Il mondo dei tools di monitoraggio professionali è ormai piuttosto vasto. Si trovano sul mercato diverse soluzioni, molte delle quali sono vere e proprie fregature. Si deve stare attenti a non ritrovarsi tra le mani nient’altro che aggregatori di meta-motori (Google Blog Search, Digg, Liquida, il motore di YouTube etc…).
Durante il mio lavoro mi sono imbattuto in diversi strumenti, e sono arrivato a selezionarne alcuni con i quali conduco generalmente le mie analisi. Tenete presente che questi strumenti servono sempre a dare un’idea generale della reputazione del brand. Non esiste software che permetta una copertura totale ed assoluta del web, e sono milioni i potenziali risultati che non possono essere monitorati (commenti, molti forum con credenziali d’accesso e che non permettono lo scraping, per gran parte Facebook, e così via).
Ad ogni modo, i tool professionali di monitoraggio del social web che conosco meglio sono essenzialmente 4:
- Radian6
- Sysomos
- Sentiment Metrics
- Linkfluence
Escluderei dall’analisi Linkfluence, in quanto questo fantastico software si basa su un principio di funzionamento assolutamente atipico che lo rende non direttamente comparabile agli altri tool.
Radian6, Sysomos e Sentiment Metrics, infatti, condividono lo scopo di garantire una copertura del social web che sia il più completa possibile. Nei loro risultati di ricerca, tutti e tre includono queste tipologie di spazi web:
- Blog
- Forum
- Media news sites
- Facebook (attualmente solo una selezione di Fan Pages)
- Videosharing platforms
- Photosharing platforms
Quello che fondamentalmente li differenzia da altri tools presenti sul mercato è la possibilità di segmentare i risultati delle ricerche per lingua. SM2 e Viralheat, per esempio, non offrono questa feature.
A mio avviso, Radian6 e Sysomos, non per caso entrambi canadesi, sono prodotti molto vicini per quel che riguarda caratteristiche e risultati. Entrambi, infatti, hanno un’ottima interfaccia, piacevole e semplice, che permette di organizzare e analizzare i dati in modo usabile e attraente. Entrambi hanno un ottimo algoritmo di analisi dei concetti (una tag cloud per Radian6, un’efficace rete concettuale per Sysomos). Entrambi presentano un complesso algoritmo per l’individuazione degli influencers.
Trovo Sysomos più flessibile per quel che riguarda la costruzione delle query di ricerca. Offre la possibilità, infatti, di scrivere direttamente la query con gli operatori booleani, cosa che Radian6 nella prima fase di impostazione del Topic Profile non permette di fare.
Ho notato che Sysomos presenta qualche piccola pecca nell’esportazione dei report in pdf (i report di Radian6 mi piacciono di più). Inoltre c’è da specificare che Sysomos Map, che è il prodotto dedicato alle agenzie di PR, mantiene fondamentalmente separati i risultati che si ottengono da blog e dai social media (forum, twitter e video). Radian6, invece, include nel famoso “River of News” tutti i risultati della ricerca, senza suddividerli per tipologia (se non lo si vuole). Il funzionamento basato su widget in Radian6 assicura una flessibilità estrema, che permette di ottenere analisi molto puntuali (chi lo ha provato sa cosa intendo).
Radian6, inoltre, integra la funzione di alerting tramite email (alerting giornaliero o in real-time), cosa che Sysomos Map non fa.
Sysomos, in realtà, offre queste importanti features (alerting e “River of news”) all’interno di un altro prodotto della sua suite, Sysomos Heartbeat. La volontà di non includere queste caratteristiche anche in Sysomos Map è, secondo me, prettamente commerciale.
Sysomos Map, infatti, costa $2.500 al mese senza limiti di risultati e di ricerche. Nel momento in cui si ha la possibilità di ammortizzare i costi (ovvero si ha un numero sufficiente di clienti), il prezzo è assolutamente imbattibile per quel che lo strumento offre. Per ottenere queste altre due features, si deve però acquistare Sysomos Heartbeat, pensato per l’azienda, un prodotto monocliente (dove è possibile impostare massimo 5 competitors) che costa $500 al mese. Molto utile, a mio avviso, la modalità di alerting attraverso la creazione di un feed RSS.
