Perché mi piacciono le ragazze che hanno un punteggio Klout bassissimo



klout score

Alle feste mi hanno sempre attirato le ragazze che se ne stavano da sole a fumare sigarette o a guardarsi intorno; semplicemente.

Non quelle che se ne stavano in disparte perché avevano paura di qualcosa, ma quelle che non erano interessate, in generale o in quel momento, a mescolarsi. Odio le persone che parlano sempre, che dispensano troppi sorrisi casuali, godendo di essere al centro dell’attenzione altrui. Se considerassi le feste dal punto di vista di Klout invece, su quelle mi ci dovrei fiondare.

Klout si erge come l’unico “Standard of influence”. È scritto a chiare lettere nella barra di navigazione. Nella sua home page c’è scritto che “Klout measures your influence on your social networks”. Già qui vedo una  dicotomia, perché le due scritte dicono qualcosa di leggermente ma profondamente diverso. Ci torno sopra fra un attimo.

 

L’influenza

Partiamo dalle basi: cos’è l’influenza? Secondo me non c’è una definizione unica, bensì tante sfumature diverse. Le persone sono tante e varie, e i modi in cui possono essere “influenzate” sono tanti, e vari. Io vengo attirato dalle ragazze che fumano da sole, altri da quelle che sono la regina della serata. Anche quella è influenza, secondo me.

Volendo razionalizzare, prendo la definizione del dizionario online del Corriere della Sera: “Influenza: Incidenza di un fattore sullo stato di qlcu. o di qlco.”

Quindi si parla di quanto una persona riesce a modificare – a influenzare, appunto – il comportamento o il pensiero di un’altra persona. Io la capisco così. Klout non lo so come la capisce.

Klout usa un algoritmo segreto per misurare l’influenza delle persone, come dice lui, basandosi sulle interazioni che esse intraprendono sui social network. Quanti followers si hanno, quante mentions, RT, share e cose del genere. La prima volta che ho letto di questa cosa mi sono messo a ridere, poi quando sono venuto a sapere che il punteggio Klout era diventato un criterio per l’assunzione, mi sono un po’ spaventato.

 

Le parole sono importanti

Se Klout si definisse come lo “Standard di quanto le persone sanno autopromuoversi sui social network” avrei detto ok, va bene. La ragazza che fuma da sola avrebbe un punteggio basso di Klout perché alle feste non sa, o non vuole,autopromuoversi come l’altra, la reginetta. Ma – e proprio per questo – la sua influenza su di me rimane alta. Sarebbe tutto chiaro e pacifico.

Invece non è così. Perché se Klout si definisce “Standard of influence” - e se le persone gli credono - si inizia a creare qualcosa di pericoloso.

JB klout

Klout è poco chiaro. Secondo i suoi punteggi Justin Bieber – credo sia un cantante – sarebbe più “influente” di Obama. Questo Justin ha un punteggio perfetto: 100. Il povero Barack naviga nell’ottantina. Alla naturale protesta che è stata sollevata, Klout ha risposto qui.

obama klout

Nella risposta si legge chiaramente che “At Klout we measure influence across the social web. The point isn’t that Justin Bieber is more influential in the world than Obama, but that he is using social media more effectively”. Però nella barra di navigazione di Klout, rimane “Standard of influence”. Non “online influence”, o altre cose del genere.

Secondo me la verità è che Klout in questa ambiguità ci sguazza. Gli va bene perché in questo modo viene preso molto di più sul serio, non solo da chi vuole dimostrare di saper usare i social network o i loro trucchi. Dico trucchi, perché l’algoritmo segreto si può un po’ prendere in giro, come ci dice questo articolo. Che poi, il funzionamento di questo fantomatico algoritmo non è ben chiaro a nessuno fino in fondo. Gli Indigeni Digitali si sono divertiti qualche tempo fa a giocare proprio su questa ambiguità.

 

Marketing pericoloso: un fatto di cultura

L’operazione di marketing che ha fatto il Palms Casino Resort a Las Vegas (della quale parlano qui), che ha offerto sconti alle persone basandosi sul loro punteggio Klout, a volte senza che loro nemmeno lo sapessero, è una cosa pericolosa a mio avviso.

E non è l’unico caso: giusto qualche post fa si era parlato del caso Cathay Pacific Airways, che tratta allo stesso livello dei passeggeri di prima classe tutti coloro che hanno più di 40 punti.

