza.
Sto recentemente conducendo un’altra ricerca sullo stesso tema, alla quale mi piacerebbe che partecipasse un campione molto più vasto e di taglio internazionale.
Se volte partecipare il link alla survey è il seguente: http://bit.ly/cKyDvg
Sentitevi liberi di partecipare e di diffonderlo tra i vostri contatti se ne avete voglia.
Mi piace chiudere con una citazione che amo particolarmente e che penso dipinga bene la realtà del mondo che stiamo vivendo in rapporto anche ai temi che abbiamo discusso in questo post. William Gibson diceva: “The future is already here – it is just unevenly distributed”.
Rendiamoci quindi conto che stiamo già vivendo nel futuro e non ci resta che aumentare la nostra consapevolezza per agire al meglio

8 settembre 2010
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[...] essere affermativa se si considerano i risultati emersi da una recente ricerca condotta da nostro Stefano Besana presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 2009) effettuata su 320 soggetti [...]