Radian6, che invece è un prodotto unico e dunque completo in tutte le features, costa $500 al mese per un singolo profilo (che con qualche accortezza può coprire anche più clienti) ma con un limite di 10.000 risultati al mese. È possibile acquistare altri risultati in blocchi da 10.000 per $500 al mese per ciascun blocco. Questo può essere molto limitante per grandi clienti di cui è richiesto un monitoraggio di brand e non di prodotto. Lanciando ricerche con un’unica parola chiave come “Mc Donald’s”, si superano le 100.000 menzioni al mese, per un costo per singolo cliente assolutamente elevato.
Detto ciò, le altre note dolenti. Entrambi i prodotti hanno un coverage molto discutibile per quel che riguarda i forum (almeno quelli italiani). Sysomos, in particolare, è molto debole sotto questo aspetto. Inoltre, impostando come filtro unicamente la lingua, entrambi presentano diverse infiltrazioni di post scritti in lingue diverse. Per contro, Sysomos sembra migliore per quel che riguarda i blog. Può contare su un sistema di filtraggio degli spam-blog certamente più efficace di quello di Radian6.
Per quel che riguarda Twitter, tutti i tool di monitoraggio esistenti non permettono di filtrare bene i risultati per lingua, e ciò è dovuto alle sue API. Si deve sempre impostare la nazionalità per avere risultati rilevanti, e questo spesso può essere frustrante.
I miei pensieri su Sentiment Metrics li lascio per ultimi per la semplice ragione che non lo conosco benissimo da un punto di vista commerciale (costo della licenza e limiti d’uso).
Lo sto usando ormai da un mese e devo dire che nutro sentimenti contrastanti nei suoi confronti.
Sentiment Metrics restituisce risultati tutto sommato simili ai tools precedenti. È molto completo, include tutte le tipologie di social media già menzionati oltre ad avere integrato il servizio di alerting.
Ho trovato la sua interfaccia, però, piuttosto antiquata e poco user friendly. La creazione delle query è macchinosa, anche se prevede l’uso degli operatori booleani. Ho notato che ha un’ottima coverage dei forum italiani, ma include molti spam-forum. Inoltre, non mi piace per nulla l’analisi degli influencers, che sembra basarsi meramente sul numero di menzioni. Anche la tag cloud dei concetti principali mi sembra funzionare peggio di quella di Radian6 e Sysomos. Vale, poi, anche per Sentiment Metrics, la non perfetta segmentazione per lingua per quel che riguarda Twitter.
Per concludere la mia analisi, volevo fare una considerazione su Facebook.
Tutti questi software pubblicizzano l’integrazione di Facebook nei loro risultati di ricerca. Questo non è propriamente vero. Essi integrano, infatti, lo scraping solo di un numero limitato di Fan Pages, e in particolare dei post pubblicati dagli amministratori di queste. Restano esclusi, quindi, tutti i feedback, commenti e post degli utenti. Da quando sono cambiati i termini del servizio, moltissime persone hanno dato l’assenso a Facebook, forse inconsapevolmente, ad aprire il proprio wall al motore di ricerca interno. Se provate a fare una ricerca nella search box selezionado “Find posts by everyone” vi renderete conto di quante informazioni interessanti potrebbero andare a completare un’analisi fatta da uno dei tool sopra menzionati. Purtroppo, però, Facebook non permette lo scraping dei post di questi utenti a motori di ricerca esterni. Speriamo che in futuro le cose possano cambiare…
Vincenzo Risi

5 marzo 2010
Questi sono quelli a pagamento. Dubito che le aziende italiane vogliano investire (almeno per ora) in programmi a pagamento, visto che le attività social si distinguono anche per essere a costo zero.
Tool gratuiti non ne esistono al momento?
Qualche tempo fa provai Spredfast, (sempre a pagamento dopo un trial) lo conosci?
