Dai tweet al libro: la storia di White Girl Problems



white girl problems

@whitegrlproblem è Babe Walker. Ricca, viziata, apatica, finita in rehab per aver speso 200.000 dollari in una giornata di shopping sfrenato.

“Sgradevole, condiscendente e frivola, @whitegrlproblem è l’epitome dell’urban socialite che ami odiare”, scriveva Megan Gibson su Time  lo scorso marzo, piazzandola nella classifica dei 140 Best Twitter Feeds.

Però Babe Walker non esiste davvero. O forse, è più corretto dire che ne esistono tante (e tanti) di Babe Walker.

Babe Walker è un account Twitter creato nel marzo 2010 da tre amici: Lara Schoenhals, 27 anni, ex assistente di produzione di Oklahoma City, Tanner Cohen, 25 anni di Brooklyn e suo fratello David Oliver Cohen, 31 anni sposato con un figlio, entrambi attori.

Il tutto è iniziato quando Tanner Cohen ha twittato una frase banale e volutamente capricciosa usando l’hashtag #whitegirlproblems, diventato poi una specie di tormentone tra i loro amici.

Del resto la diffusione del web-meme first world problems insegna che l’attenzione sul tema è alta: fa ridere prendere in giro (o sarebbe meglio dire prendersi?) le frustrazioni e le arrabbiature dei giovani occidentali d’oggi, essendo nella maggior parte dei casi relative a problemi inesistenti – specie se comparati ai veri problemi che altri 4 o 5 miliardi di persone in questo pianeta hanno.

first world problems

Ed ovviamente, nel caso di una ricca ragazza americana, l’effetto non può essere che ancor più impattante. Ed è così che Tanner ha deciso di aprire un account Twitter co-gestito con i due amici:

white girl problems twitter

Inizialmente, come hanno rivelato al Daily Beast, non sapevano bene chi fosse esattamente Babe Walker. Hanno iniziato a fare dei piccoli test per verificare quali tweet fossero maggiormente seguiti. Babe è stata una donna matura, un’universitaria e una ragazzina, fino a quando si sono resi conto che sarebbe stata una post-universitaria che non sapeva cosa fare della sua vita.

Uno dei tweet di Babe è stato ritwittato dall’attrice Emma Roberts, e con il tempo l’account Twitter ha raggiunto oltre 600.000 follower.

white girl problems social media

I tre ragazzi, hanno scritto un libro, pubblicato da Hyperion, dal titolo “White Girl Problems”, sempre con lo pseudonimo Babe Walker, che è finito tra i bestseller del New York Times.

new york times

Se questo non è un caso di successo…

Forse ci ricorda un po’ il caso di Españistán, raccontato qui su YDL qualche mese fa: un libro comico per descrivere la crisi in Spagna, diventato un successo prima su Youtube – con dei fumetti animati che hanno raggiunto milioni di views – poi su Twitter, ed infine su carta.

Per la promozione di White Girl Problems, ovviamente i tre autori hanno usato una serie di canali web:

  • blog, dove Babe parla dei suoi “problemi” e risponde alle mail di chi le chiede consigli
  • canale YouTube, anche se (purtroppo) ha due soli video
  • pagina Facebook che, sebbene registri “solo” 26.000 fan (del resto è un fenomeno nato su Twitter), ha quasi il 10% di ‘people talking about this’. Che non è poi così male.

La comunicazione integrata funziona alla grande. Guardatevi questo spassosissimo video, nel quale Babe (pur senza rivelarsi) ci accompagna ad un evento fashion a New York:

Sulla pagina Facebook si può partecipare ad un photo contest per vincere un iPad 2 e una copia del libro (ma non perdete tempo: bisogna essere residenti in America).

Nel blog inoltre è anche possibile scaricare alcuni capitoli del libro, che è un po’ una risposta agli scettici come me che avranno pensato: OK, i tweet fanno ridere, ma riuscirà a farmi ridere anche il libro?

Cosa abbiamo imparato?

Non molto in realtà. I social media possono servire a promuovere un libro eccetera eccetera. Questo più o meno noi (io che scrivo questo post e voi che leggete YDL) lo sapevamo già. Il successo di Babe Walker è da ricercare nel contenuto virale. Content is king. Il che ci porta alla domanda: perché Babe Walker ci piace?

Fa ridere. Far ridere è difficile e la gente ha bisogno di risate.

Certo, qualcuno ha storto il naso dicendo che non è poi così divertente. Altri sono andati a cercare il pelo nell’uovo soffermandosi prima su white, sottolineando che parla spesso di disturbi del comportamento alimentare, quando pare che soprattutto le nere (o se preferite, “afroamericane”) e le latine ne soffrano; e su girl dando vita ad una filippica sull’immagine stereotipata delle donne eccetera, per arrivare a dire che fondamentalmente a parte le battute non riesce a dare “profondità” al messaggio.

twitter successA me fa morire dal ridere. E se proprio devo pensare al perché, beh ognuno di noi ha o ha avuto una o più Babe Walker nella vita e ha pensato “li vorrei avere io i tuoi problemi”. Ergo proviamo un certo piacere nello sfottò di quello stereotipo, nonché un leggero, perverso senso di sollievo nel sapere che “anche i ricchi piangono”. È un fattore psicologico col quale – dal mondo dell’entertainment al mercato del lusso – le strategie di marketing hanno sempre dovuto fare i conti.

Quello che Lara e i fratelli Cohen (da non confondere con quelli senza h) sono riusciti a fare è dare una voce satirica a tutte le persone “normali”, intossicate dalla presenza mediatica delle sorelle Kardashian e Hilton, o di Gossip Girl. E volendo (per i nostalgici del quando-non-c’era-Twitter) di Sex and the City e Beverly Hills.

Martha Burns



Commenti

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  1. Pingback: Intervista ad Alessandro Biggi di 20lines: tra scrittura collettiva e lettura interattiva | YDL

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