Check-In Economy: una nuova Internet basata sui check-in?



Check In EconomyUn anno fa gli LBS, i servizi di localizzazione come Foursquare e Facebook Places, sembravano essere la nuova rivoluzione digitale portata dall’avvento del mobile Web. Oggi credo invece sia corretto affermare che gli LBS non siano stati che una parte di questa evoluzione-rivoluzione: questi servizi sono stati infatti i primi di una nuova categoria di applicazioni, di social network, di ambienti di condivisione basati tutti su due concetti: i check-in e i badge.

Se di badge ha già parlato brillantemente la nostra Emanuela Zaccone in un post sugli user generated badge, voglio oggi concentrarmi a parlare del check-in come concetto che è stato poi ripreso in molti servizi basati non sul check-in GEOlocalizzato, ma su check-in localizzati in senso metaforico: ambienti come Miso ma soprattutto come GetGlue che consentono di fare check-in, di localizzarsi in senso metaforico, all’interno di libri, di canzoni, di trasmissioni televisive e serie TV.

A ben guardare possiamo dire che servizi come Foursquare e Gowalla, i primi LBS ad avere avuto realmente successo, si differenziavano da Google Latitude proprio per questo motivo: mentre su Latitude l’utente semplicemente consentiva di localizzare in una Google Maps il proprio dispositivo in maniera continuativa, Foursquare e Gowalla proponevano un concetto radicalmente diverso: localizzati dove e quando vuoi tu. Una mappatura insomma più moderata e soprattutto direttamente controllata dall’utente, incentivata inoltre da sistemi di badge e virtual goods oltre che dai deals.

Ma non si trattava soltanto del fatto che Foursquare e Gowalla rispetto a Latitude consentivano all’utente un controllo più diretto della propria privacy, si trattava invece che la localizzazione non era proposta fine a sé stessa come per mania o feticismo legati alla condivisione dei propri movimenti: sui check-in location based services l’utente compie il check-in per condividere una venue di interesse, elevare quella venue a uno stato superiore rispetto a tutti i posti in cui si finisce senza mai fare un check-in. Se Google Latitude insomma mappa i tuoi spostamenti, Foursquare e Gowalla permettevano e permettono di condividere i posti importanti, quelli che si vogliono suggerire e consigliare agli amici e quelli che consentono di autodefinire e condividere la propria identità: il luogo dove sono mi qualifica e quindi stà a me la decisione se condividerlo o meno.

E non è infatti un caso se Google Latitude ha da poco introdotto un sistema di Check-in simile a quello di Foursquare, Places e Gowalla, anche se di nuovo basato sul controllo continuo dell’utente (il sistema fa automaticamente il check-out nel momento in cui ce ne andiamo dal posto).

Chiaramente il concetto di check-in, essendosi nei mesi ampliato, partendo dalla geolocalizzazione e arrivando a tutto l’entertainment in maniera metaforica, ha dimostrato la propria forza e attrattività.

Miso, Philo, Tunerfish, Getglue consentono all’utente di fare check-in, accreditarsi all’interno delle trasmissioni TV o della musica di cui si sta fruendo, perfino dei pensieri che si stanno pensando.

Un esempio molto interessante è ancora l’applicazione per iPad Grey’s Anatomy Sync: essa riconosce ascoltando l’audio quale puntata della serie di Grey’s Anatomy si stia guardando permettendoci di condividerla e commentarla con i propri amici, oltre che di interagire con una esperienza di visione interattiva attraverso quiz, domande, sondaggi… e chiaramente consentendoci di fare check-in nei luoghi e nei momenti dell’episodio, guadagnando i badge virtuali dell’applicazione.

Ma cos’è nella pratica un check-in virtuale? Nient’altro che la condivisione di un istante: Foursquare, Gowalla e Facebook Places, al pari di Miso e GetGlue consentono in definitiva alle persone di condividere un singolo momento della propria giornata o vita senza dare informazioni sul prima e sul dopo.

In questo senso – se vogliamo – possiamo accreditare i servizi di istant messaging come dei precursori dei sistemi basati su check-in, con i loro pop up alert a dirci chi entra e chi esce dalla piattaforma. E allo stesso modo, visto sotto questa nuova luce, il Like di Facebook ci appare vecchio, demodé, poco funzionale, consentendoci di esprimere una relazione tra noi e un oggetto ma senza prenderne in considerazione il momento o i momenti.

Cosa ci attende il futuro? Personalmente, immagino sempre nuovi sistemi nati per farci compiere check-in all’interno di qualsiasi cosa: check-in sui prodotti che acquistiamo, check-in sulle persone che incontriamo, check-in sulle bevande che stappiamo. A proposito, l’avete visto il concept per Heineken realizzato da due studenti di Miami?

Ma ancora immagino che faremo check-in all’interno delle pagine Web che visitiamo e dei documenti collaborativi come quelli di Google Docs, check-in pubblici e privati: un modo semplice, veloce e istantaneo per lanciare informazioni ad amici e collaboratori riguardo il proprio status.

Ci aspettano una Internet e un mondo in cui tutte le esperienze saranno veicolate via check-in?

Michele Polico



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