Sono d’accordo con te, è difficile parlare di budget quando ci si scontra con certe mentalità…
Grazie ad una slide di Mirko Lalli ho scoperto alcuni tool gratuiti, come http://www.socialmention.com/, ed altri lowcost come PostRank Analytics. Spero possano essere d’aiuto, io li sto provando ma non posso dirne molto al momento.
Ciao Dario, grazie del commento!
Credo che quello sul social media marketing a costo zero sia un mito davvero da sfatare. Non soltanto per il monitoring, ma pure per la realizzazione di un piano strategico e il suo mantenimento, la gestione delle attività, la creatività, lo sviluppo di applicazioni di utilità ecc.. se si vogliono raggiungere dei risultati concreti è necessario investire!
Per quanto riguarda gli strumenti di monitoring presentati da Vincenzo, si tratta di tool pensati per aziende che se lo possano permettere, e infatti funzionano bene solo quando si trova una certa mole di conversazioni sul brand.. non è da escludere che un bel giorno arrivi Google ad azzerare i costi tecnici di questa attività, come ha fatto qualche anno fa con l’analitica onsite (Google Analytics)
Attualmente per le aziende più piccole la soluzione che usano in molti è sempre quella degli alert di ricerca, e dei feed provenienti da motori diversi (come Technorati, Social Mention, Blinkx ecc) inseriti in un reader.
Michele, abbiamo scritto praticamente lo stesso commento nello stesso momento!!
Great minds think alike!!
Ciao Dario,
ti ringrazio per il commento.
Io non credo che le attività social si distinguano anche per essere a costo zero, anzi. Se si vuole ottenere dei risultati concreti (in termini di lead generation, awareness, etc…), vanno investiti dei soldi, e spesso anche tanti. Poi possono esserci delle eccezioni, ovviamente. Si dovrebbe un po’ sfatare il mito che spesso circola tra i manager del “famolo social, tanto è gratis”…
Ad ogni modo, la tua domanda “esistono programmi gratuiti?” è legittima. La risposta è sì, ne esistono diversi.
Come tool a se stante, ad esempio, posso citare Social Mention o Twingly. Altra strada potrebbe essere il crearti dei feed per ricerche preimpostate nei diversi motori di ricerca (Google, Twitter, FriendFeed, etc…) aggregandole poi in Google Reader o similia. Un’altra strada ancora può essere il crearti una dashboard in Netvibes con i widget per la lettura dei feed sopracitati.
In questi casi riesci a lavorare nel momento in cui i dati raccolti non sono eccessivamente troppi. Per aziende medio-grandi che sono piuttosto discusse in rete, sono necessari tool che presentano in automatico dati sintetici. Come puoi immaginare, è molto importante essere veloci nell’analisi, in quanto spesso si lavora su più progetti contemporaneamente.
Qualche tempo fa avevo trovato un tool open source di monitoraggio (PHP+MySQL per intenderci), finanziato dalla Banca Mondiale, o qualcosa del genere. Sembrava interessante per il fai-da-te, peccato che era pieno di bug e di conseguenza inutilizzabile.
Mica vi ricordate come si chiamava?
Chele aziende non vogliano investire su tali tecnologie non la vedo una cosa del tutto vera. Lavorando con un software partner, ho seguito già diversi brand che hanno capito l’importanza di un monitoraggio realtime professionale. Non esistono nemmeno più le compagnie aree low cost (visto che i prezzi non sono più quelli di una volta) figuriamoci il marketing. Diventano low cost se calcoliamo la differenza tra una ricerca di mercato (quando poi questa può ritenersi valida) rispetto ad un monitoraggio continuo della rete, dove le conversazioni sono libere e non condizionate.
Il problema principale di alcuni strumenti è la lingua italiana, di conseguenza l’intervento umano nel sentiment è molto importante. Più una piattaforma è elastica in tal senso, più a mio paere è performante.
Andrea
Hello Vincenzo,
Excuse me for not writing in Italian (yet ;D) but I was wondering if you had heard of Synthesio.
