Quando il social media marketing è contro i social media



anti-social media

Sappiamo tutti che Pinterest è la hot new thing nel mondo dei social media. I brand  in giro per il mondo si stanno precipitando alla conquista della piattaforma. E non solo chef, fashion designer o negozi di moda, anche brand che trattano i più svariati tipi di prodotti. 21 milioni di unique visitors sono un’ottimo motivo per farlo.

Con il lancio della propria Pinterest page qualche giorno fa, Honda non solo ha deciso di pubblicare contenuti che portassero traffico al proprio sito, ma ha anche lanciato un’interessante iniziativa. La campagna #Pintermission propone di prendersi una pausa da Pinterest per 24 ore, per uscire nel mondo reale ed effettivamente fare le cose che in genere vengono condivise su Pinterest dagli utenti più attivi.

L’agenzia creativa RPA di Santa Monica – che ha seguito Honda in questa iniziativa – ha anche creato una serie di “motivational poster” per convincere la gente a prendersi una “Pintermission”.

#pintermission

Di solito le campagne sui social media invitano ad essere “più social” online, ma in questo caso Honda ha cambiato le carte in tavola: basta sprecare la propria vita a pinnare, uscite e vivete la vita, almeno per un po’.

La ricompensa? 500 dollari. Per ora cinque “pinners” hanno accettato, e condiviso dunque le foto fatte durante il loro periodo di pausa dal digital world.

#pintermission on twitter

La cosa più divertente? Che il tutto prende forma proprio nella pagina Pinterest di Honda, comprese le #pintermission board pubblicate dagli utenti che sono stati al gioco; potete visitare il canale per vedere come la campagna sta proseguendo.

E non è l’unica campagna che va in questa direzione: in Australia, la catena di burger-joint Grill’d ha seguito un ragionamento simile, con un’iniziativa chiamata “F#ck Celebrity Chefs”, dai toni molto chiari: la catena di ristoranti non ha bisogno di food-blogger, di gente che posti su Twitter quello che mangia o di foto caricate su Instagram. E soprattutto, non vogliono gente vestita in modo elegante!

grill'd

Non ci credete? Beh, allora guardate la loro Timeline cover!

Altre lamentele sui social media? Sembra che tanta gente stia iniziando a non sentirsi più a proprio agio con le forti semplificazioni che Facebook impone alle nostre vita (un tema che abbiamo toccato la settimana scorsa parlando della semplificazione imposta dal Like).

E di recente ci sono state azioni relative a questo argomento, come la petizione rivolta direttamente a Mark Zuckerberg per “cambiare il Like button”, aggiungendo la possibilità di dire anche ‘good’, ‘great’ e ‘super’ tramite un click.

La pagina Facebook dell’iniziativa conta quasi 80 mila Like, ed è supportata dal brand di birra portoghese Super Bock.

Ma come mai stiamo iniziando a vedere campagne “contro” i social media? Di certo, andare contro i social network è un modo per provocare e farsi notare, specie in un mondo della comunicazione dominato dal costante invito ad essere sempre più connessi. Ma è solo questo, o la gente si sta veramente stancando?

Forse il boom dei social media si sta trasformando in un implosione? Si è già parlato mille volte di bolla del 2.0 e simili. Certo è che qualche giorno fa Facebook ha raggiunto i 900 milioni di utenti ma il tasso di crescita sta rallentando, e soprattutto l’azienda ha dichiarato che i loro profitti sono scesi del 12% nel primo trimestre del 2012.

La crescita costante di Facebook (e di tutto l’ecosistema del social web) è sempre stato uno dei principali fattori per determinarne il possente valore economico, ma è sicuramente una corsa che prima o poi doveva rallentate – specie quando i nuovi utenti arrivano da aree del mondo in via di sviluppo, senza gran potere d’acquisto e dunque poco interessate all’advertising.

Nonostante questi siano sicuramente segnali da tenere in considerazione, il potenziale per lo sviluppo dei social media è ancora grandissimo. I tassi di crescita si stabilizzeranno, ma l’utilizzo quotidiano probabilmente continuerà a salire, specie se si considerano tutte le possibilità di integrazione delle tecnologie digitali nella nostra vita.

Di certo, finché le campagne contro i social media si diffondono tramite i social media, i digital marketer possono dormire sogni tranquilli.

Jessica Noguez

Potete trovare l’articolo in lingua originale qui: What’s behind anti social media campaigns?



Commenti

(2)
  1. Interessante articolo che porta ad una riflessione: forse è finita la fase dello stupore e dell'eccitazione verso i social media e si è passati alla fase dell'abitudine… Ci sono, li uso quando mi servono, ma nulla di più. Forse la chiave di lettura potrebbe essere che sono delle comodity come la tv, se ho un po' di tempo e non ho voglia di fare altro la guardo… Altrimenti faccio altro.
    Acquisita un'esperienza nei social media si cerca sempre più di utilizzare i social media per i propri scopi piuttosto che "farsi utilizzare da loro".
    Infine un'altra riflessione potrebbe essere il fatto che forse sempre più utenti utilizzano una molteplicità di social media riducendo il tempo speso su ciascuno, diventano di conseguenza anche meno costanti nell'utilizzo del singolo.
    Questo a mio avviso è già successo sul web 1.0, sui forum, sulla posta elettronica, etc.

  2. Pingback: Google Alert – MARKETING BUSINESS – Easy News Press Agency | Easy News Press Agency

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