Twitter, espandimi: le hashtag pages, i soldi e come le cose potrebbero cambiare



new twitter

Chi stava guardando il campionato Nascar in TV il 12 giugno, a un certo punto si è trovato davanti a uno spot come quello proposto qui sotto.

Ora, io non so chi sia questo Brad del video, ma chi segue Nascar evidentemente sì, perché la pagina linkata alla fine dello spot ha avuto un evidente successo. Ecco il video:

Si tratta della prima hashtag page proposta da Twitter  e, è da notare, è stata anche la prima volta che Twitter ha usato la televisione per farsi promozione. Questi due eventi sono strettamente collegati e promettono cambiamenti. Twitter e Nascar hanno infatti stretto una partnership economica. Nascar ha messo i soldi e Twitter gli ha fornito un servizio mai offerto prima.

twitter NASCAR

Come sapete, le hashtag sono una sorta di parole chiave, precedute dal carattere “#” e cliccandole è possibile visualizzare tutti i tweet dove essa è stata usata – e non è un caso che la parola “tutti” sia in corsivo.

La hashtag #NASCAR il 12 giugno non è stata come le altre. Twitter le ha infatti associato un’apposita pagina, visualizzabile anche da chi non è iscritto a esso, che è diventata una sorta di live microblog dell’evento, raccogliendo in essa i tweet più significativi che contenevano quella parola chiave.

Non ho detto “tutti”, ho detto “i più significativi”.

Questo è, secondo me, il cambiamento più eclatante, a parte il clamore dello spot e delle novità che Twitter sta proponendo in questi ultimi tempi – ha fatto un taglio di capelli pure all’uccellino.

Pecunia non olet (?)    

Twitter vuole battere cassa e io non ho niente in contrario. È uno strumento utilissimo, ma è anche un’azienda, che investe soldi e vuole un giusto ritorno in termini di guadagno. Non per niente ha gradualmente aperto a tutti le varie possibilità di advertising.

twitter advertising

La domanda che mi faccio però è: riuscirà a farlo senza snaturarsi e diventare, semplicemente, altro?

Per scegliere i tweet più significativi che sarebbero finiti nella hashtag page #NASCAR, Twitter ha usato due cose: un algoritmo – un antispam – ma anche, altra novità assoluta, delle persone. Cervelli pensanti che stavano dietro ai loro computer a decidere cosa mettere dentro e cosa tenere fuori.

Questo è stato per me diverso e anche strano. Twitter si è sempre contraddistinto per essere fatto di puro contenuto, contenuto che era creato dagli utenti e da nessun altro. Adesso siamo di fronte a ben due livelli di filtraggio. Quello dell’antispam, se funziona bene, non toglie poi molto, mentre quello degli addetti alla scrematura mi preoccupa.

Per quanto rispetti macchine che corrono in cerchio a centinaia di chilometri orari, mi sento di dire che l’evento per il quale è stata creata la prima hashtag page era frivolo – non me ne volere Brad. Mi chiedo come agirebbe questo filtro davanti a un evento politico o a un dibattito su temi etici. Quanto influirebbe sulla libera circolazione dell’informazione? Non voglio vedere il miscuglio di opinioni e battute che scaturisce da Twitter modellato da qualcuno per dargli una forma il più simile possibile a quella che vuole lo sponsor di turno.

Perché se io adesso nella casella di ricerca inserisco #nascar o semplicemente “nascar” – o se clicco sulla hashtag da un tweet, secondo voi, dov’è che vengo immediatamente indirizzato? Non mi compare più quella dolce miscellanea di tweet e di spam – ma chissenefrega se trovo lo spam, so io quale contenuto mi interessa davvero, non i link postati da donne mezze nude. Vengo reindirizzato immediatamente alla hashtag page, che è stata filtrata da qualcuno che ha deciso per me cos’è più “rilevante”.

