Social Media 2 – Informazione Tradizionale 0

politica e social media

Cerco di evitare giri di parole: in meno di una settimana il web 2.0 ha vinto due volte sull’informazione tradizionale.

  • A livello mondiale, con il blog Huffington Post che per la prima volta nella storia ha battuto il New York Times. Dallo scorso giovedì è ufficiale: 35.5 milioni di unique visitors, a Maggio, rispetto ai 33.59 milioni del Times. Non è poco: HuffPo è il news center più potente in America. Ergo, nel mondo. Un blog nato appena 6 anni fa, per quanto ora parte della galassia AOL, batte un’istituzione mondiale più vecchia dell’Italia, fondata nel 1851.
  • A livello nazionale, con il tripudio referendario che ha visto i Social Media e la comunicazione via web in primissimo piano, con manifestazioni online e offline, virali e spontanee, nate dal web ed in grado di eclissare la voce dei politici, che fossero pro o contro.

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Red Ronnie ci chiede: cos'è La Rete?

social media marketing

Questo blog parla sostanzialmente di Social Media, e quando si parla di Social Media ci dovrebbe essere una certa agenda da rispettare. Ci sono ogni giorno centinaia di novità che riguardano il mondo dei social network: da questo spunto interessante di Davide Licordari sui luoghi più foursquarati al mondo alla ridicola cifra che Linkedin ha raggiunto in borsa: 4,5 miliardi di dollari (il fantastico articolo linkato mostra cosa si può comprare con lo stesso gruzzoletto, tipo 67 Boeing 737!).

E invece no, non si può resistere. Ed eccoci qui a parlare di un argomento che mi ero promesso di non affrontare mai e poi mai: il caso Red Ronnie.
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Influenze di stagione: un virus chiamato "Like" ha contagiato anche LinkedIn!

facebook like

Non voglio fare un facile paragone tra me, costretto a casa con la febbre, e Facebook, in ottima salute. Potrà essere una buona o una cattiva notizia, ma pare proprio che il Like stia arrivando dappertutto, come un virus di stagione. E con like non intendiamo solo il bottone in sé, intendiamo l’enorme semplificazione che Facebook ha portato alle nostre vite, al nostro modo di pensare e valutare le cose.

Ricordate il ranking da 1 a 5 su Youtube? L’anno scorso se ne è andato, un po’ in sordina, per lasciare spazio ad un semplice Like – Not Like. Se si va a cercare nei forum, troviamo puristi del Youtube vecchio stampo che vorrebbero indietro l’arcaico sistema di rating, per poter mettere un bel 3 su 5 ad un video, al posto di un semplice mi piace o non mi piace. Molti di voi diranno che comunque la maggior parte della gente o metteva 5 stelle o ne metteva una, quindi le cose non cambiano di molto. Forse è vero, ma è una questione di principio: oggi è tutto ridotto alla logica binaria, 0 o 1, sì o no, like o not like.

Da una giovane startup nostrana come YepLike, basata proprio sul like-dislike, ad una realtà nostrana un po’ più grande, come OKNOtizie (di Virgilio, a sua volta di Telecom). Like o non like, bianco o nero, come aveva ben intuito il video-social network Funny or Die, fondato dai comici Will Ferrel e Adam McKaynel 2006: l’utente può sceglere tra “divertente” (funny) o “muori” (die), decretando con un sì o un no se salvare o meno il video. Che se non riceve almeno un 80% di “funny” finisce in una zona del sito chiamata “cripta”. Lasciamo i rating da 1 a 5, da 1 a 7 o da 1 a 10 ai siti per appassionati: il consumatore medio di social network vuole solamente poter dire sì o no.

Ma questa facebookizzazione ideologica non contagia solo i sistemi di ranking o di voto. Oramai sta coinvolgendo le strutture di tutti gli altri social networks, compresi i rivali diretti della creatura di Zuckerberg. Ad esempio, LinkedIn e Twitter.

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Esplodere nei Social Media: è una scienza o un'arte?

successo nei social media

Oggi proponiamo una rilassante lettura per il weekend. Un’analisi un po’ generica di alcuni dei fattori che possono rivelarsi cruciali per avere successo usando i Social Media. Partiamo da un paio di riflessioni, ponderate ed interessanti, da parte di due professionisti di tutto rispetto. Per poi degenerare tragicamente con un paio di pittoreschi personaggi che al momento stanno facendo impazzire il web.

Durante un evento alla UCLA, ricordo di aver assistito ad una presentazione da parte di Justin Goldsbourgh (@jgoldsborough), come immaginerete a tema Social Media. Justin ha lavorato come PR per la compagnia telefonica Sprint, ed ora lavora per una grosso network americano di digital PR.  Mi aveva colpito il modo in cui era salito sul palco: lanciando business card sul pavimento. Continua a leggere

I tweet di Piazza Tahir e lo "state of the art" dei social network

Parlando di social media e più nello specifico di Facebook e Twitter, sono disponibili ora intorno a noi una serie incredibile di contenuti che ne spiegano dinamiche, funzionamento e curiosità tecniche: i media tradizionali ormai dedicano sempre maggior peso alla questione (dai tg ai programmi tv, passando non solo per riviste specialistiche ma anche per pubblicazioni generaliste), sia in termini di quantità di spazio informativo che come profondità di analisi. Si cade spesso in banalità ma molte volte invece l’analisi si fa seria e profonda. Continua a leggere

Geni del male parte 1: Sanremo e l'invasione degli spammer su Twitter

social network spam

Apriamo una piccola serie di articoli per continuare la nostra riflessione sulle tecniche illecite (o estremamente fastidiose) di promozione via internet iniziata con il caso Zappos di qualche tempo fa. È una tematica che sentiamo particolarmente vicina al nostro lavoro quotidiano: non per niente dopodomani a Roma parleremo anche di cosa non fare nei social network. Inauguriamo quindi la serie “Geni del male” con un tema fresco fresco: l’evento televisivo più importante d’Italia, in diretta ogni anno da San Remo.

