Tutto cominciò il 10 luglio 2008, quando Apple lanciò l’App Store per l’iPhone. Da allora sono state scaricate oltre 10 miliardi di Apps sui terminali della mela. Attualmente sono disponibili oltre 300.000 applicazioni tra gratuite e a pagamento. Ormai tutti i principali player del mercato degli smartphone hanno lanciato la propria versione di App Store, da Google a Microsoft, passando per RIM, Nokia e Palm/HP. Anche gli operatori telefonici hanno lanciato i propri App Store, primo per importanza Vodafone 360.
Come pioniere del mercato, Apple ha addirittura provato a registrare il marchio App Store, con più di un grattacapo visto che la stessa Microsoft ha rilevato come ‘App Store’ sia ormai un termine comune per indicare gli store online di acquisto software per Smartphone, Tablet e non solo. L’ultima frontiera è ovviamente l’App Store per Computer: ancora una volta Apple ha anticipato quasi tutti (il Mac App Store è stato lanciato il 6 gennaio di quest’anno). Gli App Store, con l’approdo sui Personal Computer, si preparano a rivoluzionare il mercato del software tout-court. Dopo aver già rivoluzionato l’Internet Mobile.

La rivoluzione degli App Store ha avuto un impatto enorme sulla fruizione dell’Internet Mobile. Tutto si è basato sul fatto che una funzionalità tecnologica di uno strumento (la possibilità di installare apps in modo semplice) ha influito sulla percezione che gli utenti hanno di quello strumento. Uno smartphone collegato ad Internet grazie alle app diventa qualcos’altro. Da strumento tecnologico banalmente definito dalle features a strumento interconnesso e illimitatamente personalizzabile in base ai gusti dell’utente. Ma perché tanto successo? Perché si è scoperto che l’Internet Mobile è l’Internet delle Apps. È più comodo aprire l’app di Facebook piuttosto che digitare l’indirizzo. Così come l’applicazione dell’Email o quella di Twitter sono più rapide e facili da usare delle loro controparti web, soprattutto su uno schermo di pochi centimetri. È quello che avviene da sempre sui personal computer e che curiosamente il web 2.0 aveva rovesciato (tutte le applicazioni erano diventate web-based dall’editor di testi a Photoshop). Gli utenti hanno scoperto che grazie alle App il proprio smartphone può diventare qualcosa in più rispetto a un semplice e costoso telefonino evoluto.
Lo smartphone con le app diventa Mobile Computer: un terminale mobile pienamente personalizzabile come solo un computer poteva essere fino a (relativamente) poco tempo fa. Uno strumento plenipotenziale definito dal software caricato, piuttosto che dalle caratteristiche tecniche. Del resto, uno smartphone senza apps è soltanto un telefono con qualche funzione in più, ma con le apps diventa un mobile computer vero e proprio: personale, espandibile e customizzabile. Le potenzialità perché diventi un vero computer portatile dipendono soltanto dalle specifiche tecniche (dimensione dello schermo, memoria, processore etc.). In sostanza è solo questione di tempo.
Lo smartphone con le app diventa un Gadget multifunzione: per definizione gli smartphone con le app possono fare quasi qualunque cosa per cui sia stata sviluppata un’app (per tutto c’è un app, recitava uno spot Apple del 2008). Il bello è che uno smartphone con le app può diventare uno strumento per fare qualcosa che nemmeno l’utente poteva immaginare prima di scoprire l’app dedicata. Io per esempio ho scoperto che l’iPhone può diventare un ottimo misuratore del battito cardiaco (guardate qui).

Lo smartphone con le app diventa un Portafoglio elettronico: perché permette di acquistare contenuti e conserva quelli che abbiamo. Uno smartphone app-capable è il portafoglio perfetto: l’acquisto è immediato (basta un click), poco costoso (la media del costo di un’applicazione sull’App Store di Apple è meno di $3) e i contenuti acquistati non si possono perdere perché legati all’account utente, che è personale. Un sistema perfetto che si applicherebbe bene anche ad alcuni beni materiali del mondo reale (giornali, riviste in primis).
In questo nuovo scenario le regole del gioco non sono più quelle del mercato del software anni ’90, ma sono quelle dell’App Economy: tutto è immediato, gratuito o poco costoso e ultrapersonalizzabile. Quello che ci serve fè in qualche App, che posso trovare facilmente e scaricare subito dalla Rete. Ovviamente possiamo anche recensire le applicazioni direttamente su App Store, votarle e consigliarle (o regalarle) ai nostri amici. È il miracolo dell’acquisto in punta di dito con in più tutte le caratteristiche del Social Web: la rivoluzione è compiuta.
Trend e sviluppi futuri degli App Store

Il trend più ovvio sarà quello di un aumento dell’offerta disponibile (in un primo momento) e di una convergenza dei player su piattaforma condivise (in un secondo momento, vedi Palm/HP oppure i terminali Android). Non è facile prevedere quali saranno gli sviluppi di ogni singolo App Store. È molto probabile che per un bel pezzo vedremo sopravvivere un’ampia pluralità di offerte, almeno finché non sarà possibile realizzare le App con qualche tecnologia comune e totalmente basata sul web (HTML5?). In quest’ottica è interessante monitorare quanto Google sta facendo con il Chrome Web Store e con recentissimo Android Market Web che prevedono l’acquisto via browser. Una meccanica applicabile almeno in teoria a qualunque terminale abbia un browser web – e quindi in ultima analisi a tutti gli smartphone. Staremo a vedere!
L’analisi sulla App Economy prosegue nei prossimi giorni con la parte 2 (Apps gratuite, freemium, a pagamento o subscription based?) e la parte 3 (Apps come legame tra mondo digitale e mondo fisico, dalla realtà aumentata al pagamento contactless).
Pasquale Borriello

















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