(update: appena prima della pubblicazione ho riprovato e a quanto pare il comportamento è tornato quello “normale”, ma per due o tre giorni è stato quello appena descritto)

Che poi, se scrivo qualcosa in italiano o in arabo, quelli lì dietro ai computer, mi capiscono e decidono se sono degno o meno di entrare nella pagina?

Come ho già detto, battere cassa per un’azienda non è sbagliato. È il giusto compenso per l’offerta di un servizio. L’importante è non iniziare a rincorrere il soldo e dimenticare la propria identità e il proprio know how – forma altisonante per dire “ciò che sai fare”, ma anche “ciò che sei”.

tiwtter mobile

Mentre rivedevo questo articolo mi sono imbattuto in una notizia che non mi è piaciuta per niente, e che mi fa pensare che forse Twitter sta veramente disconoscendosi. Ho letto qui che per alcuni account – leggi “sponsor”, leggi “soldi” – e solo per loro, sarà possibile avere dei tweet espandibili. Cioè, se The New York Times posta un link a un suo articolo, cliccando su “espandi” sarà possibile visualizzarne la preview, con tanto di thumbnail. Mi chiedo dove sia finita l’idea che tutti valgono allo stesso modo e possono contare solo su ciò che dicono – sui loro contenuti – e non su altro.

Se Twitter diventasse solo la vetrina di sponsor filtrata da addetti alla comunicazione rilevante, o una fucina di nuovi esaltanti gadget da fornire a chi paga meglio, non sarebbe più lo strumento che voglio, che mi piace e che uso.

PS: per riallacciarmi alle considerazioni riguardo al marketing su Twitter che ho postato qui, vi annuncio che poche ore dopo che ho tweettato questa cosa qui sotto, l’account @NascarNewsNow ha iniziato a seguirmi. Forse mi dirà chi è questo Brad che si vede nello spot.

tweet

PPS – lo giuro, l’ultimo: prevedo proteste che partiranno. E come al solito, partiranno dal basso.

Marco Bruschi



Commenti

(5)
  1. D'accordo su tutto tranne che sul leitmotiv dello snaturarsi. Le aziende sono come le persone: si evolvono. Non lo definirei uno snaturarsi tanto più che Twitter non ha ancora trovato un modello di business.

    • Vero ciò che dici. E' giusto per un'azienda evolversi e anche guadagnare, come dico anche nell'articolo.
      Volevo solo esprimere il timore che forse, potrebbe accadere che per cercare il guadagno, Twitter si "evolva" in un modo che non mi piace.
      Se durante gli eventi sponsorizzati non posso più visualizzare la hash di turno senza incappare nei filtri: non mi piace.
      Se, in un luogo dove è il contenuto ciò che conta davvero, solo alcuni – paganti – hanno più possibilità di far girare meglio il loro contenuto: non mi piace.
      Vedremo come agirà Twitter in futuro, lasciando il giudizio vero in sospeso.

  2. Bell'articolo, sono d'accordissimo con te.
    Credo sia naturale l'evoluzione delle aziende, ma credo anche che non dovrebbero venire a mancare i principi sui quali è basata o che l'hanno portata al successo.
    Sarebbe come voltare le spalle a chi ti ha sempre sostenuto, non è forse controproducente per l’azienda stessa? Dubito che non ci siano soluzioni migliori…

    • Grazie davvero Eny
      "Sarebbe come voltare le spalle a chi ti ha sempre sostenuto" – esatto. Anche considerando che nel caso specifico a Twitter basterebbe davvero poco per monetizzare e nello stesso tempo mantenere le cose come sono. Basterebbe creare la hashtag page di turno mantenendo comunque la possibilità per l'utente di visualizzare la tag nella modalità "normale".
      Alla fine, la hashtagpage potrebbe rivelarsi un servizio in più per chi preferisce proprio i contenuti filtrati, senza spam e senza troppo rumore di fondo. Dico sempre che "offrire un servizio in più è sempre meglio che offrire un servizio in meno".
      Però: 'offrire', non: 'imporre'.

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