Cosa stanno combinando con i social network?



La recente quotazione in borsa di LinkedIn, così come l’acquisizione di Skype da parte di Microsoft, dovrebbero non aver lasciato indifferente chi si occupa di web, e tanto più chi ama il web e ciò che è diventato negli ultimi anni. Un ecosistema complesso ma mai definitivo, un grafo (per usare il lessico di Facebook) in cui si incontrano e si incrociano contenuti, persone, idee.

C’è una notevole differenza tra amore ed entusiasmo: amare qualcosa (o qualcuno) significa apprezzarne i pregi riconoscendone i difetti, e scegliere di dare maggior peso ai primi senza dimenticare i secondi; essere entusiasti significa invece scegliere di ignorare i difetti, e lasciarsi trasportare in un’adorazione senza limitazioni. E quando si esagera, c’è sempre il rischio di far esplodere tutto. Come una bellissima bolla di sapone.

Veniamo a noi: quello che sembra cogliere gli investitori con sempre maggiore frequenza negli ultimi tempi, sembra proprio essere un forte entusiasmo. Le azioni di LinkedIn che vengono scambiate a oltre 100 dollari il secondo giorno di quotazione – così come gli 8,5 miliardi di dollari scuciti da Microsoft per comprare Skype – appaiono senza dubbio valutazioni sorprendenti (che non significa esose, ma ci va vicino), e almeno nel primo caso lasciano trasparire una certa euforia sopra le righe. Anche Facebook non sembra esente da valutazioni miliardarie: il grafico sotto riporta le più recenti stime, che attestano il suo valore attorno ai 50 miliardi di dollari, mentre alcuni si sono già sbilanciati a raddoppiarne le quotazioni in previsione dell’arrivo in borsa che si vocifera avverrà agli inizi del 2012.

L’entusiasmo e l’euforia non sono certo i migliori consiglieri di un investitore oculato, per questo tanta generosità può sembrare strana, e far sorgere dei dubbi. Ciò che un ingenuo potrebbe confondere per euforia, potrebbe infatti rappresentare una molto meno irrazionale speculazione. E le speculazioni, cosa che il mondo del web dovrebbe ricordare con una certa freschezza, sono spesso insidiose.

Quindi, dopo la bolla delle Dotcom si sta rischiando di assistere ad una bolla del 2.0? Sebbene non siamo certo i primichiedercelo, è un passaggio avventato. Certe cifre sono davvero sbalorditive, ma sicuramente è poco sensato parlarne adesso. Ad esempio, si è scoperto che l’acquisto “folle” di Skype da parte di Microsoft rientra in una strategia più ampia: avendo il colosso dei software più di 40 miliardi di liquidità in giro per il pianeta, lo sborsare una cifra enorme per Skype con soldi provenienti dall’estero è stato uno sgravo fiscale non  da poco, considerando le tasse sul rientro dei capitali. Quindi, parlare di bolla, ora come ora, è probabilmente fin troppo allarmistico.

E comunque, non vogliamo giudicare i rischi di chi investe in questo settore: investire capitali è sempre un rischio. Il nostro punto di vista è ovviamente un altro. E non solo quello di persone che coi Social Media ci lavorano: la nostra generazione, e quelle successive ancor di più, sono generazioni digitali, che continueranno a vivere evolvendosi facendo evolvere questi mezzi. Così come è stato per Internet, i social network ovviamente non potranno essere spazzati via dalle follie dell’economia: sono e saranno parte del mondo del futuro.

La rivoluzione di Facebook e Twitter è prima di tutto quella di cittadini appassionati di questo web partecipativo. Che ha cambiato le regole della comunicazione, che ha democratizzato la diffusione delle opinioni, che ha spinto le aziende a mettersi in gioco considerando gli earned media e non solo i paid media, come un tempo. Perché oggi la buona reputazione te la devi guadagnare.

C’è da dire, però, che stiamo assistendo momento transitorio interessantissimo, e qualsiasi cosa succeda noi non potremo ignorarla. Il social web è qui per restare, ma è importante considerare tutto quello che ci gira attorno. Specialmente perché stiamo parlando di ciò che, bene o male, tutti noi abbiamo contribuito a creare.

Marco Pezzano



Commenti

(3)
  1. Marco hai ragione. Ma credo che, come normale che sia, ci si stia un pò adagiando sugli allori. Mi spiego. Il fatto che avvengano delle speculazioni sulle aziende che operano sul web significa che il mercato degli investitori ha individuato il suo settore d'interesse. Ora, sappiamo bene tutti, più o meno, come funziona la borsa ed i suoi meccanismi. Finchè le aziende che posseggono i social network avranno interesse ad investire su di essi andrà tutto, più o meno come ora. Nel momento in cui però entreranno in ballo altri obiettivi, o interessi, o semplicemente emergerà un mercato più interessante dove investire, tutto cambierà. Chi movimenta le grosse somme di denaro venderà ed investirà altrove. Uno schema già visto, di cui possiamo facilmente immaginare le conseguenze. Ciò che non si deve dimenticare è che Facebook ed i suoi fratelli sono destinati al mutamento continuo. Il che include l'evoluzione in qualcosa di più grosso ed articolato o la chiusura, per disinteresse del mercato o per "mano" di un concorrente. Per cui, è vero, molta gente vive di tutto ciò. Ma è un settore che di certo non ha la stabilità di altri. Noi, che ci occupiamo, lavoriamo e guadagnamo sul social media marketing non dobbiamo commettere l'errore di abbassare la testa e concentraci su di un solo aspetto. Dobbiamo avere l'oggettività di saper mantenere una visione d'insieme che ci permetta di fiutare i cambiamenti all'orizzonte.

    • Mi trovi completamente d'accordo! Il mutamento continuo è sempre stato alla base di ogni stadio di sviluppo del web, quindi l'abilità nel "fiutare i cambiamenti" è e sarà sempre fondamentale per lavorare in questo settore.

  2. Pingback: What are they doing with social networks? | YDL

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