Like Andrea said,
“Il problema principale di alcuni strumenti è la lingua italiana, di conseguenza l’intervento umano nel sentiment è molto importante.”
We monitor in Italian, and we rely on a mix of automated technology and human knowledge workers to maintain the human aspect of social media monitoring. New sources that are added to Synthesio’s index, for example, are checked manually to verify the source country.
Please let me know if you would like a demonstration, I would be happy to help !
Best,
Michelle @Synthesio
Complimenti Vincenzo per il post! Una bella analisi e panoramica. Hai volontariamente omesso i tool italiani? (blogmeter, extrapola, expertsystem, etc.)?
@enzo The Buzz Monitor (http://buzzm.worldbank.org/)
Grazie Andrea per i complimenti.
Lavorando in un network internazionale, per questioni di condivisione di informazioni ed esperienze, nelle diverse nazioni cerchiamo di usare gli stessi tools. Per questo quelli che conosco meglio non sono italiani, ma sono strumenti che permettono un filtraggio per molte lingue.
Ad ogni modo, ho avuto la possibilità di dare uno sguardo a due tools tra quelli che citi, ovvero BlogMeter e Extrapola. Mi son fatto un’idea generica, ma ti dico lo stesso cosa ne penso.
BlogMeter è molto interessante, ma mi è parso poco flessibile. Non è generalista nel senso che devi acquistare una dashboard che ti preparano loro su un mercato in particolare (automotive, finance, o che so io..) con fonti pre-selezionate da loro. In secondo luogo, da quello che ho capito, non puoi cambiare le parole chiave senza passare da loro, ovvero non hai un capo libero dove inserire direttamente query con operatori booleani. In sostanza loro tendono a venderti non tanto il tool, quanto l’attività di ricerca/consulenza.
Ho avuto l’occasione di guardare Extrapola un paio di volte. Non mi ha fatto una buona impressione. Forniscono in pratica una lista di post e link, tra l’altro con poche fonti.
Ciao!
ciao Vincenzo,
post molto interessante.
Confermo che, a nostro avviso, l’attivita consulenziale è fondamentale per poter garantire una copertura ottimale dei social media monitorati (che spesso comporta l’integrazione di fonti specifiche al campione di fonti monitorate fino a quel momento) e un buona accuratezza dei risultati ottenuti dalle query.
Per completezza, aggiungo che a partire da questo mese (marzo 2010) anche Blogmeter offre agli utenti più esperti la possibilità di crearsi le proprie query.
Infine, credo sia importante menzionare un aspetto fondamentale da considerare nella scelta di un tool di ascolto professionale: la presenza (oppure no) nel tool di una tecnologia di analisi semantica (e non la semplice capacità di eseguire query booleane) che per intenderci permetta di estrarre e visualizzare automaticamente sia i “concetti” più rilevanti per il dominio di analisi ma anche il gradimento degli utenti rispetto ad un determinato argomento (la cosidetta sentiment analysis). Queste tecnologie richiedono grandi investimenti e competenze molto specifiche e sopratutto vanno sviluppate appositamente per ogni specifica lingua, il che rende, in media, i tool internazionali un pò carenti su questo fronte quando di tratta di gestire i messaggi in lingua italiana.
saluti
Ciao Vincenzo,
sono lieto che nascano dei punti di discussione più avanzati ove affrontare questioni che sono spesso sottovalutate nei tanti post divulgativi.
Concordo con quanto affermato da Sacha identificando due grandi famiglie di servizi:
- servizi orientati alla fornitura della piattaforma software
- servizi orientati ad una analisi specialistica e consulenziale
Nel primo caso il risultato dipende molto dal talento del fruitore che spesso è vanificato dalle peculiarità linguistiche dell’italiano e dalla pochezza delle fonti pertinenti offerte da un paniere di domini nato per accontentare tutti (automotive, finance, videogame, cucina, benessere, turismo ecc ….). Questo tipo di soluzioni sta diventando via via poco adatto ai grandi brand.
