Le nuove professioni del Web: intervista a Giulio Xhaet



le professioni del web

Diciamolo subito: uno dei problemi più grandi di chi lavora con i Social Media – e più in generale sul Web – è riuscire a spiegare cosa si fa.

Non solo, ma c’è anche un più generale problema di orientamento tra competenze e mestieri che sono ancora in continua trasformazione e che incideranno senza dubbio sulla futura ridefinizione dell’ecosistema professionale.

Nel frattempo, però, c’è chi ha fatto il punto della situazione ed ha evidenziato caratteristiche, rischi e potenzialità dei web-mestieri.

Nasce così Le nuove professioni del Web, il libro curato da Giulio Xhaet e pubblicato questa estate.

Giulio xhaet

Giulio è fondatore del progetto Professioni del Web e direttore della Web Media Academy. È inoltre docente e coordinatore presso la Business School del Sole 24 Ore, formatore e speaker per scuole di alta formazione e manifestazioni in tutta la penisola. Co-ideatore del progetto learning by playing Social Surfer e Head of digital per La Settimana della Comunicazione, a partire dall’edizione 2012 (alla quale anche YDL è presente!).

Insomma, è decisamente qualcuno che possiede la bussola per orientarsi nel nuovo panorama professionale ed identificarne i principali players (sì, ok sono di parte: ci sono pure io nel libro!) ed è per questo che abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con lui.

 

– Com’è nata l’idea di Professioni del Web?

Con un’operazione, nemmeno troppo consapevole, di “serendipity ingegnerizzata”. Avevo aggregato diverso materiale grazie alle giornate di formazione e orientamento. A un certo punto mi resi conto che sia in aule di ragazzi che di professionisti regnava una grande confusione non tanto per gli strumenti da utilizzare, quanto sui i ruoli e le responsabilità di chi doveva gestire i progetti, soprattutto in ambito operativo. Un’impressione confermata dai bizzarri job post in heavy rotation su professional network quali LinkedIn e Viadeo. Content editor e corporate blogger mascherati da SEO (e viceversa), Web Analyst che in realtà dovevano occuparsi di advertising se non di gestione di community, tanto per citarne alcuni.

Ho focalizzato i miei contenuti su questi aspetti. Un giorno mi resi conto che avevo abbastanza materiale per un’avventura editoriale. Conoscevo la collana Hoepli Web & Marketing 2.0, e partecipando a uno speech ho incontrato Luca Conti, che ricordavo essere il curatore della collana. Tenevo sempre con me un abstract dell’idea. Ho accennato l’idea e gliel’ho lasciata. Dopo una settimana mi ha richiamato ed è iniziato il tutto.

 

– Il libro presenta una panoramica straordinaria non solo sulle potenzialità professionali offerte dal Web e dai social ma anche sulle caratteristiche individuali che ne hanno condotto alla nascita di nuovi mestieri: come credi che evolverà questo processo? 

Le quattro attitudini analizzate (Real-Time, All-Line, TranSolving e InnovHunting) rappresentano dinamiche sicuramente da dibattere: fortemente in beta, stanno evolvendo e mutando forma. Non so come si evolveranno: credo sia presto per intuirlo. Quello che è certo è come il digitale si dimostri mostri una rivoluzione anche per il mondo professionale: milioni di persone hanno cambiato o stanno cambiando il modo di lavorare, tanto nei rapporti con gli strumenti quanto in quelli con le altre persone.

 

– Nel tuo testo hai parlato di talento e di persone. Ammetto che forse sono un po’ di parte (nel libro è presente anche una case history presa da YDL), ma credo che la pluralità di voci e interventi che hai scelto renda in qualche modo più concreto quanto scritto: in che misura questi interventi hanno arricchito la tua conoscenza del nostro panorama lavorativo?

Si sono rivelati essenziali. La sfida più grande del libro è stata affrontare ruoli/tematiche spesso lontane, e capire quale fosse (e quanto fosse spesso) il fil rouge che le tiene unite, passando dal micro al macro e viceversa. La slide 8 di questa presentazione credo renda abbastanza l’idea di base, poi sviscerata nei singoli capitoli del libro:

 

Non sono certo un tuttologo del web. Il mondo digitale è mondo troppo vasto e in beta perenne per permettermelo. Ogni intervista contenuta nel libro è stata quindi di grande utilità per confermare, alcune volte ripensare la rotta. E certamente, costituiscono una tra le parti meglio riuscite del libro.

 

– Se dovessi “scommettere” su una professione del Web per i prossimi anni, quale credi che sarà la competenza più richiesta?

Prendendo in considerazione le “nuove professioni del web” che ho analizzato nel libro, e che quindi vanno a dipingere un “codice umanistico”, composto da contenuti, relazioni, promozione, marketing e analisi, da una parte vedo l’ascesa di una professione sconosciuta ai più: il Content Curator: colui che filtra, aggrega e seleziona fonti e notizie, invece di crearle ex novo. Questo post del rinomato giornalista e blogger Jeff Jarvis è illuminante in tal senso.

Inoltre, si confermerà il ruolo centrale dei Web Analyst, considerata l’inarrestabile crescita dei dati in rete e la necessità di saperli interpretare.

 

– Come vedi il mercato del lavoro su Web e Social in Italia? 

Nonostante la crisi, molte aziende di diversi settori e dimensioni stanno aumentando la richiesta di talenti nel mondo digitale. Pur lentamente, la domanda potrebbe crescere. È una considerazione, ma anche una forte speranza.

 

Teniamo le dita incrociate allora e nel frattempo se avete domande per Giulio postatele pure tra i commenti!

Emanuela Zaccone



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