
“Tu conosci Quora?” – ho chiesto questo a un mio amico quando ho iniziato a fare ricerche per questo articolo. ”So solo che è tipo un Yahoo Answer, però meno cazzone,” mi ha risposto lui.
Quora in effetti è un sito dove le persone possono postare domande e risposte sugli argomenti più disparati. “Quora aims to be the easiest place to write new content and share content from the web”, come si legge nel sito.
Su Quora è incoraggiata la politica dell’uso delle proprie vere credenziali, spingendo gli utenti a mettere la propria faccia in quello che dicono. I contenuti degli utenti anonimi sono permessi, ma hanno minore visibilità.
Se volete capirne di più, esiste un’interessante infografica a spiegare il funzionamento e (soprattutto) i numeri del servizio inventato dai giovani Adam D’Angelo e Charlie Cheever.

Comunità che comunicano
L’idea della comunità che lavora per se stessa, per raffinare la conoscenza e renderla accessibile a tutti, ha affascinato anche i più importanti pionieri di Internet e del Web. Sto parlando di Vannevar Bush, Licklider e Engelbart per esempio. Questi tre, con le loro idee, avevano già previsto molte delle cose che usiamo tutti i giorni, quando manco c’era Internet, figuriamoci il Web. E molto di quello che hanno pensato è ancora là da venire. Tutti e tre erano accomunati dalla speranza – diciamo utopia – che nel futuro, quando le tecnologie l’avrebbero permesso, ognuno avrebbe dato il suo contributo disinteressato per migliorare il corpus della conoscenza globale.
Se ti avessero parlato di un progetto come Wikipedia cinquant’anni fa, tu ci avresti creduto? Io no. Ci avrei sperato magari, ma non creduto. Quora è diverso da Wikipedia perché Wikipedia è nozionistico, mentre in Quora le persone, rispondendo alle varie domande, metto in gioco le loro opinioni personali, le loro esperienze e a volte anche i loro sentimenti.
Ma funziona tutto così bene? Cioè le persone, per puro spirito altruistico, si mettono a rispondere a domande alle volte molto difficili e tecniche, impiegando grandi quantità di tempo libero? E i contenuti sono sempre così qualitativamente alti da far rimanere Quora un “Yahoo!-Answers-ma-meno-cazzone”?
Crediti credits
C’è da fare una distinzione all’interno di Quora, nella quale sono incappato facendo ricerche. Probabilmente la storia del sito si può dividere in due “ere”: quella pre e quella post credits. Cosa sono questi credits? Sono una funzione che è stata aggiunta dagli sviluppatori solo in un secondo momento. Quando ti iscrivi tu hai una certa quantità di questi crediti, che puoi spendere per fare domande o per promuovere contenuti a più persone, o cose così.
Puoi anche chiedere a persone specifiche di rispondere a una domanda – la quantità di crediti che gli altri devono spendere per chiederti di rispondere la decidi tu. Guadagni crediti se le persone rispondono o seguono le domande che hai postato e, attenzione perché questo è il punto fondamentale, se votano una tua risposta.