Nel secondo caso gli specialisti effettuano una analisi profonda e condividono con il partner un report tagliato in base alle esigenze specifiche.
E’ un pò la differenza che corre tra una visita di un medico specialistico e uno generico, in alcuni casi è necessario il primo in altri va bene il secondo. Le società non sono tutte uguali e standardizzarle è spesso un errore.
L’analisi del web inoltre è una cosa sostanzialmente diversa dalla “rassegna web”, richiede competenze peculiari e parecchia ricerca e sviluppo data la natura cangiante del mezzo.
Come tutti i mercati nuovi anche questo non fa eccezione ed è caratterizzato da una fase di confusione da cui stiamo con fatica lentamente uscendo anche grazie a discussioni come questa.
disponibile ad approfondimenti,
saluti
Complimenti per il post: interessantissimo. Farò ulteriori ricerche su Blogmeter, a me sconosciuto fino ad oggi.
Dal punto di vista dei tool che permettono l’analisi in italiano, mi interessava sapere se, per quanto riguarda la ricerca all’interno di forum e gruppi di discussione, venivano utilizzati servizi esterni (ad esempio board reader).
Per una grande azienda che tenta di monitorare le discussioni su determinati prodotti (e non sul brand) è meglio un approccio a prodotti mondiali (ed analisi semantica in lingua) o a prodotti che analizzano direttamente il web italiano?
Qualcuno di voi ha sentito nominare Cobra di IBM?
@Sasha e Andrea: i vostri commenti sono molto interessanti, anche se, diciamolo, siete un po’ di parte!! ;-D Ad ogni modo, le agenzie di comunicazione (o i consulenti di strategie web) non sono società di ricerca e di analisi come le vostre. Il monitoring ha altri fini, ovvero avere a disposizione un’idea della brand image e dei principali influencers in modo da tirar fuori insights validi in fase di definizione di strategie. Insomma, che si perdi qualche post o qualche fonte per strada non è gravissimo, IMHO…
@Valerio. mi fa piacere che citi board reader, che è un servizio che in pochi conoscono (è molto più conosciuto board tracker) ma che è assolutamente valido. fonti francesi mi hanno detto che il team di sviluppo ha abbandonato il progetto da qualche tempo. se è vero sarebbe proprio un peccato. Anche in questo caso, cmq, le fonti per l’italiano non sono tantissime!!
board reader ha delle api che possono essere implementate esternamente. alcune agenzie che si costruiscono software in casa usano spesso queste api (così come quelle di google blog search, twitter, friendfeed, etc. etc.). Il risultato alla fine è sempre una rappresentazione a campione di quelli che esiste…
Insomma, i tools sono sempre più una commodity. Ce ne sono tanti e si devono conoscere (e nessuno è perfetto, almeno fino a quando Google non rilascerà il suo), ma è sempre l’analista che fa la differenza…
alla tua domanda sulla grande azienda l’unica risposta è: dipende. Prima di tutto si deve conoscere bene quali sono gli obiettivi (ascolto per definire azioni, ricerca in profondità per definizione di una brand reputation puntuale e completa), poi conviene sempre fare un po’ di scouting per capire quale tool risponde meglio ad essi (valutando anche che budget hai)…
Ciao a tutti!!
grazie per la veloce risposta…
radian6
sentimentmetrics
blogmeter
questi stavo valutando… ed il problema non è il budget, ma la coverage italiana sui forum/gruppi di discussione!
probabilmente, ma ti parlo del mio caso specifico, chi mi dimostra numericamente la copertura maggiore.. vince…
anche perchè il resto (blog, microblogs…) lo puoi ricercare comodamente con google… o no?
