Tutto quello che vuoi sapere sul crowdfunding: intervista a Daniela Castrataro



crowdfunding

Come avrete intuito, oggi si parla di una delle innovazioni più importanti del social web odierno, destinata forse a cambiare i presupposti stessi del concetto di impresa. 

Non vi annoieremo con una banale introduzione: passiamo subito la parola a Daniela Castrataro. Vive a Glasgow, lavora per una società chiamata Twintangibles, ed in ottobre sarà a Roma con l’evento Crowdfuture per parlare di un tema che conosce davvero dalla A alla Z: il crowdfunding.

daniela castrataro

Preparatevi, perché il materiale è tanto: dagli antecedenti del crowdfunding fino ai trend più attuali, passando per i pionieri del settore. Ecco la succosa intervista!

 

– Iniziamo con le presentazioni: cosa fai nella vita? 

Mi occupo di ricerca e consulenza nell’ambito delle social technologies. Un paio di anni fa ho co-fondato twintangibles (twitter + intangibles, per evidenziare il valore intangibile dei social media, sulla falsariga di wikinomics). Ci occupiamo principalmente di consulenza a società e organizzazioni che cercano aiuto nello sfruttare il potenziale dei social media, e vogliono capire come integrarli al meglio nella propria strategia aziendale e organizzativa.

– Come si decide di lavorare nel crowdfunding?

Quel che distingue la nostra attività di consulenza è il fatto che viene grandemente influenzata e informata da una costante attività di ricerca, studio e analisi di nuovi fenomeni emergenti sul web. In questo modo siamo arrivati ad occuparci anche di crowdfunding. Il crowdfunding è figlio delle social technologies, della wikinomics tanto ben introdotta da Tapscott e Williams, che vede un profondo cambiamento del modo in cui la relazione tra imprese e mercati è cambiata a causa del coinvolgimento molto più esteso e attivo degli utenti con prodotti o società. È figlio quindi della mentalità che si è formata e che continua a svilupparsi in noi che facciamo costante uso di tali tecnologie, senza quasi rendercene conto.

Un paio di anni fa, abbiamo cominciato a studiare quello che era ancora un fenomeno emergente, facendo ricerca e analizzando alcune delle piattaforme esistenti e dei progetti in corso. Abbiamo organizzato un numero di eventi per far approfondire la conoscenza del fenomeno nel nostro mercato, e da lì abbiamo assistito in un tempo relativamente molto ridotto alla crescita esponenziale del crowdfunding in Regno Unito così come in Europa.

 

– Vivi e lavori in Scozia: quando parliamo di digital e social, quanto è indietro la Gran Bretagna rispetto agli USA, e quanto è avanti rispetto all’Italia?

Non so dire quanto sia indietro rispetto agli USA, la mia esperienza diretta degli USA si ferma alle mie visite da turista. Penso però che il Regno Unito sia allo stesso livello, se non migliore, in quanto a penetrazione di internet nella popolazione, e di familiarità con alcuni processi e operazioni che si effettuano solo online da tempo. Inoltre, e questo è importante considerando il forte ritardo dell’Italia per la diffusione del crowdfunding, c’è sicuramente più familiarità con l’e-commerce e gli acquisti online.

La mentalità dell’inglese medio è orientata in questo senso. Mi serve qualcosa? Prima controllo su Amazon, su Argos online, su IKEA online. Anche i supermercati hanno le loro versioni online, spesso con consegna gratis anche in tarda serata o durante il weekend. Prendere appuntamento dal parrucchiere qui significa consultare gli sconti giornalieri su Groupon e poi prenotare, idem per prenotare una cena al ristorante: si ricorre a 5pm.co.uk e si consultano le offerte di vari ristoranti.

5pm

Si può fare più o meno tutto comodamente dal divano di casa. O, meglio ancora, da un telefonino. Con ciò non voglio dire che tutti i britannici compiono tutte queste attività online, ma sicuramente una grandissima percentuale di abitanti del Regno Unito compie almeno una di queste attività regolarmente, il che ha contribuito ad avvicinare tutte le fasce della popolazione al web. Tuttavia, questo è possibile anche perché in GB, in una città piccola, media o grande che sia, è possibile connettersi a Internet un po’ ovunque, in coffee shop, pub, ristoranti, a Glasgow persino in metropolitana.

