Reward, contenuti premium e sincronizzazione audio: come evolve la Social TV

social TV

Come vi avevo annunciato nel post dedicato a Super Bowl e Social TV, voglio fare il punto sugli ultimi sviluppi in quest’ambito e sull’evoluzione (e/o il declino) dei sistemi a badges e di eventuali altre attività collaterali.

Mentre, infatti, gli aspetti più propriamente ludici connessi alla Social TV e concretizzati nei meccanismi di conquista dei badge tendono ad essere integrati o sostituiti da campagne ludiche in senso stretto (si veda quanto fatto ad esempio per Archer White Collar), ci si volge a valorizzare maggiormente almeno altri due fattori legati all’esperienza social televisiva.

Innanzitutto – un classico sin dalle prime pratiche che hanno via via definito il concetto di Social TV – c’è una forte attenzione verso le conversazioni che si sviluppano intorno agli show televisivi: sempre per Archer, ad esempio, è stata realizzata un’app in HTML5 che funge da aggregatore dei vari feed Facebook, Twitter e GetGlue legati alla serie.

archer

Nulla di nuovo: come ho detto in varie occasioni (l’ultima a Smart & App su La3 qualche mese fa) ci sono state produzioni come True Blood che hanno elaborato intere campagne basate sull’uso di precisi hashtag e sull’aggregazione delle conversazioni; la sola differenza è che adesso questo aspetto è più valorizzato e si tende a centralizzare le conversazioni mediante, ad esempio, l’attivazione di account Twitter ad hoc, la diffusione di hashtag ufficiali o di Facebook app che contribuiscano in qualche modo a raccogliere le interazioni degli utenti.

Dall’altra parte, invece, è l’offerta di contenuti collaterali a rappresentare la (apparentemente) nuova miniera di potenziali attività disponibili per gli utenti. Apparentemente, dato che già un paio di anni fa applicazioni per tablet come My Generation Sync di ABC avevano lo scopo di arricchire la visione dell’omonima serie con curiosità e contenuti premium sincronizzati – grazie al microfono – con il timing dello show.

Ci fu anche l’esperienza dell’app di Grey’s Anatomy (altro prodotto ABC), fino a giungere a fine 2011 alla Dexter Experience frutto della partnership tra Showtime e Miso.

E mentre anche in Italia ci si volge all’offerta di contenuti collaterali ai programmi televisivi (si veda quanto fatto da X2TV per Voyager e, più di recente, da HyperTV per X-Factor), è il fattore audio sync a costituire il vero fulcro di sviluppo futuro per le Social TV platforms.

Miso, ad esempio, ha capito benissimo questa logica e già da qualche mese ha lanciato la sua campagna di reclutamento Host.

Cos’è un host? Un power user che ha l’opportunità – tra le altre cose – di creare i Sideshows, ossia un insieme di attività che vanno dall’elaborazione di sondaggi all’inserimento di citazioni e approfondimenti offerti agli spettatori in forma di notifiche contemporanee alla visione dello show.

fringe

La simultaneità con quanto fruito sul primo schermo è garantita nei sideshows grazie ad un accordo siglato con AT&T e DirectTV. In realtà, anche dopo la fine dell’episodio è possibile visualizzare i contenuti del sideshow e condividere le proprie azioni su Facebook e Twitter.

In alcuni casi, l’host dei sideshows può essere anche direttamente una rete TV: nel caso che di Homeland, ad esempio,  l’host è la stessa Showtime.

Mi chiedo a questo punto se con il tempo introdurranno (come mi sembra logico) delle policy che vietano che una rete sia anche host del sideshow – soprattutto considerato che questo ruolo dovrebbe essere un “premio” per i fan più attivi e con maggiore conoscenza del prodotto (come fatto – lo vedremo tra poco – per Game of Thrones), magari si può ipotizzare che introducano due diverse classi di contenuto: una con contenuti premium offerta dalle reti e l’altra generata dagli utenti/host. In verità i primi potrebbero anche essere inseriti in blocchi riservati non occupabili dagli utenti (e vendibili per ADV).

Sarebbe interessante conoscere il piano di sviluppo in quest’ottica. Per Game of Thrones, Miso ha lanciato addirittura una “Superfan Sideshow Challenge”: i migliori sideshows realizzati dai fan – cioè quelli più votati e partecipati dagli utenti episodio per episodio – saranno premiati con gadget ed accessori della serie TV.

game of thrones

Un meccanismo di duplice rewarding (non solo si è l’host ma si possono anche vincere dei premi) che segna un deciso miglioramento nell’ottica di generare attenzione verso gli utenti e premiarne i comportamenti; certo, si tratta di qualcosa di più elitario rispetto ad un badge, ma in tal modo ne risultano arricchiti tutti gli utenti, amplificando la quantità di contenuti disponibili per la fruizione collaterale su secondo schermo.