Valerio, se lavori per un’azienda specifica e non in un’agenzia che segue i clienti più disparati, e se ti serve una copertura completa dei forum italiani, blogmeter potrebbe essere una buona scelta.
ciao e complimenti per l’iniziativa in generale e per questo post, che nello specifico affronta un tema di grande attualità.
personalmente, quando mi sono confrontato con alcuni commerciali di Radian6 e di altre piattaforme simili, mi sono sempre scontrato con una sostanziale inconsistenza della loro offerta per clienti italiani e in settori che non fossero i soliti automotive, health care, ecc. intendiamoci, l’interfaccia è accattivante e alcune features molto utili, ma il grosso del lavoro di integrazione del DB e, soprattutto, di filtraggio, è demandato all’agenzia, che ovviamente dovrebbe dedicare una risorsa a tempo pieno in fase di set-up, nella speranza poi di individuare dei meccanismi di filtraggio utili a limitare il suo impegno.
ovviamente questa risorsa dovrebbe essere, vista la delicatezza del suo lavoro e le competenze necessarie, un profilo senior, con esperienza sulla piattaforma. ma quanto dovrebbe costare alle aziende?
e poi, in considerazione della rilevanza e della continuità di questo genere di lavoro, non sarebbe meglio per le aziende richiedere una consulenza esterna esclusivamente in fase di set-up e poi internalizzare questa funzione? ovviamente sto parlando di aziende che possono contare su un reparto mktg un minimo strutturato…
insomma, queste per il momento le mie riflessioni sull’argomento.
ancora complimenti.
ciao.
ciao vincenzo,
direi che il social media monitoring ha molte altre applicazioni oltre a quelle che hai elencato che invece riguardano prevalentemente chi si occupa prevalentemente di PR online (es: CRM, Ricerche di consumer behaviour, tracking di campagne di advertising online ecc.).
Aggiungerei inoltre che anche tu sei un pochino di parte quando parli di tool di monitoring ed in particolare di Linkinfluence
saluti
p.s. @ Valerio: non c’è dubbio che le soluzione italiane hanno una copertura di forum e più in generale di comunità online Italiane molto ma molto migliore di quelle internazionali (in alcuni casi stiamo parlando di 10 a 1).
@ vincenzo: Dimenticavo! Grazie comunque per averci segnalato a Valerio!
Prima di tutto, complimenti per il post, bella analisi
Un paio di mention e abbiamo commenti dalla creme della creme del sentiment/buzz monitoring italiano.. ma il calzolaio non girava con le scarpe rotte..?
Comunque per me è fondamentale avere bene chiari gli obiettivi del monitoring, consapevolezza che, a quanto ci risulta, è veramente molto molto difficile da trovare.
Ho avuto modo di lavorare con alcune delle piattaforme qui citate e le differenze tra loro sono abissali, il problema è che per un cliente spesso fanno tutte lo stesso mestiere mentre sono cose diametralmente diverse tra loro, per pricing, caratteristiche, output e target.
E non parlo di “meglio” o “peggio” ma proprio di obiettivi e metodologie di analisi diverse tra loro.
Da analisti che usano queste piattaforme come utilizzano piattaforme di Web Analytics, l’importante non è la piattaforma, ma chi la usa (tanto sono tutti di parte.. uno più o uno meno!
)
Parlo di chi fa capire al cliente quali sono i KPI, chi li mette in relazione con gli obiettivi “concreti” di campagna, ne da una rappresentazione comprensibile e relaziona i KPI con i costi di attività.
Per non parlare del fatto che essendo diverse tra loro, senza qualcuno che guida anche solo capire se vale la pena spendere 30k o è meglio spenderne 10 o magari usare gli sturmenti gratuiti.. è veramente più difficile di quello che sembra.
Comunque è un mercato sul quale c’è molta molta confusione, prima la confusione c’era solo tra Buzz e Sentiment vs Reputation, troppo spesso confusi tra loro… Ora, anche nell’offerta di Sentiment e Buzz ci sono decine di piattaforme e purtoppo anche attori improvvisati che offrono servizi con lo stesso naming ma impostazioni e prezzi totalmente diversi.
Dal mio punto di vista tecnologicamente parlando la prima suddivisione come già spiegato sopra è la presenza o meno di un analizzatore semantico vero, e la seconda è la quella di una dashboard (vera, non un motore di ricerca e 2 tag…) presentabile e utilizzabile dal cliente.
già con queste 2 suddivisioni si apre un abisso in termini di possibilità di analisi diverse, e ovviamente di costi!
vabbè, non mi dilungo: complimenti ancora, un saluto a tutti
Grazie per i complimenti, Tommaso.