La free wi-fi non è più un’optional, inoltre le tariffe per avere la broadband a casa sono molto limitate, e navigare sul telefonino con il 3G è economico. La situazione dell’Italia è diversa in partenza, la percentuale di penetrazione della banda larga è molto bassa (22.4%), penso basti questo per spiegare il ritardo dell’Italia in molte cose. Usare internet a velocità dial-up non è ‘invisibile e naturale’, è difficoltoso, non si può integrare quest’uso nella nostra vita quotidiana, non può dar vita a nessun rapporto di fiducia e trasparenza che sono alla base della wikinomics di cui accennavo prima e che sono anche alla base del crowdfunding.

 

– Raccontaci un po’ la storia del crowdfunding: quali sono state le prime piattaforme?

Sicuramente il progetto di Yunus, la Grameen bank, è un esempio eccellente di microfinanza che va certamente citato come pioniere del crowdfunding. Il fenomeno ha iniziato a diffondersi tra le masse alla fine degli anni ‘90, senza piattaforme dedicate, in ambito musicale soprattutto, quando artisti ricchi di comunità di fan fedeli e ora connesse grazie al web, cominciarono a chiedere alle proprie ‘crowds’ di finanziare nuova musica, nuovi album o tour (celebre il caso della band Marillon, che nel 1997 finanziò un tour negli Stati Uniti tramite una campagna online).

marillon

Nel 2006, SellaBand emulò questo modello “in cui i fan investono in musica” costruendo una piattaforma dove chiunque poteva raccogliere fondi per registrare un album. Nel 2005 fu lanciata Kiva, quindi altre piattaforme che offrivano un’alternativa al tradizionale prestito bancario, come Zopa, Prosper, LendingClub (nate tutte tra il 2006 e il 2007). È del 2006 anche la prima citazione della parola crowdfunding. Tuttavia queste piattaforme non riscossero molto successo, a causa delle troppe limitazioni regolamentarie, e forse perché la società non era ancora davvero pronta. Penso infatti che lo sviluppo del CF vada sempre guardato in parallelo allo sviluppo del social web.

kiva

Con l’affermarsi delle social networks è seguita la nascita delle prime piattaforme di CF di massa, che ancora adesso sono tra le più popolari al mondo, come IndieGoGo e Kickstarter (nate tra il 2008 e il 2009).

– Quali sono secondo te le realtà più importanti oggi?

Dire quali sono le più importanti oggi comincia ad essere difficile. La diversificazione sia in termini di settori e nicchie, sia in termini di localizzazone è troppo vasta per poter dire quali sono in assoluto le più importanti. Sicuramente Kickstarter mantiene il primato di piattaforma che ha raccolto le somme di denaro più grandi (detiene il record per il progetto più finanziato tramite una piattaforma di crowdfunding con il popolare orologio Peeble), e che ospita il maggior numero di progetti.

Tuttavia, Kickstarter è disponibile al solo pubblico americano (e, a breve, anche in UK). Inoltre, con Kickstarter non acquistiamo azioni in una società, ma diamo semplicemente un contributo finanziario ad un’idea o un progetto che ci piace, in cambio di una ricompensa più o meno grande (il cosiddetto reward-based crowdfunding). Se volessi acquistare azioni in una società tramite crowdfunding, allora dovrei spostare la mia attenzione sull’Europa in quanto negli Stati Uniti il JOBS Act è stato approvato ma la SEC sta ancora lavorando ai vari regolamenti e al momento non è consentito raccogliere capitale tramite crowdfunding.

crowdcube

Nel Vecchio Continente, esempi di piattaforme equity-based sono Crowdcube (UK) e Symbid (Olandese), ma è difficile dire quale sia la più importante, lo sono tutte nelle rispettive nazioni di appartenenza in quanto sono limitate geograficamente. Penso non sia fondamentale sapere quale sia la piattaforma “più importante”, bensì capire quale sia la piattaforma più adatta al tipo di progetto che si vuole portare avanti (o che si vuole supportare).

– Una cantante americana – Amanda Palmer – ha collezionato più di un milione di dollari su Kickstarter; The Oatmeal una cifra simile su IndieGoGo, per costruire un museo dedicato a Tesla: siamo davvero davanti ad una rivoluzione che cambierà il mondo?