In questo modo l’ambiguità che Klout si porta dietro viene alimentata alla massima potenza. Il messaggio che passa è che se hai un alto punteggio sei una persona migliore, sotto ogni punto di vista. Sei degno di rispetto. Per un numero. Calcolato da un algoritmo.

klout

(source: www.wired.com)

È un fatto di cultura. Sono sicuro – o almeno lo spero con tutto il cuore – che non basterà l’algoritmo di Klout per cambiare il modo in cui giudichiamo le persone in toto. Però ciò che si è già verificato, soprattutto la storia dell’assunzione basata sul punteggio, è un segnale importante che se si continua così non è detto che sempre più persone inizino a crederci veramente. E sarebbe triste.

Parafraso David Weinberger, che nel suo Arcipelago Web ci dice che: il Web è più vero del vero, perché è fatto dei nostri interessi. Esso non esiste a prescindere, non è lì perché “è sempre stato così”. Siamo noi che lo facciamo esistere e crescere, alimentandolo continuamente con ciò che ci interessa.

Quella di Weinenberg non è una provocazione, ma un’affermazione sulla quale ragionare. Il Web non è più vero del vero perché sostituisce la nostra realtà, ma perché la amplifica, dandoci più possibilità di esprimerci e di accedere a quel mondo delle idee che ci rende animali pensanti.

Il Web come estensione, non come sovrapposizione.

Ho finito. Vado a cercare quella ragazza che fuma da sola e che ha un punteggio Klout inesistente.

Marco Bruschi



Commenti

(7)
  1. Questo articolo è stato abbastanza influente da farmi provare tutte le funzionalità di klout per mezz'ora. Ora però rivoglio indietro la mia mezz'ora persa.

    • Klout è un giochino truccato ragazzi, purtroppo (per tutti noi) l'hanno cominciato ad utilizzare i marketing people, ora vai a spiegarli che non ne vale la pena ;-) . se vi interessa più la parte dell'algoritmo (per capire come si misura e cosa)- gli strumenti più corretti sono Kred e PeerIndex. Klout è un business furbo e non un progetto accademico di sicuro! ;)

      btw, se vi interessa il discorso della INFLUENCE e la sua misurazione, non potete mancare sulle pagine (e magari in classe) del Master SNID- Social Networks INFLUENCE Design, del PoliMi: http://snid.eu

  2. Complimenti Marco, molto divertente. Resta il fatto che le persone avranno sempre necessità di avere un qualche riconoscimento del proprio operato, per non dire lavoro, e gli strumenti come Klout, o PeerIndex, non servono forse proprio a questo? Posso solo immaginare come si sia sentito il passeggero, comune mortale ma con un klout superiore alla media, al quale è stato riservato lo stesso trattamento del passeggero di prima classe. Il klout gli ha permesso di vivere un'esperienza che altrimenti non avrebbe potuto. In quel caso un klout alto è equivalso ad avere un bel conto in banca. Le misure contano, ahimè!

    • Grazie Marianna! Sono contento che ti sia piaciuto. Rispondo al tuo commento:
      "Resta il fatto che le persone avranno sempre necessità di avere un qualche riconoscimento del proprio operato, per non dire lavoro" – concordo; lo stipendio dovrebbe – dovrebbe, ma il più delle volte non è così – essere uno di questi riconoscimenti, per esempio. Secondo me però non Klout, che vuole sintetizzare con un numero il valore di una persona. E, giocando su un po' di ambiguità, come dico nell'articolo, pretende di esprimere il valore "totale" di questa persona. Cioè, come dire, "tu sei meglio di", in generale, perché hai un punteggio più alto. E' questo modo di ragionare che giudico pericoloso. Poi scatta la competizione, che è insita più o meno latentemente in ognuno di noi. Scatta l' "andiamo a vedere", la gara con gli altri. Anche a ciò faccio derivare il successo che ha avuto Klout.
      I numeri per valutare asset intangibili li usiamo spesso, pensa ai voti degli esami. Anche quelli sotto un certo punto di vista sono sbagliati, perché abbracciano e limitano qualcosa più grande di loro. Ma sono l'unico mezzo che abbiamo per trasformare un dato intangibile in tangibile e misurabile. Però sono limitati a un campo. Per molti concorsi conta il voto di laurea, ma per moltissimi datori di lavoro privati conta molto di più il colloquio e ciò che la persona sa fare veramente, al di là di quanto ha preso alla laurea.
      Klout pretende di dare un valore a una persona anche nel mondo reale, basandosi su come usa i social network, utilizzando un algoritmo ambiguo e misterioso. Le misure contano, ma solo quelle a cui diamo importanza.

  3. Pingback: Il primato delle ‘relazioni’ | YDL

  4. Pingback: Ciao vicino, dove abiti? Il marketing e le persone alla fine dei cavi | YDL

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*