Ciao vicino, dove abiti? Il marketing e le persone alla fine dei cavi



social network userUn mio vicino di casa ha un cane che ogni volta che mi vede mi fa le feste.

È piccolo e tutto bianco, non so che razza sia, posso solo dire che assomiglia a un barboncino col pelo un po’ lungo. È una signorina, si chiama Asia. Quando le porgo la mano si rizza sulle zampe posteriori e comincia a mulinare all’impazzata quelle davanti.

“Hai visto che bel cane ha il nostro vicino?”, ho detto un giorno alla mia coinquilina.
“Che cane?”, mi ha risposto lei.

Questo cane lei non l’ha mai visto, o forse non se lo ricorda, come io non ho mai visto certi personaggi di cui mi raccontano, che entrerebbero nell’ascensore avvolti da zaffate di alcool. In un attimo, mi sono accorto di essere caduto in pieno nel cliché “al giorno d’oggi i tuoi vicini sono degli sconosciuti”.

La cosa non mi ha traumatizzato. Non mi sono messo a pensare a come si stava meglio prima, quando nei paesi conoscevi tutti quanti e si era un’unica grande famiglia. Alla fine i vicini sono come i parenti: non sei tu a sceglierteli. E quindi potresti anche non avere il minimo interesse a conoscerli.

Nextdoor non la pensa esattamente così. Nextdoor è un social network pensato appositamente per il vicinato. Più che un social network è un tool, che ti permette di conoscere meglio chi vive intorno a te e soprattutto di sfruttare al meglio le opportunità che il tuo vicinato potrebbe offrirti.

Nextdoor

“Join the free private social network for your neighborhood” recita il sito. Non è un vero e proprio social network perché, appunto, i vari vicinati virtuali sono privati, accessibili solamente tramite invito – di chi ha creato la mini comunità o di chi è già dentro di essa.

Cosa fare una volta dentro? Beh, da buoni vicini si possono scambiare favori, oggetti, opinioni e cose del genere. Ecco la demo del sito in azione.

nextdoor

Si parla di libri per bambini offerti gratis, si cerca una baby sitter, eccetera. Nextdoor è un esempio di come il Web sia il potenziamento del mondo reale. D’altronde Berners-Lee, l’inventore del Web, ha pensato il suo Semantic Web come un aiuto per risolvere i problemi di tutti i giorni, come, nell’esempio dell’articolo, prenotare una visita medica, oppure, nell’esempio di Nextdoor, trovare una baby sitter affidabile.

Da questo punto di partenza poi si può pensare allo scambio globale di conoscenza, alla comunità che lavora per se stessa, per rendere le cose un po’ migliori.

Come si applica questa riflessione al marketing online? Ho preso le cose un po’ alla larga per dire che il marketing sul Web non deve discostarsi troppo dalla realtà tangibile delle cose. Con l’avvento del Web 2.0 e i social network in molti – troppi – non hanno assimilato dei punti fondamentali.

Sono in tanti quelli che ancora non riescono a capire che usare i social network è come parlare con un grosso megafono in una piazza gremita di gente. Non è ancora entrato nella nostra cultura il messaggio che i social network e l’identità virtuale in genere, sono un’estensione della nostra identità vera, fatta di faccia e carne.

Si sente spesso parlare di tweet “sbagliati”, o status Facebook, o cose del genere, che costano caro a chi li posta in rete. Se sul Web usi le tue vere credenziali, sei esattamente tu che parli ed è come se lo stessi facendo faccia a faccia.

I web marketer non devono dimenticarsi che stanno parlando a persone vere. Se la loro campagna online crea un mondo parallelo, che non rappresenta ciò che l’azienda è davvero, e i suoi valori, ha perso. Si crea un gap che non accontenta nessuno.

I vecchi clienti – nel caso di aziende già affermate – non si riconosceranno in ciò che vedono e i nuovi si aspetteranno di trovare qualcosa che non c’è. È un po’ come se una grassa signora accaldata si sedesse vicino a te su una panchina, spingendoti oltre il bordo.

Non ci si deve dimenticare del know-how, dei valori e dell’identità dell’azienda. Si deve prendere in mano questo megafono e comunicarli a tutti, nel miglior modo possibile. Poi, trovare quale sia questo modo, è solo il passo successivo.

La nostra cultura sta subendo scossoni e rapidissimi mutamenti da vent’anni a questa parte. Ben vengano, naturalmente, è solo che a volte mi danno un po’ da pensare. Ho già parlato di Klout e di quanto poco mi piaccia il messaggio che fa passare. Un mio amico web marketer la pensa più o meno come me, ma non si cancella dal servizio perché ammette che un punteggio alto impressiona i suoi clienti e ciò sicuramente lo aiuta a ottenere contratti.

Sembra che il Web stia sempre di più diventando una sovrapposizione del mondo reale e non una sua estensione. Credo che ciò sia sbagliato, se non pericoloso. Col Web ci si lavora, ci si diverte, si parla. Ma poi c’è anche altro, no? Ecco, l’altro, dovrebbe essere ciò che il Web ci aiuta a vivere meglio. E i marketers non devono dimenticarlo.

Anche chi vende di prodotti che sono solo ed esclusivamente su Internet devono tener conto di questa piccola sfumatura. Per loro potrebbe sembrare quasi strano, ma se ci si pensa bene non è così. Il Web cresce costantemente grazie alle nostre idee e i nostri contenuti. Dall’altra parte – notizia bomba – c’è una persona. Si deve parlare a essa come si parlerebbe a qualcuno che sta in una stanza davanti a voi.

Tornando a Nextdoor, purtroppo per ora funziona solo in alcune parti degli USA. Evidentemente è ancora in una fase pilota. Combattendo contro GMaps e i famigerati zip codes statunitensi, mi sono spacciato per un newyorkese di Brooklin – sì, mi tratto bene – per provare un po’ di funzionalità, ma poi ho lasciato perdere perché tanto il mio “quartiere” sarebbe stato inesorabilmente vuoto.

Ho pensato però a come sarebbe averlo qui in Italia, funzionante. Non so se lo userei, in realtà, perché alla fine mi piace conoscere i miei vicini il giusto. Posso anche immaginarmi delle storie stranissime su di loro. Che poi, scavando, si trova sempre qualcosa che magari non volevi sapere.

Per esempio, parlando con la mia coinquilina, un’altra, ho scoperto – lo giuro, è vero – che il tipo che puzzerebbe di alcool e quello con il cane sono la stessa persona, e io non me ne ero mai accorto. Fantastico. Le ragazze dicono che gli stanno alla larga, ma a me non importa.

Continuerò a salutarlo nello stesso modo e a farmi fare le feste – dal cane.

Marco Bruschi



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