Twitter e geolocalizzazione: come sopravvivere alla Guerra della Droga



twitter revolution

 

Tutti sappiamo che la maggior parte di noi utilizza i social networks per tenersi in contatto con persone lontane o per scoprire cosa sono diventati oggi i vecchi amici. Per condividere foto della nostra vita di tutti i giorni, per scoprire eventi e concerti comodi a noi, per chattare con gli amici, per incontrare le più svariate persone, con cui si condividono gli stessi interessi. Ma in alcune zone del mondo, i Social Media si usano per evitare di essere ammazzati, quotidianamente.

social media usage

Studio e grafici realizzati per YouGov (Regno Unito, 2010)

In alcuni paesi, come in Messico, Twitter si usa anche per migliorare la propria sicurezza. In Messico adesso c’è una vera e propria guerra contro il narcotraffico, e circa 40.000 persone sono state uccise negli ultimi cinque anni. Prima che giornalisti o polizia rendano pubblico un evento violento o rischioso, Twitter (assieme ad altri media online e user generated) sta già informando i cittadini. Messaggi come “Evitare questa piazza”, o “Ci sono uomini armati, non sono soldati o marine, sono mascherati” si possono leggere su Twitter ad ogni ora.

twitter revolution

 

Queste testimonianze in real-time sono diventate comuni in Messico lo scorso anno, soprattutto nelle città più violente, dove i mass media principali sono stati colpiti da corruzione, da minacce e da omicidi. In questa infografica di GOOD è possibile vedere come si spartiscono il controllo dell’intera nazione i vari cartelli della droga, famiglie e gruppi organizzati che agiscono in modo spietato: quasi il 90% degli omicidi sono esecuzioni mirate. Per moltissimi cittadini messicani, i Social Media sono ormai una necessità. Con una missione ben diversa da quella che hanno avuto nelle rivoluzioni arabe.

Lì i social network sono stati utilizzati per organizzare la gente, identificare la repressione ed unificare i gruppi di dispersi: sono stati un catalizzatore efficace, soprattutto quando combinati con i mezzi tradizionali come Al Jazeera (Arabic News TV Network). Al Cairo, pagine Facebook con la data e l’ora delle proteste sono state stampate e diffuse a mano tra quelli senza accesso a Internet. Non dimentichiamo che mezzi come Twitter e Facebook, unitamente al ruolo da protagonista di Blackberry Messenger, sono stati usati anche per coordinare ed organizzare le sommosse di Londra, quest’estate.

Ma in quei casi i Social Media informavano anche (e soprattutto) il mondo occidentale su quello che accadeva istantaneamente, con Twitter o Youtube ad attirare l’attenzione del mondo sulle varie rivoluzioni. Mentre in Messico Twitter, Facebook e altri strumenti 2.0 sono impiegati per la sopravvivenza quotidiana e locale, silenziosa, senza la necessità di mostrare al resto del pianeta cosa sta succedendo.

In Messico, stanno progressivamente aumentando siti web e blog che documentano le violenze con contributi da parte dei lettori: tra i principali contiamo Blogdelnarco, Borderland BeatWikinarco. Quest’ultimo presenta una mappa interattiva aggiornata in real-time dagli utenti: mapping e geolocalizzazione per segnalare pericoli e crimini.

I contenuti sono piuttosto morbosi, e molto spesso caratterizzati da immagini forti, che il più delle volte non sono disponibili da nessun’altra parte (vi invitiamo a visitare questi siti, ma ATTENZIONE: vi avvertiamo che molte foto e video sono estremamente crudi e violenti).

location based geolocalizzazione

Tutti quelli che partecipano lo fanno anonimamente. Coloro che seguono gli sviluppi di questa guerra civile sui mezzi online non possono usare il loro vero nome, per paura. 74 giornalisti sono stati uccisi dal 2000, secondo la Mexico’s Human Rights Commission. Qualche settimana fa, un uomo e una donna sono stati trovati morti in una città del nord del Messico, una delle zone più pericolose, verso il confine con gli USA. È stato lasciato un messaggio che diceva: “Questo avverrà a tutte le spie in Internet.” (la notizia è qui).

I social media stanno letteralmente riempiendo il vuoto lasciato dagli organi di informazione ufficiali. La criminalità organizzata è sempre più forte e, in alcuni luoghi, sostituisce del tutto lo Stato. Ed è qui che i Social Media stanno diventando strumento di sopravvivenza quotidiana: molti messicani, ormai, dichiarano di avere più fiducia in Twitter che nella stampa.

Jessica Noguez

Qui potete leggere il post in lingua originale: Twitter and geolocation: how to survive in the Mexican Drug War



Commenti

(7)
  1. Un articolo molto interessante che ci parla di un altro uso dei media sociali. Siccome generalmente il loro uso privato è discutibile dal punto di vista dell'interesse sociale (molto esibizionismo morale!) qui almeno questi media si rivelano socialmente utili, dopo il loro contributo alle rivoluzioni della primavera araba.
    Si scopre così una givane giornalista che sa documentarsi in maniera intelligente e rendere presente un soggetto poco conosciuto. Aspettiamo impazientemente il suo prossimo articolo

  2. Beh, come dire, finalmente un aspetto concretamente importante dei SM. Altro che le campagne di found raising.
    Di certo non c'è da stare allegri, ma l'uso ed il fine sono estremamente positivi!

  3. Grazie, Jessica.

    In effetti spesso sembra che le comunità virtuali amplifichino soltanto gli aspetti più ludici e superficiali della nostra società. Ecco invece un esempio di come esse possano rafforzare le relazioni di solidarietà dentro di una comunità "reale".

    Comunque mi chiedo se sia giusto demonizzare le reti sociali, per il fatto di occuparsi soprattutto di aspetti futili del nostro quotidiano. In fondo tutti noi abbiamo bisogno di alternare momenti di distrazione a momenti di riflessione, no? Credo che il segreto stia piuttosto nel trovare un equilibrio (come in tutto!) e nel saper separare le due cose.

    Perfino il fundraising sui social media è in grado di cambiare la vita di alcune persone: date un'occhiata alla storia di Mark http://osocio.org/message/home_make_mark_visible/

  4. Pingback: Politica, Twitter e Messico: una telenovela in salsa social | YDL

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*