Penso che le tue considerazioni siano assolutamente valide, e concordo su tutto.
Al di là dei tools, che variano molto e vanno scelti con oculatezza a seconda degli obiettivi, molto resta nelle mani dell’analista… mi riferisco allo studio del mercato e degli ambiti semantici per la scelta delle keywords, all’analisi dei dati e alla consulenza sul cosa farne di questi dati…
Un saluto.
V
ciao, gran bel post… volevo aggiungere 2 cose…
non credo sia necessario stabilire delle keyword per ottenere delle “faccette di significato”, può essere fatto anche in modo automatico e con risultati eccellenti…
mi avvicino adesso alla materia e sono molto curioso, ma mi sembra di capire che ci sono analisti che si buttano sui dati senza elaborare un progetto di ricerca, spesso con analisi molto semplici tipo “questi post sono positivi negativi o neutrali”. ad ogni modo la sentiment analysis, automatica o manuale che sia, non porta a risultati attendibili, è abbastanza risaputo.
…e poi una domanda per blogmeter. come si fa a fare brand monitoring se si presidia un numero limitato di siti e blog? non mi è chiarissimo…
ciao
f.
Mi correggo:
è necessario impostare delle keyword per fare la ricerca semantica tramite facets, mi son confuso con i cluster (che possono essere utili per delle classificazioni automatiche).
Mi demand cos a pensiate di Nielsen, Che conosco un poco avendo parlato con Brad Little del suo “coso” e che ho commentate come costs in assoluto. La Mia domanda e’ relativa all a scarsita’ delle abilita’ semantiche di tutti i tool di analisi, che richiedono pertan to lavoro si sintesi “a manina” e quindi che un grosso valor aggiunto il Brand lo ottiene da chi ha la possibilita’ di posizionare sulla mappa cluster di brand per arena competitiva e quindi analizzare nel tempo come le azioni di marketing complessive modifichino la posizione relative ai brand. Conosco solo pochi casi di brand Che hanno stoppato ogni azione media per analizzare glib effetti del solo social voi ne conoscete? Se si quail metriche hanno sviluppato?
Scusate I typos ma questo iPad e’ per 2 enni e ha difetti con il data entry
Ciao Vincenzo,
complimenti per il tuo post! molto interessante! anch’io sto effettuando ultimamente delle comparazioni tra le varie piattaforme di Social Media Monitoring e ti suggerisco di dare un’occhiata anche ad altri software ben posizionati nello scenario internazionale: truPULSE e truVOICE di Visible Technologies, Brandwatch o SM2 di Alterian…
Ciao!
Valentina
Ciao Valentina.
Ti ringrazio per l’apprezzamento.
Cercherò di buttare un occhio anche sui tool che mi suggerisci (anche se non mi sembra abbiamo possibilità di filtrare le lingue).
Complimenti per il tuo blog, che mi sembra davvero molto interessante.
Post interessantissimo e altrettanto interessanti commenti.
Vorrei chiedere a Vincenzo cosa ne pensa di altri tool decisamente più low budget come BuzzDing, BrandsEye e Trackhur…sono tra quelli che consideri “strumenti sòla”?
Un grazie…continuerò a leggerti!
Sara
Caro Vincenzo
chissa' se puoi darmi una mano a capire: ho ricevuto oggi due visite al mio blog – santasinistra.blogspot.com – da map.sysomos.com/. il mio e' un blog molto giovane e non capisco.
Cosi', tentando di informarmi, ho letto questo tuo bell'articolo pero' non ho capito come mai sono rientrato nei risultati di ricerca di questo tool che fino a ieri non mi aveva mai calcolato. Cioe', cosa significa ricevere visite da questa fonte? E' un buon segno oppure non e' nulla di importante?
Grazie se vorrai anche brevemente illuminarmi
max
Il costo per Sentiment Metrics? grazie