Google e Facebook, tra media coverage e parodie



google plus

Quando i grandi player del web se ne escono con una novità, hanno oramai una presenza fissa in ogni testata giornalistica, sia online che offline.

E se guardiamo all’ampiezza dell’onda d’urto mediatica, è evidente che Google, Facebook ed Apple la fanno da padroni. Pensiamo ad una delle ultime “uscite”: Facebook ha comprato Instagram per un miliardo di dollari (lo sapevate?).

Facebook Instagram

Migliaia di articoli, decine di migliaia di post nei blog di tutto il mondo, milioni di tweet. La questione è stata affrontata da tutte le angolature possibili. Si è parlato delle proteste del “popolo di Instagram” (espressione orrida, lo so), fieramente contrario all’acquisizione. Sono state esplorate le mille ipotesi sul futuro del programma di photo sharing – creato 2 anni fa dal duo Systrom-Krieger: cosa se ne farà ora Facebook? Si è parlato della bolla speculativa, sempre pronta a far collassare il web 2.0.

Ed abbiamo letto congetture sull’eventuale sfida di Facebook a Google, che pochi giorni prima aveva visto la release di  Instagram esplodere nella piattaforma Android, con un milione di nuovi utenti totalizzati in 24 ore.

Per alcuni giorni il mondo si è come fermato, e tutti hanno scritto, condiviso e commentato di tutto e di più riguardo a quell’applicazione che mette i filtrini vintage alle foto.

Instagram twitter

Vi sorprendereste se tra qualche tempo le novità annunciate da Facebook finissero in apertura dei tiggì della sera? Forse non moltissimo, considerando che il deal da un miliardo di dollari è arrivato alla prima pagina dell’edizione cartacea del New York Times.

facebook insagram new york times

In New York Times che, ironia della sorte, in questo pazzo mondo vale oggi meno di Instagram:

instagram billion dollar

Passiamo a Google: negli ultimi giorni ha guadagnato l’attenzione mondiale per ben due volte, prima con il futuristico concept-video dei Google Glasses, poi con l’annuncio di nuove features per Google Plus. Anche in questi casi, grande rumore e migliaia di post.

L’importanza che le novità proposte da Google hanno nella società è sempre più percettibile: basti pensare alla quantità di parodie user-generated che vengono dedicate al gigante di Mountain View, ogni volta che sforna un’idea o un nuovo progetto (o un nuovo social network…).

L’obiettivo è far ridere, prenderne in giro le debolezze, ma anche rafforzare nell’immaginario collettivo il peso di Big G come azienda sempre in grado di innovare.

Per quanto riguarda i Google glasses, le parodie sono davvero tante. Al punto che è già uscita la classifica con le 10 migliori.  Tra esse sicuramente non passa inosservata quella del talk show americano Jimmy Kimmel – sempre azzeccato e puntuale nel fare ironia sui fatti del mondo – e quella che ipotizza un’inevitabile piattaforma di advertising da applicare agli occhiali:

Ne volete un’altra davvero irresistibile? Eccola qui:

Ricordate la campagna di per promuovere le Search Stories, ossia le pagine dove condividere le esperienze quotidiane che ognuno di noi ha con le tecnologie firmate Google? Ebbene anche quella iniziativa – lanciata con uno spot al Super Bowl – diede vita a decine di parodie:

Avete presente Google Buzz, il progetto di microblogging nato a inizio 2009 e morto a fine 2011? Ecco, ci fu una parodia anche per quello, con una voce che parlava sopra il video ufficiale, descrivendone l’inutilità:

Ed arriviamo a Google Plus – che già mentre muoveva i primi passi si è visto attaccato da irresistibili ondate satiriche, in primis quella di College Humor:

La release delle ultime features ha dato vita ad un mare di post e commenti ironici nella blogosfera, e tra i tantissimi direi che questo è uno dei più significativi:

google plus media coverage

Andando nello specifico, uno dei cambiamenti principali nella grafica (che potete vedere nel video che Google ha rilasciato) prevede un ampio spazio bianco alla destra del newsfeed, che in breve tempo è diventato argomento di accesa discussione su Twitter (con l’hashtag #whitespace) e sullo stesso Google+, generando centinaia di foto che presentavano idee per riempire appunto lo spazio vuoto.

#whitespace

Se non fosse che, almeno secondo TechCrunch, il tutto è frutto di una ulteriore nuova feature di G+, non ancora ufficialmente annunciata: le pagine seguono una logica di responsive web deisgn, ossia si adattano graficamente al tipo di browser che viene usato e all’ampiezza dello schermo.

Insomma, nonostante le performance di G+ non siano incredibili e continuino a non trovare modo di far breccia nel misterioso mondo dei social network, Google riesce sempre ad essere al centro dell’attenzione.

Sembra incredibile, ma anche i più grandi hanno un continuo bisogno di visibilità. Nel bene e nel male, purché se ne parli.

Guido Ghedin



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