Intervista a Fabio Lalli, creatore dell’applicazione Yeplike!

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Spesso i nostri post indagano l’universo delle apps, riflettendo sugli utilizzi attuali e cercando di individuare gli sviluppi futuri di un mercato in rapidissima espansione. Oggi vogliamo approfondire una case history interessante, una start-up application che intercetta un bisogno decisamente curioso: quello di mettere “Like” e “Dislike” nella vita reale! È un pensiero che, ammettiamolo, prima o poi abbiamo fatto tutti.

Non a caso su Facebook esistono decine e decine di gruppi che chiedono un fantomatico “bottone per il dislike”. Ed il social network sta rendendo sempre più rilevante e virale il pulsante col pollice alzato. Poi abbiamo l’esempio di Diesel, che ha recentemente pensato ad un applicazione Facebook per dire “non mi piace”, rispondendo alla domanda “Cosa NON porteresti in un’isola deserta?” Insomma, il desiderio per qualcosa di simile si sentiva.

Oggi, con l’applicazione Yeplike! è tutto ancora più semplice: basta scaricare l’applicazione e iniziare a fotografare il mondo con il nostro cellulare, decidere se ci piace o non ci piace e caricarla. Bella idea, vero? E ci fa particolarmente piacere parlarne in quanto è un’idea al 100% italiana, concepita da Fabio Lalli, esperto di cultura e tecnologia digitale, che abbiamo il piacere di intervistare.

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App Economy parte 2: Ricerca, Download e Utilizzo

Il cuore dell’utilizzo degli smartphone sono le Apps. La qualità, la quantità e la tipologia di applicazioni disponibili possono decretare il successo o meno di uno tra molti terminali tecnologicamente quasi identici (almeno a livello hardware). Le oltre 300.000 apps disponibili per iPhone (e iPod / iPad) rendono Apple al momento irraggiungibile dai competitor, ma Android – nonostante le grane dovute alla compatibilità tra numerosi telefoni diversi – ha dalla sua gli ovvi vantaggi derivanti da un’architettura aperta.

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Dalla corsa all'oro alla corsa ai badges: il futuro è negli user generated badges?

foursquare location based marketing

Avete mai usato un’applicazione di geolocalizzazione? Che si tratti di FacebookPlaces, FourSquare e Gowalla (che ha appena annunciato l’integrazione con i precedenti nella sua versione #3) il sistema è piuttosto semplice: basta effettuare dei check in in vari luoghi per ottenere diverse tipologie di badge.

Facile credere che, su queste basi, si è immediatamente pensato ad un utilizzo commerciale. Non solo all’estero (come già dicevo qui) ma anche in Italia, dove l’estate si è chiusa con l’ottimo esempio di Coin. Continua a leggere

Foursquare per il marketing, in Italia siamo pronti?

In questi giorni sta diventando sempre più caldo il dibattito sui location-based service, anche su questo sito (grazie a Fabio Sferruzzi per avermi citato!), e dunque ho pensato di portare la mia esperienza in merito.

Personalmente credo che questi servizi siano tra gli strumenti di maggiore futuro sul web, e non mancano i casi interessanti come quello diffuso in questi giorni da Mc Donalds (leggi).

Ma in Italia siamo pronti ad un utilizzo di marketing di questo tipo?

Nella mia personale esperienza credo di sì.

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Il marketing dell’ascolto si allarga al mobile web

La popolarità dei social network e, più in generale, dei social media ormai non si può più mettere in discussione, nemmeno in Italia dove il fenomeno Facebook in un poco più di una anno ha ridotto il gap precedente con gli altri paesi.

C’è però già un mondo nuovo che avanza e integra quanto già siamo abituati a vivere tutti i giorni sul computer: è il mobile web, sempre più trainato nel suo sviluppo dai social media.

Si sta infatti affermando con forza il successo di questi ultimi siti in versione mobile: secondo le stime di una ricerca di Informa per Buongiorno in Europa si passerà dai 26,7 milioni di utilizzatori del 2008 a circa 134 milioni di utenti nel 2012.

In altri termini, considerando il numero di coloro che possiedono un cellulare, uno su cinque utilizzerà sul device un social media.

Un’altra ricerca di ComScore parla di una crescita nel 2008 del 152% medio in Europa occidentale, con un tasso di penetrazione sugli utenti complessivi di telefonia del 5,4%.

Perché tanto successo?
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