Ebbene si, la grande novità dell’ennesimo Festival della Canzone Italiana non sono le canzoni o le vallette di turno. E non si è qui a parlare né di Benigni né del look delle “star”. La vera novità è che l’hashtag #sanremo si e’ imposto nella top 10 dei trend mondiali su Twitter. Con tutto quello che ci va di conseguenza.

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Ken all’attacco sui Social Media: una lezione di integrazione strategica

barbie ken integrazione social media

Una trovata piuttosto furba quella di Mattel Inc., il produttore di giocattoli più grosso al mondo. Giocando sul gossip hollywoodiano e sul relationship status, la celebre multinazionale di El Segundo (Los Angeles) sfrutta San Valentino per congegnare una campagna aggressiva sui Social Media, che fino ad adesso pare stia funzionando, in termini di buzz. Il tutto si collega al 2004, quando l’azienda californiana decise di far “divorziare” la coppia di bambole più famosa al mondo. Adesso per Ken è ora di riconquistare Barbie, e ovviamente la nutrita community di fan e cosnsumatori è protagonista assoluta. Il centro nevralgico è il sito web BarbieAndKen, ma la campagna è stata declinata con maestria toccando tutti i principali social network:

  • Facebook
  • Twitter
  • Youtube
  • Foursuqare
  • Match.com
  • Hulu

Per non rinunicare ad un po’ di sano advertising tradizionale, inoltre, si è deciso di tappezzare letteralmente le vie principali di Los Angeles e New York con una una campagna outdoor, seppur assolutamente teaser e senza nessun riferimento al sito.

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Disastri diplomatici e mosse geniali: uno sguardo sul Cause Related Marketing

at&t cause related marketing

Eccoci a riparlare di marketing applicato alle cause sociali. Gira per Youtube, arriva nei cellulari con le applicazioni location based, coinvolge tutti, dai brand più solidi ed istituzionali a quelli più giovani e spensierati. Oggi ve ne parliamo alla luce degli eventi attuali: fresco fresco di Superbowl abbiamo il caso di Groupon, la terribile debacle twitteriana di Kenneth Cole, ed un caso vincente da parte di AT&T. Ed iniziamo proprio con questo.

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Il marketing di domani si basa sulle API

api web marketing

Il gioco di parole è fin troppo banale. Ovviamente le Application Programming Interfaces, in sigla APIs, hanno poco a che fare con l’entomologia. E se vi occupate di marketing online, dovrebbero interessarvi molto.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, le API si possono definire come un set di procedure e funzioni per accedere a un’applicazione web da un’altra applicazione, permettendo di recuperare dati di vario tipo. Fughiamo un possibile dubbio: non è roba (solo) da sviluppatori. Vista la struttura attuale del web, non avere un’idea di cosa siano le API e di quale potenziale possano avere, anche all’interno di strategie di marketing al passo coi tempi, potrebbe essere limitante.

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Twitter: tra il Super Bowl e Hollywood, è ora di fare soldi.

futuro di twitter

Un recente articolo del Los Angeles Times indaga sulle prospettive future del social network fondato da Jack Dorsey nel 2006. Il succo del discorso è che tutti si aspettano risultati ancora più strabilianti di quelli che già sta dando. E sembra ci siano buoni motivi per crederlo: il servizio è usato dall’8% degli utenti internet negli USA, quindi i margini di crescita ci sono tutti.

Soprattutto dal punto di vista economico: secondo le analisi di Forrester Research, “il 2010 è stato l’anno in cui Twitter è diventato un fenomeno; nel 2011 dovranno finalmente dimostrare di essere un business.” Le prospettive son rosee: si ipotizza che nel 2012 Twitter fatturerà $250 millioni di dollari, molto meno di Facebook ma molto più di MySpace, il “gioiello” di News Corp. che non naviga certo in buone acque.

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Social Advertising: addio alla creazione di contenuto pubblicitario!

social advettising facebook places

Se la pubblicità, intesa come acquisto di spazio concesso al fine di veicolare un messaggio, ha sempre avuto molto a che vedere con la produzione di contenuti, di suggestioni e di storie, con l’avvento del Social Advertising sta iniziando a perdere questa funzione.

Mi spiego meglio: non intendo affermare che la Comunicazione aziendale non dovrà più lavorare di contenuti, e anzi sono convinto del contrario: il Social Web impone sempre più alle aziende di dotarsi delle risorse per la produzione di contenuti. Ma il punto è che questi contenuti verranno veicolati tramite ambienti “propri”, attraverso il meccanismo del fan e del follower, del passaparola e della condivisione, ovvero attraverso quei processi organici di diffusione dei contenuti tipici dei social media.

Ma per quanto riguarda invece gli spazi acquistati, la Pubblicità vera e propria, se storicamente era quello un terreno di creazione e produzione di valori e di contenuti, oggi con la nascita e la crescita del Social Advertising diviene spazio non più di creazione di contenuti propri, ma di amplificazione di quelli generati sul brand da parte dell’utente. Continua a leggere