Come ho accennato anche prima, penso che la rivoluzione del crowdfunding sia parte di una più vasta rivoluzione iniziata con l’avvento di Internet e soprattutto delle social technologies. Il CF è una rivoluzione che sta portando un cambiamento paradigmatico nel mondo finanziario. L’innovazione va troppo veloce per il mondo finanziario e i venture capitalist tradizionali, mentre il crowdfunding offre una soluzione, è il tassello mancante, la risposta naturale al vuoto lasciato finora in soluzioni alternative per la formazione di capitale e in modelli innovativi di finanziamento nella società moderna.

tesla museum

Ci sono due cose principali che hanno reso il CF possibile:

  • Le social technologies che hanno connesso e continuano a connettere milioni e milioni di persone.
  • L’abbassamento delle barriere permesso dalle stesse social technologies, che stanno dando a tutti la possibilità di esprimere il proprio io in vari modi, incluso come imprenditori e come investitori, approfittando di una riduzione drastica dei costi delle transazioni finanziarie e di un accresciuto accesso all’informazione.

Avviare un’impresa ora può essere fatto a costi ridotti e contando sul supporto potenziale di milioni di persone connesse alla stessa rete. E non si tratta solo di denaro, ma di un modo di iniziare e mantenere una relazione con i propri “backers”, una relazione di fiducia e trasparenza che finalmente diventerebbero i pilastri anche del mondo finanziario – in un’epoca il mondo finanziario tradizionale sta crollando senza che nessuno capisca davvero su cosa si sia retto finora. Quindi, per rispondere alla domanda, si penso che siamo davanti ad una rivoluzione che cambierà noi stessi e, con noi, il mondo.

– Ad ottobre sarete a Roma con Crowdfuture: cosa dobbiamo aspettarci da un evento su un tema così nuovo ed importante?

Crowdfuture è una co-produzione di twintangibles e nois3lab. Saranno presenti alcuni protagonisti citati qui su, come Dan Marom, Alberto Falossi di Kapipal, la piattaforma GrowVC e molti altri. Saranno loro stessi a raccontarvi il crowdfunding, senza retorica, ma dando voce alle proprie esperienze, raccontando com’è nato, quali sono i principi su cui si basa, cosa ha funzionato o meno finora.

È una convention che ha come primo obiettivo quello di presentare il crowdfunding alle persone, perché non c’è crowdfunding senza la crowd. E poi quello di sfatare alcuni miti, perché c’è vita oltre Kickstarter, e c’è vita nel nostro Paese.

crowdfuture

L’Italia è arrivata in ritardo ma con tutte le carte per recuperare: le piattaforme esistono, vantano modelli innovativi e sostenibili. Ora c’è bisogno di comprensione da parte della popolazione e dei media, di facilitazione da parte del governo, di padronanza da parte di chi vuole giocare in prima linea. Il crowdfunding non è solo l’ultima buzz word usata dal furbo di turno che vuole catalizzare un po’ di attenzione, è l’inizio di una rivoluzione che è tanto affascinante quanto necessaria.

Crowdfuture offrirà un’opportunità di guardare al futuro del crowdfunding, farlo con consapevolezza e comprensione, e facendo anche un’esperienza pratica di esso, grazie ai workshop e le co-design jams del pomeriggio, e assistendo a demo di varie piattaforme per capire quali sono quelle che fanno al caso proprio.

Inoltre, abbiamo appena avviato una campagna di crowdfunding per coprire le spese necessarie per l’evento: se volete darci una mano, la trovate su Eppela. In fondo non c’è modo migliore di capire un nuovo fenomeno che facendone esperienza diretta!

– Grazie Daniela, ci vediamo a Roma!

Guido Ghedin

 

Qui potete trovare l’intervista in lingua originale: All you need to know about crowdfunding: the interview with Daniela Castrataro.



Commenti

(5)
  1. Intervista approfondita e di ampio respiro, l'ho letta molto volentieri!
    Nella redazione di Pluraliweb ci siamo occupati, proprio in questi giorni, del crowdfunding nel terzo settore e abbiamo pubblicato un focus su questo ambito. In un periodo in cui le associazioni di volontariato lamentano difficoltà a reperire fondi, il crowdfunding può rappresentare una risposta utile e innovativa.
    Se vi interessa, ci leggete su http://pluraliweb.cesvot.it/.

  2. Pingback: Dal crowdfunding alla politica: l'intervista a Roberto Esposito di DeRev | - Young Digital Lab

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