Red Ronnie ci chiede: cos'è La Rete?



social media marketing

Questo blog parla sostanzialmente di Social Media, e quando si parla di Social Media ci dovrebbe essere una certa agenda da rispettare. Ci sono ogni giorno centinaia di novità che riguardano il mondo dei social network: da questo spunto interessante di Davide Licordari sui luoghi più foursquarati al mondo alla ridicola cifra che Linkedin ha raggiunto in borsa: 4,5 miliardi di dollari (il fantastico articolo linkato mostra cosa si può comprare con lo stesso gruzzoletto, tipo 67 Boeing 737!).

E invece no, non si può resistere. Ed eccoci qui a parlare di un argomento che mi ero promesso di non affrontare mai e poi mai: il caso Red Ronnie.

E la cosa che mi sconvolge ancora di più, e che sono qui per dargli ragione. Non dal punto di vista politico, per carità: Dio mi salvi dal parlare qui di politica. Non conta che si sia schierato con la Moratti, pagato o meno, e non si parlerà qui della guerra mediatica tra candidati.

Però, trovo divertente ed interessante la valanga di auto-ironia su Pisapia che sta travolgendo la sua pagina Facebook. Divertente perché effettivamente tanti interventi (così come tanti #morattiquotes su Twitter) sono pura genialità comica, ad esempio “Pisapia spreme il tubetto del dentifricio dalla metà invece che dalla fine”. Interessante perché ci mostra ancora una volta come i Social Media possano diventare un luogo di ritrovo incredibile per condividere idee, organizzare critiche civili (a parte i soliti pagliacci volgari) e, forse, cambiare un pochino le cose. Ma c’è un ma, e ce lo dice proprio Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni, in questo video di risposta al torrente di post pisapiani:

Il suo ragionamento è di una limpidezza sconcertante: Il Corriere mette il caso in prima pagina, e titola “La Rete ha invaso la pagina Facebook di red Ronnie”. E lui dice: prima avevo 4.300 fan, ora ne ho 6.600. Ergo, “La Rete” sono 2.300 persone? (ora i “fan” son più di 15 mila, ma il discorso non cambia).

E tutti i Tweet che si prendono gioco della campagna elettorale della Moratti? Bisogna dedurre che “Twitter è contro la Moratti”? Che Twitter è del PD? La rete è con Grillo? Twitter è contro Patrizia Pepe? O lo sono solo qualche decina di esperti di Social Media che però valgono come fossero milioni? E Facebook, è con Vendola? E Youtube è contro Berlusconi?

Suona piuttosto ridicolo, vero? Generalizzazioni di una banalità agghiacciante. Eppure è così. I media di massa, i TG, le persone, usano (usiamo) questo linguaggio. Come se “La Rete” fosse una creatura mitologica, non accessibile, un clan di eletti, qualcosa che appartiene al futuro, non al presente. Il Corriere dovrebbe invece vederla come gente normale; teenager, over 40, mamme, studenti, chiunque. Facebook è popolato da gente che non necessariamente vede nei social network e nei blog una rivoluzione sociale e politica. Ci sono tante persone a cui basta trovarsi una citazione di Oscar Wilde o la foto di un cagnolino in bacheca per avere le lacrime agli occhi (il popolo dei link, ricordate?).

I Social Media hanno cambiato il mondo, è innegabile, ma bisogna stare attenti e dargli il giusto peso: “La Rete” non è un entità distante e perfetta, una specie di paradiso terrestre-ma-digitale. Siamo noi, esseri umani che semplicemente interagiscono come hanno sempre fatto, solo su altri media.

Ad esempio, sembrava che in Iran, durante le sommosse, Twitter stesse salvando i civili dai massacri nelle strade. Poi si è scoperto che i tre profili più influenti twittavano dagli Usa, dalla Turchia e dalla Svizzera. Di sicuro, in Iran e altrove, Twitter ha aiutato a diffondere notizie in tempo reale, facendo qualcosa che nessun media ha mai fatto prima. Assieme a Youtube, assieme a tanti giornalisti, assieme a tante persone. Ma c’erano gli esseri umani in piazza, non gli hashtag. Quindi, non c’è stata “nessuna Twitter Revolution all’interno dell’Iran“.

Questo succede quando la forza delle parole distorce la realtà, si generalizza e si trasformano i Social Media in quello che non sono, danneggiando loro e chi ci lavora per renderli ancora più utili. Non è su Twitter che si è consumata la rivoluzione, così come non è “La Rete” che ha invaso il profilo di Red Ronnie.

E nella sfera del marketing il discorso è lo stesso (dimenticavo, ma è di marketing che dovrei parlare qui). Nei Social Media le aziende parlano alle persone normali, non al “Popolo di Facebook” (espressione atroce). Il Facebook marketing è marketing su uno strumento normale, che usiamo tutti, che fa parte della nostra vita. Non è da considerare una meraviglia tecnologica appena sbarcata dal Nuovo Mondo: online e offline sono inscindibili, le identità digitali son le stesse identità che vanno dal panettiere, guardano la TV, fanno la biancheria.

E chiudo con una riflessione di un mio ex professore alla UCLA, che in questo articolo (sul linguaggio delle star sportive americane nel web) si pone curiosamente lo stesso problema: i Social Media vanno trattati come una cosa normale, dove c’è gente normale che parla di cose normali. Non considerati come “La Rete”, come “Il Popolo del Web” e simili. Siamo noi, punto.

Il web parla di quello che parliamo noi, di quello che succede nel mondo. E spesso basta un nonnulla, come un banale matrimonio in Inghilterra, per trasformare Twitter da paladino delle rivoluzioni 2.0 ad una rivista di cronaca rosa letta da mia nonna. Che di sicuro sa del matrimonio in Inghilterra, forse sa chi è Red Ronnie, e di sicuro non sa cos’è un retweet.

Guido Ghedin



Commenti

(2)
  1. Per trovare i suoi commenti penso che anche lo stesso Red Ronnie possa semplicemente cliccare il suo nome. La Rete non è un'entità hai ragione, è un insieme di persone e sul Wall di Red Ronnie le stesse persone possono scrivere commenti a "difesa" di Red Ronnie o ironici come il tormentone di Pisapia. Il caso in questione però non può essere "esaminato" sensa considerare la campagna elettorale milanese.

  2. Pingback: Piove, Social Media ladri | YDL

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