E se siete preoccupati per i badge state tranquilli: non sono stati eliminati dalla piattaforma, ma diciamo che rappresentano una sorta di livello base di rewarding e non più lo scopo o l’attività principale da svolgere. Per fruire dei sideshows, peraltro, non è neanche obbligatorio effettuare il check-in sullo show: se non arricchito da ulteriori dati – come ad esempio il canale di fruizione che consentirebbe di raccogliere dati statisticamente rilevanti, così come la profilatura derivante dalle associazioni tra le preferenze espresse dagli utenti – il check-in rischia di diventare un’azione non più necessaria.

Ciò che comunque ho sempre apprezzato di Miso è la valorizzazione del crowdsourcing: sin dall’inizio la piattaforma, a differenza di GetGlue, ha consentito di inserire nuovi programmi/film nel database (anche se non si è “guru” di quello show, come invece richiesto da GetGlue) ed ha puntato fortemente sulla partecipazione degli utenti.

Per tornare a quanto dicevo all’inizio l’audio sync guiderà l’evoluzione della Social TV (e non solo, se pensiamo al successo e alla curiosità suscitata da Siri & Co.).

IntoNow ci ha costruito il suo intero modello di business, mentre – a cominciare dal Super Bowl – ConnecTV ha promesso di rivoluzionare ulteriormente il sistema di sincronizzazione (basato su una tecnologia proprietaria, Sound print) che sembra presentare gravi problemi di delay. Piuttosto tragici, ad esempio, in un contesto come quello di una partita di football, calcio e simili in cui il ritardo potrebbe rovinare momenti salienti del match.

social TV

L’applicazione di questa start-up californiana – per la quale sono stati stretti non pochi accordi con i vari broadcasters – non solo sincronizza in automatico l’offerta di contenuti aggiuntivi con ciò che stiamo guardando, ma effettua anche il check-in automatico sui programmi (funzionalità già implementata da Miso) ed integra una chat che consente di comunicare con i propri contatti o con altre persone sintonizzate sullo stesso show, integrando pure i flussi Twitter. L’app al momento è utilizzabile sia su iPad che su Mac e PC.

L’idea è davvero interessante, anche se sarebbe interessante capire quanto sia stato azzeccato scegliere di lanciarla per il Super Bowl: non so a voi, ma a me disturba un po’ scrivere durante una partita rischiando di perderne i momenti più importanti (anche se qualcuno giura che l’esperienza sia stata meno peggio di quanto non ci si aspettasse).

Social TV

Di certo – e lo dimostra il claim di ConnecTV “We’re making TV Social again!” – sembra esserci il recupero e, contemporaneamente, l’amplificazione della dimensione intima del soggiorno di casa in una prospettiva Social. Si tende ad offrire delle funzionalità che mirano alla realizzazione di una “connessione” diretta non solo tra lo show e chi ne fruisce ma anche tra gli stessi utenti, tutto in un unico luogo, aggregando vari flussi Social e funzionalità in-app.

La mia sensazione è che manchi ancora qualcosa di “diretto” nel contatto tra e con gli utenti (a parte esperimenti come Komu.Tv con i Google+ Hangouts).

La voce, l’engagement e un meccanismo di reward sempre più sofisticato e stratificato sembrano guidare la prossima rivoluzione Social televisiva. Vedremo come evolvono.

Emanuela Zaccone

Questo articolo è stato scritto da: Emanuela Zaccone
Social Media Analyst e Researcher presso Telecom Italia, si occupa di Social TV e Social Media metrics. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca tra Bologna e Nottingham.
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6 Commenti

  1. federicoghiso says REPLY febbraio 15th 2012

    Complimenti. Bellissmo articolo. Utile, aggiornato e molto approfondito.

  2. Sì complimenti. Competente ed informato (non come gli articoli sulla tecnologia di repubblica).

  3. bellissimo articolo, interessante, curato e approfondito come sempre. Complimenti Emanuela

Trackbacks/Pingbacks

  1. Wazzap.tv: il social telecomando e le evoluzioni del settore secondo Luigi Gioni | YDL - marzo 8th, 2012

    [...] della promozione della seconda stagione di Game of Thrones (di questo abbiamo ampiamente parlato in un precedente post, n.d.r.). Le serie TV di questo livello sono molto costose da produrre, ingaggiare al massimo i fan [...]

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