Pinterest Evolution: tra profiling, learning e personal branding



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A giugno 2011 il mio amico Claudio Gagliardini in un’intervista per il suo blog mi aveva chiesto “Quali strumenti web di nicchia pensi che siano destinati ad avere successo di massa?”, avevo risposto: “Gli strumenti di monitoring della reputation e quelli di content curation”. Ci avevo visto bene: Pinterest ne è la prova.

Se n’è scritto praticamente ovunque nelle ultime settimane e il successo che sta raccogliendo non sembra destinato a diminuire. La piattaforma – a cui si accede ancora su invito (a proposito, lasciate un commento al post con la vostra mail se volete testarlo) –  è al centro di molte delle Social-discussioni che si sviluppano online.

Noi abbiamo voluto prenderci un po’ di tempo per provarlo, vederne i primi sviluppi e cercare di capire in che direzione si potesse andare. Facciamo il punto.

Innanzitutto a Pinterest va riconosciuto il merito di aver portato all’attenzione di moltissime persone (leggasi: anche di quelle che i Social li conoscono solo attraverso le notizie date dai TG) la content curation.

Non si tratta di nulla di nuovo: Scoop.it, Pearltrees, Zite, Flipboard, Google Currents e l’italianissimo Searcheeze – solo per citarne alcuni – hanno esattamente lo stesso scopo (il claim di Pearltrees è “a place to collect, organize and share everything you like on the web”).

Eppure Pinterest è riuscito a distinguersi e a prendere subito il volo, grazie anche ad un’integrazione pressoché immediata con Facebook, tanto che in molti sostengono che si tratti addirittura di una ghost society della piattaforma di Zuckerberg (peraltro non mancano neanche i problemi di spamming, come spiegato da The Next Web).

Il funzionamento è semplice: è possibile creare delle board tematiche e quindi popolarle aggiungendo dei “pins” (basicamente dei link accompagnati da immagini e descrizione) o effettuando il “repinning” dei contenuti di altri utenti. Ad ogni board può contribuire il solo creatore o il creatore insieme ad altri collaboratori da lui scelti.

La mia prima impressione all’apertura:

  • immediato come Tumblr
  • usabile come Scoop
  • esteticamente migliore di qualunque altra soluzione esistente.

I risvolti più interessanti sono emersi quando i brand hanno cominciato ad affacciarsi sulla piattaforma che, indubbiamente, presenta diversi vantaggi in termini di interesse da parte delle aziende, in primis la possibilità non solo di presentare i propri prodotti in un contesto innovativo e quindi di creare awareness, ma anche di comunicare in modo efficace la propria brand image ed i propri valori agli utenti.

Gli esempi – ne trovate alcuni in questo post di Davide Licordari – hanno cominciato ad essere numerosi anche qui in Italia e le prime campagne marketing basate sull’uso di Pinterest non si sono fatte attendere.

Toys”R”Us Per San Valentino, ad esempio, ha lanciato la campagna “Be ‘R’ Valentine” scegliendo per i propri pin i prodotti che maggiormente si adattano alla festa degli innamorati, accompagnando spesso i pin con descrizioni sul possibile uso dei vari giocattoli ed accessori.

Toys'r'us Pinterest

L’influenza di Pinterest, intanto, si è estesa anche al Web design: qualche giorno fa su Mashable veniva sottolineato come l’estetica dei boards si stia diffondendo in modo crescente. Questo successo è d’altra parte reso palese dal gran numero di emuli di Pinterest, di cui Pinspire – anche in termini di scelte cromatiche – è il caso più eclatante, mentre Little Monsters – il social network ad inviti di Lady Gaga – sembra richiamarsi fortemente a Pinterest nell’organizzazione dei contenuti.

little monsters website

 

Il primo dubbio che sorge davanti a tanto successo è anche il più lecito: i brand useranno Pinterest per mappare i nostri interessi? Sarebbero stupidi se non lo facessero, lasciatemelo dire (c’è chi ha sollevato il dubbio che addirittura vengano modificati i link di submission dei pin per generare introiti).

Attenzione: Pinterest sta già guidando le vendite e da solo genera un traffico verso i company blog e i siti corrispondente a quello di YouTube, G+ e LinkedIn messi insieme verso le stesse fonti.

Più della condivisione di un link su Facebook o di un retweet, le attività legate alla content curation presuppongono dell’impegno in più, quindi una maggiore attenzione verso i contenuti pubblicati sulle board.

Sarà che ho sempre visto i servizi di content curation anche come uno strumento di digital-vanità, ma mi pare indubbio che ci sia (ci deve essere o le board sarebbero delle “accozzaglie” di contenuti indistinti) una forte attenzione all’organizzazione dei contenuti.

Come ovvia conseguenza di una tanto massiccia quantità di intelligenza collettiva applicata abbiamo un miglioramento delle possibilità di ricerca di specifici contenuti, un affinamento – se non altro perché si tende a prendere esempio da altri – delle tassonomie con cui i contenuti vengono ordinati e, soprattutto, una buona possibilità per il personal branding.

Nulla vieta, infatti, di creare delle board tematiche del tipo “I miei post sulla Social TV” (ogni riferimento al mio account è assolutamente non casuale) e di trasformare perciò Pinterest in una vetrina di opportunità per freelancers o categorie di professionisti come i fotografi che, per esempio, possono creare board dedicate alle proprie foto su Flickr insieme a board dedicate ai fotografi preferiti, aumentando così la possibilità di essere trovati da altri appassionati dei medesimi contenuti.

Infine, le possibili evoluzioni nell’ambito della formazione. Immaginate che bello sarebbe usare le board per costruire delle ricerche tematiche per  il corso di fisica. Meglio di Wikipedia.

Il professore potrebbe nominare autori tutti gli studenti che partecipano al progetto. Esempio elementare ma secondo me affascinante di impiego della content curation in ambito learning.

Insomma, continuo a credere nella content curation ma non ho dubbi che ben presto possa trasformarsi in qualcosa di diverso dalla semplice collazione di contenuti.

In primo luogo migliorerà il suo status di tool per strategie di marketing e di dialogo dei brand con i propri utenti, oltre che per la profilazione, ma soprattutto potrebbe ridefinire le strategie con cui gli utenti si presentano in rete.

Emanuela Zaccone



Commenti

(19)
  1. Davvero complimenti per l'articolo! Chiaro e interessante. Conoscevo Pinspire ma non vedo l'ora di provare Pinterest e non vedo l'ora di provarlo :-)
    Devo solo recuperare un invito!

  2. Dopo tanto scrivere su Pinterest finalmente il tuo articolo pone l'attenzione sul merito e non solo i dettagli tecnici. Grazie! Un dettaglio tecnico da sottolineare è il fatto che tutto questo movimento su Pinterest genera backlink operativi e influenti sui blog connessi alle board con un incremento del page rank del blog stesso. Questo SEO free probabilmente verrà diminuito presto da Google, ma perché non approfittarne subito?

    • Ciao Fabrizio,
      grazie per il tuo feedback.
      L'idea era proprio quella di esplorare possibili soluzioni evolutive della piattaforma.
      La tua idea – a quanto pare – è confermata dalle voci di presunta manipolazione dei link di cui dicevo sopra.
      Mi sa che ne vedremo delle belle ;-)

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