Ora, secondo molti, questa funzione ha cambiato tutto. Ho provato a chiedere perché e soprattutto se in meglio o in peggio. Si stava meglio quando si stava peggio?
Ho chiesto proprio su Quora cosa ne pensassero le persone, di questi credits – visto che è fatto apposta per chiedere, usiamolo. Le opinioni sono discordanti: qualcuno dice che era meglio prima e qualcuno che era meglio adesso.
Nan Waldman per esempio dice che questa funzionalità non gli piace per niente. Scrive che prima non c’era alcun riconoscimento a parte “the feeling as a user that we were creating a repository of wisdom online”, e quello gli bastava. Addirittura dice che i credits gli sembrano usati “to reinforce our behavior like rats in a game”, cioè per rendere gli utenti più propensi a interagire sul sito, per avere un riscontro immediato.
Jonathan Brill non la pensa nello stesso modo. Dice, laconicamente: “The fundamental mechanism behind Quora credits is the ability for Quorans to qualify a network of people that don’t have to pay for stuff”. Quindi uno strumento di controllo imprescindibile per un sito che prima era solo di nicchia e ora è diventato un network.
Hetal Rack però propone il rovescio della medaglia di questo sistema di “controllo”, perché secondo lui adesso le persone fanno stupidi giochetti per aumentare i loro crediti anziché cercare di contribuire al meglio: “People wouldn’t just go about posting popular questions from reddit (or other places) and then answering those questions themselves with the most popular answer there, to get tons of upvotes and credits.”
Compromessi
Io vedo i credits come un compromesso che gli sviluppatori hanno trovato per gestire l’enorme massa di utenti e contenuti che a un certo punto hanno iniziato a trovarsi davanti. Per discernere i buoni contenuti dallo spam e per far sì che Quora continuasse a essere ciò che era prima.
Non so se qualcuno ha pensato anche all’appeal che i credits avrebbero avuto sugli utenti, invogliati a scrivere di più e meglio per guadagnare crediti e soddisfazione personale. Forse sì. In questo caso sono stati presi i due famosi piccioni con una fava, perché è stato trovato un modo elegante per continuare a offrire un buon servizio e generare più contenuti.
Non si deve dimenticare però, anche se può sembrare pleonastico, che ogni modifica cambia inevitabilmente qualcosa. I credits hanno cambiato Quora in maniera molto sottile, perché spesso si votano risposte anche per la loro ironia e non considerando l’appropriatezza di esse e la nuova conoscenza che apportano.
Mi sono imbattuto in questa domanda per esempio, dove si chiede cosa si dovrebbe fare se il tuo PhD advisor ti aggiunge su Facebook.
La prima risposta che appare – quella che ha ricevuto più voti appare per prima – è fantastica: “Poke him”. L’ho adorata, e l’ho votata. Poi però anche rileggendo le risposte alla mia domanda sui credits, mi sono accorto che in effetti non l’ho votata perché mi sembrava una risposta competente alla domanda, che dava utili consigli e forniva conoscenza, ma perché mi ha fatto ridere.
Pensiero laterale
Non credo che qualcuno a Quora abbia previsto l’effetto collaterale di questo intrufolarsi dell’ironia fra le risposte. L’ironia non fa mai male, se è fatta bene, però è un dato di fatto che non combacia con i motivi di base dell’esistenza di Quora. Se ogni domanda avesse come prima risposta una battuta, Quora diventerebbe in un attimo un joke site e non un posto dove scambiarsi conoscenze.
Per gestire comunità online così grandi, ci vogliono le palle. Anche questo è un dato di fatto. Ogni volta che si va a cambiare qualcosa, che si introducono features o cose del genere, potrebbero verificarsi conseguenze inaspettate. I community manager e i marketers devono essere bravi a guardare ogni nuovo passo che prendono dai più svariati punti di vista.
Devono applicare il pensiero laterale per ogni cosa che fanno, perché va a impattare sulle entità più eterogenee, fallibili e imprevedibili del mondo: noi.
Marco Bruschi

















Sinceramente spero che i Community Manager e i marketers non abbiano MAI quella lungimiranza che tu auspichi. Infatti è proprio grazie ad un utilizzo inaspettato che sono nate le più grandi rivoluzioni nel mondo digitale.
E' quella scintilla nascosta nella mente di "noi" che illumina in modo imprevedibile l'evolvere del web.
Dio ci salvi se un giorno qualcuno sarà veramente in grado di prevedere tutte le nostre interazioni con una nuova "features"
Oh ma io non me le "auspico", lungi da me. Le cose impreviste e imprevedibili sono quelle che vengono meglio. Volevo esprimere una riflessione, diretta sia ai community managers che non, cioè che è l'uso che si fa di una cosa a determinare la sua identità e che, appunto, prevedere tutto è impossibile.
Parlando ai community managers in particolare, che svolgono un lavoro e che devono ottenere certi risultati, dico che essi devono considerare le cose da moltissimi punti di vista, se non vogliono che quello che hanno fra le mani diventi "altro" in un batter d'occhio. Poi se esso è meglio o peggio di ciò che c'era prima è tutto un altro paio di maniche, e un community manager vero deve riuscire a sfruttare al meglio anche – e soprattutto – i cambiamenti.
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