Il problema del Marketing? Lui stesso si fa influenzare dalle mode. Questo si trasforma molto spesso nella ricerca dello strumento all’ultimo grido, troppe volte più per branding aziendale, che per creare una “fantastica sorpresa” (citando S. Godin) per i consumatori. Parafrasando un recente manifesto di Ogilvy, i social media e le aziende in particolare possono dare un valore aggiunto alla società, ma solo se capiscono qual è la loro missione.
Quale utilità potremmo trovare nell’utilizzare Facebook se non abbiamo nulla da raccontare, o ad essere su Twitter se poi non rispondiamo alle domande che ci vengono poste? E’ importante dunque avere in mente che per ogni realtà esiste “un vestito giusto” per l’occasione, da scegliere dopo un attenta analisi dello scenario e dell’universo della marca. Questo significa che la scelta di un mezzo di comunicazione nel social web, deve essere pertinente perché abbia un “influenza” nella strategia marketing che intendiamo adottare.
Messe da parte alcune aziende che hanno in loro il DNA della conversazione, per tutti gli altri casi dovremmo creare i presupposti per indossare lo smoking, dobbiamo prima di tutto organizzare la festa! L’ascolto è il primo passo per conoscere i nostri invitati e capire se veramente hanno bisogno di parlare dei con noi, altrimenti dobbiamo avere in primo luogo degli argomenti interessanti da raccontargli e da condividere. Per questo credo che lo storytelling di un brand deve essere una delle prime strategie a cui dovremmo pensare: cosa vogliamo raccontare agli utenti per emozionarli, coinvolgerli e soprattutto per rispondere ad un loro bisogno sia esso materiale o immateriale.
La complessità del valore che stiamo apportando, deciderà in parte quali strumenti utilizzare e in che modo. Creare un rapporto a breve o lungo termine con alcuni blogger, piuttosto che coinvolgere forum community o generare delle conversazioni su twitter, saranno la naturale conseguenza dei nostri obbiettivi. Alcune strategie conversazionali hanno un impatto meno forte in termini di immagine nei media tradizionali, ma hanno un estrema importanza per i nostri consumatori. Dove stanno parlando di già di te le persone?
I risultati non verranno da quanto “cool” sono gli strumenti che abbiamo utilizzato. Pensare alla e-reputation come una conseguenza tecnologica e non strategica, rischia di farci scivolare verso un socialmedia-washing. Resta comunque importante analizzare le possibilità tecnologiche, per poter avere una visione generale di quelle attuabili nel mondo reale per il nostro business.
Dopo questa premessa, spero di potervi incontrare allo YDL per discutere insieme dell’effettiva messa in moto di strumenti operativi adatti alle nostre esigenze.
Andrea Colaianni
Feed Rss
marzo 18th 2010









Condivido in pieno l’avvertimento sul rischio di una visione troppo ‘tecnologica’.
Ma allora come conciliarlo con lo scouting delle ‘possibilità tecnologiche’?
Ciao Pasquale,
bella domanda! Per come la vedo domandandoci prima di tuttoquali sono i nostri obiettivi, poi in che modo vogliamo apportare valore ai nostri utenti. A quel punto la tecnologia è una soluzione dei nostri bisogni e della nostra creatività, in grado di connettere il brand con i consumatori.
Andrea